Beati (dMP)

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La beatitudine è cercare ciò che resta.

La povertà, la fame, il dolore e la persecuzione, come possono essere fonte di beatitudine? Allo stesso tempo la ricchezza, l’allegria, la sazietà e la buona fama, non sembrano essere cose negative. Eppure il Vangelo le descrive così. Dov’è l’errore? Per capire potremmo porci una domanda: dove cerchiamo la felicità? Il fatto che sia qualcosa che va cercato ci dice già che in partenza non siamo felici. La prima cosa che fanno i bambini appena nati è piangere. D’accordo che non conoscono nessun’altra forma di comunicazione, ma indiscutibilmente, passare dal caldo e confortevole rifugio della pancia della mamma, al freddo e confusionario mondo esterno è un bello shock! Quello che ci rende da subito scontenti è la mancanza di qualcosa: del cibo, del riparo, della sicurezza, e da lì inizia la nostra faticosa ricerca della soddisfazione degli infiniti bisogni e desideri che continuamente ci si presentano. Poi sorge l’altro grande interrogativo: è meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Il dilemma della cicala e la formica. Per essere soddisfatti ci vuole strategia, si deve fare un ragionevole quantitativo di sacrifici che ci portino in una situazione di tranquillità, dove si possa godere dei frutti del lavoro precedente. È un po’ come mettere in moto la grande ruota di un volano, all’inizio si fa molta fatica, ma quando ha preso velocità la si mantiene in rotazione senza grossi sforzi. Questo ci dice il Maestro: punta a qualcosa di grande, che non sia solo la soddisfazione momentanea, allora sarai beato. Quando un atleta corre la sua maratona, fa una gran fatica, ma al traguardo è soddisfatto perché ha superato la prova. Se durante la gara si fosse fermato avrebbe risolto il problema della fatica, ma non sarebbe arrivato da nessuna parte. Questo è il punto, il nostro traguardo è l’Infinito, l’eternità e la vita la corsa. Chi è beato, chi arriva in fondo o chi si ferma a metà e non arriva più? Meglio aver fame di Dio e riconoscersi poveri perché bisognosi della sua grazia, che arrivare sazi e pieni di soldi al cimitero. Quando si va all’estero si devono cambiare i soldi, perché la nostra moneta non serve. Il Maestro ci invita ad arricchirci della sua grazia, che in paradiso ha molto valore, e non puntare tutto sull’euro che nella cassa da morto non vale niente.

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