Apocalisse

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Documento (GIOVANNI EVANGELISTA: L’APOCALISSE)

Schema del libro:

Le sette lettere 1,1-3,22
Il corso della storia 4,1-19,21
Il giudizio finale 20,1-15
Nuovo cielo e nuova terra 21,1-22,20

La quarta parte del Nuovo Testamento è costituita da un solo libro, l’Apocalisse. E’ l’unico libro profetico del Nuovo Testamento, che prospetta il corso della storia futura della terra e oltre la vita terrena. Nel libro troviamo un quadro di ciò che sarà il paradiso e la nostra unione con il Signore.

La parola “apocalisse” è la trascrizione di una parola greca che significa “rivelazione”. Pertanto quando si parla di apocalisse ci si riferisce a una rivelazione da parte di Dio agli uomini di cose nascoste e conosciute solo da lui. Specialmente di cose che riguardano l’avvenire.

C’è una originalità: mentre gli antichi profeti ascoltavano le rivelazioni divine e le trasmettevano oralmente, l’autore di un’apocalisse invece riceve le rivelazioni in forma di visioni, che riferisce in un libro.

Queste visioni hanno valore soprattutto per il simbolismo di cui sono cariche. Tutto infatti o quasi, ha valore simbolico, le cifre, le cose, le parti del corpo, gli stessi personaggi che entrano in scena. Praticamente quando descrive una visione, il veggente traduce in simboli le idee che Dio gli suggerisce. Precedenti significativi di questo particolare genere letterario li troviamo nelle visioni di profeti come Ezechiele o Zaccaria, e nel libro di Daniele.

Quando Giovanni scrive, la Chiesa, il nuovo popolo eletto,è appena stata decimata da una persecuzione sanguinosa (13; 6,10-11; 16,6; 17,6), scatenata da Roma e dall’impero romano (la bestia) ma per istigazione di satana (12; 13,2-4), l’avversario per eccellenza del Cristo e del suo popolo.

Una visione inaugurale descrive la maestà di Dio che domina in cielo, padrone assoluto dei destini umani (4) e che consegna all’Agnello il libro. La visione continua con l’annunzio di una invasione di popoli barbari (i Parti) con il tradizionale seguito di mali: guerra, carestia, peste (6). Ma i fedeli di Dio saranno preservati (7,1-8; cf. 14,1-5). Poiché Dio vuole tuttavia la salvezza dei peccatori, non li distrugge subito, ma invia loro una serie di prove per avvertirli, come aveva fatto contro il faraone e gli egiziani (8,9; cf. 16). Fatica inutile. A causa del loro indurimento Dio distruggerà i persecutori empi (17) che cercavano di corrompere la terra conducendola ad adorare satana (allusione al culto degli imperatori della Roma pagana).

Seguono un lamento su Babilonia (Roma) distrutta (18) e canti di trionfo in cielo (19,1-10). Una nuova visione riprende il tema della distruzione della bestia (la Roma persecutrice). Si apre allora per la Chiesa un nuovo periodo di prosperità (20,1-6) che terminerà con un nuovo assalto di satana contro di essa (20,7ss), l’annientamento del nemico, la risurrezione dei morti e il loro giudizio (20,11-15), infine l’instaurazione definitiva del regno celeste nella gioia perfetta, poiché la morte stessa è stata annientata (21,1-8).

Questa è l’interpretazione dell’Apocalisse, ma la portata del libro non si ferma qui. Esso mette in gioco valori eterni fondamentali sui quali può basarsi la fede dei credenti di tutti i tempi. Anche se devono momentaneamente soffrire per il nome di Cristo, saranno alla fine vincitori di satana e di tutte le sue macchinazioni.

Il libro strutturalmente contiene sette lettere scritte dall’apostolo Giovanni ad altrettante chiese dell’Asia Minore, e una complessa serie di visioni che si riferiscono alla storia del mondo con l’eterna lotta tra bene e male.

