Amministrazione (dMP)

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Con la “disonesta” ricchezza si può fare anche del bene: tutti punti paradiso!

Il Maestro è sempre terribilmente provocatorio. Non ci lascia tranquilli, ma continuamente ci sollecita a guardarci dentro, a vedere le cose nella prospettiva eterna del Regno, piuttosto che nei limiti della quotidianità. Spinge fino all’estremo e lo fa con un’acutezza meravigliosa. Qui ci prende quasi in giro, usando come modello un piccolo imbroglione, un furbastro, che ricorda un po’ le nostre maschere popolari. Una specie di Arlecchino che svicola tra le maglie della legalità per ottenere il suo tornaconto. Falsifica le ricevute dei debiti per trasformarli in crediti a suo vantaggio. È un evidente furfanteria che attira la nostra attenzione e che ci spinge a giudicare l’amministratore, ma proprio qui Gesù ci spiazza, perché indica un simile comportamento come lodevole. Il padrone vede nell’intraprendenza del suo servo una manifestazione di intelligenza, un modo originale di affrontare e risolvere il problema e giudica questo aspetto come un’attenuante. In realtà non ci è detto il destino del gaglioffo, ma solo che ha destato l’ammirazione del padrone. Noi siamo quell’uomo. Siamo infatti amministratori di ricchezze che usiamo come se fossero nostre, ma che in realtà dovremo abbandonare alla fine e che, se le abbiamo accumulate, è grazie a delle possibilità, come l’intelligenza o la fortuna familiare, che non ci siamo meritati, ma che ci siamo trovati a possedere. Di solito chi è ricco fa dei regali alle persone che possono accrescere la loro ricchezza. Chi vende omaggia i suoi clienti migliori e chi occupa posti di potere è abituato a ricevere doni da chi vuole la sua benevolenza. Il Maestro ci dice di fare lo stesso, cioè di usare della ricchezza terrena, per farci degli amici nelle dimore eterne. Dare ai poveri, aiutare le missioni, fare atti di carità, sostenere la chiesa, sono investimenti per il futuro. Il Regno è in continuità con la nostra vita presente, e il modo con cui noi amministriamo i beni terreni e sappiamo amare il prossimo adesso, diventa credito eterno. Noi ora abbiamo solo il poco, in confronto al molto cui siamo destinati, ma è nella gestione di quel poco che dimostriamo di poter meritare di più. Se la ricchezza, cioè mammona, il diavolo, diventa un idolo e prende il posto di Dio, siamo come accecati. Il vero bene è l’amore, per cui se sappiamo usare delle risorse terrene per andare incontro ai fratelli produciamo ricchezza per il Regno, ma se le usiamo solo per egoismo il giudizio sulla nostra amministrazione sarà molto severo.

LA SETTIMANA 2019
Num. 957 del 13 ott 2019
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