Amare come Lui (dMP)

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Amare come Lui ama è il modo che ci definisce cristiani, cioè suoi discepoli.

Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. È davvero una novità rivoluzionaria e rimane tale anche dopo due millenni di cristianesimo. Letto nel contesto del vangelo questo comando non dice di amare solo gli amici o i corre-ligionari, ma tutti, nemici compresi. Sappiamo che Gesù rivela il volto dell’Altissimo e che si propone come un modello per noi: Dio dunque si manifesta non come un giudice vendicatore, ma come un Padre che ama e perdona. Come siamo lontani dall’Antico Testamento, dove c’è guerra e vendetta, castigo e violenza. Ciò non significa che prima Dio si era sbagliato, ma che c’è una gradualità nella rivelazione e nella crescita dell’uomo. Non dimentichiamo che nell’A.T. siamo ai confini della preistoria e agli albori della civiltà. Ora il Padre ci chiede un salto di qualità per conquistare, non più una terra, ma il Regno. Non si tratta di vincere un nemico straniero, ma il serpente antico, che ci vuole divisi nel peccato, mentre il Signore ci chiede di essere uniti nell’amore. È una svolta che l’uomo da solo non poteva nemmeno immaginare. Per questo si può parlare certamente di Rivelazione. Oggi c’è chi uccide in nome di Dio, chi vuole buttare in mare gli immigrati, alzare muri. Siamo ad anni luce di distanza dal vangelo, ma questo non ci autorizza a disprezzare o a condannare, perché noi non abbiamo nessun merito, è Cristo che è venuto da noi e non viceversa! Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Sono parole sue. È però un comandamento difficile da attuare. Infatti amare chi è simpatico, bello e la pensa come noi è uno scherzo, ma amare l’avversario, chi ci fa del male, chi ha idee opposte alle nostre è un’impresa apparentemente inattuabile. Come fare? Pensiamo all’annunciazione, Maria chiede all’angelo: come è possibile? Risposta: nulla è impossibile a Dio! Ecco la chiave. Non siamo noi a dover essere santi, ma lasciare che lui ci faccia santi. Non siamo noi a dover amare con le nostre poche forze, ma lasciare che sia lui ad amare servendosi di noi. Questo significa mettere le fondamenta sulla roccia. Finché pensiamo di salvarci da soli sforzandoci di fare i bravi, facciamo solo disastri, ma quando finalmente ci arrendiamo e chiediamo il suo aiuto, tutto cambia. Allora possiamo amare. La via è l’amore per il Signore, coltivato nella preghiera personale e nei sacramenti, che ci porta a incontrarlo nei fratelli, qualunque sia il loro colore, nazionalità, idea o reli-gione. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli. Vuol dire che solo se amiamo così, possiamo essere suoi discepoli. Chiediamogli la forza di farlo.

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