I NOSTRI DON

“Amate i vostri nemici”: Omelia 23 Febbraio 2020 (dDV)

Alleluia.

VANGELO (Mt 5,38-48)
Amate i vostri nemici.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Così fu detto agli antichi; ma io vi dico”: Omelia 16 Febbraio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 5,17-37)
Così fu detto agli antichi; ma io vi dico.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Voi siete la luce del mondo”: Omelia 9 Febbraio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 5,13-16)
Voi siete la luce del mondo.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“I miei occhi hanno visto la tua salvezza”: Omelia 2 Febbraio 2020 (dDA)

VANGELO (Lc 2,22-40)
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

 

+ Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Presentazione (dMP)

La luce della Sua presenza è un faro di speranza.

Nella notte della fuga dall’Egitto si era abbattuta sul popolo del Nilo la decima piaga: la morte dei primogeniti. I bambini degli Ebrei erano stati risparmiati grazie al sangue dell’agnello che segnava gli stipiti delle porte delle loro case. Da allora i primogeniti del bestiame e della prole erano considerati sacri al Signore per cui andavano riscattati con un sacrificio. Nel caso di un bambino la legge prescriveva il sacrificio di due tortore o due giovani colombe. Maria e Giuseppe, ebrei osservanti, vanno a Gerusalemme per compiere il rito come molti altri genitori, il Tempio era infatti l’unico luogo di culto, per cui molti altri genitori e bambini saranno stati con loro, ma Simeone e Anna, i due anziani profeti, tra tutti quei neonati, riconoscono Gesù. È lo Spirito che apre loro gli occhi. Simeone, prima del sonno della morte, vede la luce del Cristo, e la sua esultanza è diventata l’inno che da secoli si dice nella compieta, la preghiera che si recita prima di dormire. È molto bella questa immagine: nel buio incombente, la luce di Cristo è un faro di speranza. Ecco il segno delle candele. Nel purgatorio Dante fa recitare alle anime compieta: Te lucis ante terminum…; è un’immagine che mi ha sempre commosso. Quelle anime che aspirano alla visione di Dio siamo noi, che desideriamo con tutto il cuore di vedere la Luce della Sua Salvezza nel buio della faticosa vita che stiamo vivendo. Siamo invitati a riconoscere la presenza della Sua luce nella nostra vita, a capire che Gesù illumina i momenti belli e rischiara le tenebre dei momenti brutti che ognuno di noi attraversa. Dobbiamo chiedere il dono dello Spirito per riconoscere la Sua presenza nella nostra vita, presenza che spinge ad una scelta, mette in luce quello che è nei cuori, per questo è segno di contraddizione. Tutto questo non è indolore, e implica un travaglio per l’umanità e una sofferenza anche per la Vergine, che sarà testimone della passione di suo Figlio. Il prezzo più alto però, lo paga certamente il Padre che, pur avendo risparmiato i figli primogeniti degli ebrei, non risparmia il suo, che muore innocente sulla croce. Maria e Giuseppe sono sempre più coscienti che a loro è affidato un compito grande e difficile, ma lo vivono con compostezza e fiducia. Anche se queste cose superano la loro comprensione lasciano che il disegno provvidenziale si sveli vegliando sul piccolo Gesù che insieme a loro cresce e si fortifica in sapienza e grazia. Ci insegnano ad avere sempre fiducia e mai fretta, lasciando al Signore i suoi tempi.

“Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa”: Omelia 26 Gennaio 2020 (dDA)

VANGELO (Mt 4,12-23 (forma breve: 4,12-17))
Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Prontezza (dMP)

I primi 4 Apostoli rispondono con meravigliosa prontezza alla chiamata di Gesù.

L’attività di Gesù ha inizio al nord, in Galilea, sulle rive del lago di Cafarnao, non molto lontano da Nazaret dove il Maestro viveva con la sua famiglia. Gli evangelisti ten-gono sempre a precisare che gli avvenimenti narrati non sono casuali, ma confermano fedelmente le profezie messianiche dell’Antico Testamento. Gesù è dunque il Messia che annuncia il Regno. Molti suoi contemporanei pensavano che si trattasse di un regno terreno, cioè la restaurazione della monarchia e la liberazione dal giogo dell’impero romano, mentre la prospettiva è ben più am-pia perché non riguarda qualcosa di temporale, ma di eterno. Il nostro fine è abitare nella casa del Signore per lunghissimi anni, come dice il salmo 22, e la conversio-ne significa desiderarlo. Gesù vuole attirare a sé tutti gli uomini e per questo inizia a mettere le fondamenta della Chiesa, che dovrà continuare la sua opera, chiamando i suoi primi collaboratori. Non si rivolge a persone istruite o a dei religiosi, ma a semplici pescatori. Offre loro di continuare a gettare le reti, ma in un mare molto più grande e per una preda ben più importante: anime da salvare, ed essi, con un meraviglioso slancio, subito ac-cettano. Questo stesso invito è rivolto anche a noi. Tutti apparteniamo alla chiesa e siamo tutti chiamati a com-piere la sua missione di annunciare il vangelo, la buona notizia della salvezza. Ciascuno ha il suo carisma, il suo dono, che deve mettere a frutto perché tutti possano es-sere raggiunti. È la vocazione missionaria della chiesa, che non riguarda solo il vescovo e i suoi preti, ma tutti. Non è necessario fare cose straordinarie, solo accogliere Gesù nella nostra vita. Quando il Maestro incontrò la samaritana le disse: chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diven-terà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eter-na. È Gesù stesso che, come acqua zampillante, si rende visibile nella vita di chi lo ama. Tutto quello che dob-biamo fare è accoglierlo e amarlo in ciò che facciamo ogni giorno. Occorre imparare a pregare perché il Signo-re ci mostri che cosa vuole da noi e poi, con lo stesso fantastico slancio degli apostoli, farlo subito.