E’ il libro più difficile da capire di tutta la Bibbia.

Alle sette lettere iniziali fanno seguito le visioni. Giovanni ha dapprima una complessa visione di Dio assiso sul trono, attorniato da vegliardi, angeli, altre creature, l’Agnello, il tutto accompagnato da lampi, voci e tuoni. E’ un’esperienza impressionante che prepara Giovanni a una serie di altre tre complesse visioni: apertura di sette sigilli, suono di sette trombe, versamento sulla terra di sette coppe dell’ira di Dio.

I sigilli rappresentano guerre, uccisioni, carestie, morte, martirio e la fine del mondo. Le trombe rappresentano varie piaghe, giudizi, sofferenze, guerra, morte e, ancora la fine del mondo. Le coppe rappresentano malattie, piaghe, castighi, spiriti demoniaci, distruzione e catastrofe generale. Intercalati tra queste tre complesse e sovrapposte visioni vi sono brani che trattano del governo del mondo, di lotte spirituali, del cielo, del culto, di angeli e false religioni. Il libro termina con una gloriosa raffigurazione del cielo, dove tutte le lacrime saranno asciugate e Dio sarà tutto in tutte le cose.
Giovanni ha messo per iscritto queste visioni certamente per ispirazione di Dio. I credenti avevano bisogno di incoraggiamento in un periodo di grandi persecuzioni. Mostrare Dio che regna in cielo attorniato da angeli e santi poteva servire a rafforzarli e infondere in loro il coraggio di resistere per poter seguire la stessa sorte.

Serviva inoltre preparare la Chiesa per ciò che sarebbe accaduto nel corso della sua storia, specialmente prima della fine del mondo.

L’Apocalisse ha anche lo scopo di dimostrare il trionfo del bene sul male e la certezza della sconfitta finale di satana. Non dobbiamo mai dimenticare che il male prospera perchè noi gli consentiamo di dominarci.

Dobbiamo combatterlo su tutti i fronti con la forza che ci viene da Dio.
Infine il libro vuole dimostrare come la vittoria viene conseguita grazie alla potenza dell’Agnello di Dio immolato, rappresentato come un leone trionfante che divora i suoi avversari.

Il protagonista del libro è la figura dell’Agnello, che è morto eppur vivente. L’agnello immolato riceve onore, gloria e benedizione perchè il suo sangue lava i cristiani dai loro peccati. Egli prepara un banchetto per coloro che hanno creduto in Lui e hanno sofferto per il suo Nome. Egli siede sul suo trono in cielo partecipando alla gloria di Dio per sempre.

Il libro termina con una nota di conforto e di incoraggiamento. Alla notte segue l’aurora; dopo la sofferenza viene la pace; dopo la fatica viene il riposo; dopo le lacrime viene la gioia eterna. E’ stupendo rendersi conto che la vita ha un significato e che è degna di essere vissuta. Questa constatazione ci dà il coraggio di andare avanti nonostante tutto.

E’ verso questa visione di felicità e di gloria che l’Apocalisse dirige la mente dei fedeli; il veggente ci ammonisce che tutto si compie alla luce dell’eternità. Il messaggio del libro profetico è quindi un messaggio di ottimismo, in quanto la presenza della Chiesa nel mondo con tutte le sue forze salvifiche lasciatele dal suo divin Maestro è garanzia di vittoria contro le forze del male in tutte le sue forme; ma è anche un messaggio di speranza perchè tendiamo verso un termine di gloria in cui i beni soprannaturali, che quaggiù ci sono comunicati inizialmente e parzialmente, diventeranno nostro perfetto possesso.

La manifestazione della gloria del regno di Dio metterà fine al doloroso dualismo che affliggela Chiesa peregrinante sulla terra. E’ questo trionfo che, nella prolungata attesa, invoca la sposa, professando allo stesso tempo la sua indefettibile fedeltà: “Vieni, Signore Gesù!” (22,20).