Autenticità (dMP)

Print Friendly, PDF & Email

Quello che conta davvero non è ciò che appare, ma l’intenzione del cuore. Il cuore più che la forma.

La cosa più difficile nella vita affettiva è imparare a donare. Il nostro istinto è quello di cercare di soddisfare prima di tutto le nostre esigenze, ma perché un rapporto sia equilibrato, non si può solo chiedere, bisogna anche dare. Più cresce la misura del dono, più l’amore si purifica. Chi ama in modo totale non si preoccupa più di se stesso, come fa una mamma con il suo bambino. Dio ci ama così, senza misura, senza calcolo. Ma ogni amore interpella, smuove la coscienza. Un figlio crescendo si accorge di quanto gli è stato donato gratuitamente e cerca di ricambiare. Spesso è la vita a spingere in questa direzione quando sono i figli che devono prendersi cura dei loro anziani genitori. Il nostro rapporto con Dio deve avere questa dinamica. Non possiamo sempre solo chiedere come fanno i bambini, ma occorre lasciarci interpellare dal Suo amore e domandarci come possiamo ricambiare. Questa consapevolezza trasforma il modo di essere religiosi. La religione può essere solo esteriore: norme, obblighi, riti; la preghiera può limitarsi ad una infinita serie di richieste, ma quando scopriamo la paternità di Dio, il suo amore personale, allora tutto quello che è esteriore diventa un mezzo per arrivare all’interiorità. La messa è molto più di un rito, è un incontro con Gesù che si rende presente nella Parola e nel Pane. La preghiera è molto più di una richiesta, diviene ascolto, intimità con Lui. Gesù è seduto davanti al tesoro del tempio e guarda la gente che vi getta dentro i soldi. Tutti fanno lo stesso gesto, ma il Maestro giudica l’intenzione che lo su-scita. Lui apprezza la vedova non per la consistenza dell’offerta, ma per la sua autenticità. Dio non ha bisogno di soldi, l’universo è suo, ha bisogno di figli che lo accettino come un padre: questo è molto più che una fredda e formale osser-vanza dei precetti. Lui oggi ci guarda e ci chiede: cosa fai qui in casa mia, sei venuto a trovare tuo padre per amore o a timbrare il cartellino del precetto domenicale? Uscito di qui cosa farai, mi porterai nel cuore dentro la tua vita o tornerai a fare le tue cose come se io non esistessi? Quando ero ragazzo mi resi conto che io facevo la stessa vita di tutti gli altri, sognavo i soldi e il successo come tutti gli altri, l’unica differenza era che andavo in chiesa un’ora scarsa alla domenica. Basta questo per dirsi cristiani? Gesù fa come la vedova, non misura il suo impegno per noi, ma si dà tutto, fino alla morte. Davanti a un amore tanto generoso come possiamo rispondere? Anche noi dobbiamo gettare nel tesoro del tempio la nostra vita, non semplicemente qualche briciola.

LA SETTIMANA 2018
Num. 927 del 9 dic 2018
Pubblicati
IL PONTE
Num. 3 - Set 2018
Pubblicati
Cappella Natività
Maria Santissima

Santa Monica
PROSSIME LITURGIE


Casa Amica
Notiziario 3/2018
Pubblicati