“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”: Omelia 19 Gennaio 2020 (dDA)

VANGELO (Gv 1,29-34)
Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Testimonianza (dMP)

Anche noi come Giovanni Battista dobbiamo diventare testimoni.

Giovanni chiama Gesù l’agnello di Dio. Questo appellativo deri-va dai profeti che parlano del Messia come di un agnello condot-to al macello. In particolare Isaia (53) descrive Gesù come colui che prende su di sé il peccato. È un riferimento anche al sacrifi-cio espiatorio che consisteva nel cacciare un agnello dall’accampamento dopo averlo caricato dei peccati di tutti. È il famoso capro espiatorio che ancora nominiamo. C’è anche un rimando all’agnello mangiato dagli ebrei la notte della fuga dall’Egitto, il cui sangue segnava gli stipiti delle porte dove l’angelo della morte non doveva entrare per uccidere i primoge-niti. Ha una grande importanza l’ultima frase detta dal Battista: io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio. Noi conosciamo Gesù grazie alla testimonianza di Giovanni Bat-tista, degli apostoli e dei discepoli che lo incontrarono sulla ter-ra. L’Apostolo Giovanni nella sua prima lettera dice di annun-ciare il Verbo che lui ha udito, visto e toccato. Un riferimento ai sensi che dà l’idea di una familiarità profonda e di una realtà. I racconti di questi testimoni furono il veicolo della conoscenza di Gesù delle prime generazioni di cristiani e lo sono anche per noi, ma l’incontro che oggi facciamo col Maestro si avvale anche della testimonianza dei nostri contemporanei. Infatti il Cristo non è solo un personaggio storico, nato ai tempi di Augusto e morto ai tempi di Ponzio Pilato, ma è il Risorto, è vivo e si lascia incontrare anche da noi. Ogni volta che celebriamo messa fac-ciamo memoria, riviviamo i fatti della passione morte e resurre-zione di Gesù, che poi si rende visibile e tangibile nel pane e nel vino, corpo e sangue suoi. Ecco allora che noi ne facciamo espe-rienza, il nostro diventa un incontro personale, che si rinnova nella comunione, nei sacramenti e nella preghiera. Io sono di-ventato sacerdote perché ho incontrato Gesù, lui è entrato nella mia vita e mi ha chiesto di consacrarmi. Non con la voce, ma at-traverso persone, avvenimenti e stando vicino a me nella mia preghiera. Per cui ve lo testimonio, lo conosco, è il mio Salvato-re. Quindi come io sono stato guidato dalla testimonianza dei miei maestri, ora cerco di suscitare il desiderio di incontrarlo nelle persone che mi sono affidate. Anche voi dovete essere te-stimoni, coi figli, i familiari, gli amici, chi incrociate sul vostro cammino. Questo è essere chiesa.

“Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.”: Omelia 12 Gennaio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 3,13-17)
Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Battesimo di Gesù (dMP)

Il Battesimo di Gesù ci immette nella vita Trinitaria.

Il battesimo di Gesù è la sua seconda epifania o manifesta-zione. Il rito di Giovanni non è ancora quello cristiano. Si trattava di una liturgia di purificazione, nella quale il peni-tente veniva “lavato” dai suoi peccati, mentre nel sacramento cristiano, oltre alla cancellazione delle colpe, si viene battez-zati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Si è così inseriti nella vita trinitaria partecipando dell’amore che lega le tre Persone divine. In questo episodio, non solo è ma-nifestata la missione di Gesù, ma la stessa Trinità. Tutte le domeniche dicendo il credo noi facciamo la nostra professio-ne di fede trinitaria, diciamo di credere in un solo Dio che si manifesta in tre persone. Ciascuna di esse è Dio, non solo una sua parte, e ciascuna è legata alle altre da un legame di amore tale da farne una sola natura. Non è un concetto che si possa comprendere del tutto, in quanto sembra contrad-dittorio alla nostra esperienza che qualcosa possa essere tre e uno contemporaneamente, ma, il fatto che l’Altissimo sia nello stesso tempo singolare e plurale, ci aiuta a capire che Dio non è una realtà numerabile, ma è Infinito. Tornando al vangelo, il Padre è manifestato dalla sua voce, la quale pre-senta al mondo il Figlio con il segno dello Spirito Santo. La colomba che rivela lo Spirito, ricorda quella che annunciò a Noè la fine del diluvio portando nel becco un ramoscello d’ulivo. Era il segno di un nuovo mondo da popolare, mentre la colomba dello Spirito Santo porta Gesù stesso, che è an-nuncio del Regno messianico: un nuovo inizio per l’umanità. Lo Spirito Santo ha parlato per mezzo dei profeti: è dunque Dio stesso che si fa ispirazione e guida. Infatti è Lui che, per mezzo degli uomini, o per meglio dire, nonostante gli uomini, governa la Chiesa e ispira i credenti affinché cerchino e ma-nifestino la volontà del Padre. Infine è lo Spirito che esprime l’amore che lega le tre Persone divine, e la sua presenza su Gesù dice che il Figlio non è solo un profeta, ma Dio stesso, in quanto unito al Padre. Anche noi nel battesimo e nella cresima abbiamo ricevuto lo Spirito Santo e possiamo così entrare nella vita della Trinità partecipando dell’amore divi-no. In questa vita la nostra è una partecipazione evidente-mente imperfetta, ma sarà totale quando arriveremo in pa-radiso. È importante che capiamo la grandezza di questo do-no e non ci stanchiamo di ringraziare e di chiedere che agi-sca sempre più profondamente nella nostra vita trasforman-doci in amici di Dio e profeti, come dice il libro della Sapienza (Sap. 7, 27).

“Siamo venuti dall’oriente per adorare il re”: Omelia 6 Gennaio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 2,1-12)
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”: Omelia 5 Gennaio 2020 (dG)

VANGELO (Gv 1,1-18)
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Il Verbo (dMP)

Accogliamo chi non è stato accolto!

Quello che abbiamo letto è noto come il Prologo, il brano che apre il quarto vangelo, in cui Giovanni mette subito l’accento sulla divinità di Gesù. Rispetto ai Sinottici (i primi tre vangeli) questo ha un taglio diverso, più teologico perché sottolinea la divinità del Maestro. Il Verbo è la parola creatrice, la Verità che si avvera dando vita all’universo. Giovanni Battista annuncia che la luce infinita viene nel mondo, quella luce che illumina e dà vita ad ogni uomo, eppure, constata l’evangelista quasi incredulo, non è stata riconosciuta né accolta. È la tragedia dell’umanità di ogni epoca e soprattutto della nostra, sia perché questi sono gli unici tempi che ci è dato vivere, sia perché il mondo progredito che ci illudiamo di abitare non sa riconoscere che non si è fatto da solo. L’Incarnazione è la mano tesa di Dio all’uomo. Chi è capace di accogliere il Bambino ha il potere di diventare figlio di Dio, cioè di recuperare la condizione perduta col peccato originale. È una generazione nuova che non ha nulla a che fare con la carne e il sangue, cioè con la genetica umana, ma nasce direttamente dall’Infinito amore. San Paolo prega perché ci sia data la sapienza per comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi. Siamo figli e dunque eredi di quella eternità da cui tutto proviene. Bisogna fermarsi a riflettere su questa enorme fortuna, che è gratuita, cioè gratis data. Non ce la siamo meritata, ma ci è donata da Colui che non gode per la morte del peccatore, ma vuole la sua vita. Il Verbo infinito si fa carne, cioè finito e mortale, per generarci di nuovo. Questa è grazia che si somma alla grazia, è qualcosa che una persona sensata non avrebbe nemmeno il coraggio di desiderare. Come possiamo rispondere a tanto amore? Si capisce allora la travolgente emozione dei mistici che non vogliono altro che tuffarsi nell’abbraccio paterno e smisurato di Dio! Dall’Antico Testamento conosciamo il Dio della Legge che può apparire lontano, irraggiungibile. Gli ebrei non riescono a sopportare il suono terribile della sua voce e chiedono a Mosè di essere loro intermediario. Ma il Signore non vuole arrivare a noi per interposta persona e si fa piccolo perché lo si possa guardare e accogliere senza paura. Diventa uno di noi per darci modo di essere come Lui. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Chiediamo col cuore di avere il dono della Sapienza per riconoscerlo e accoglierlo. Cerchiamo di essere degni di un regalo così grande.

“I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.”: Omelia 1 Gennaio 2020 (PG)

VANGELO (Lc 2,16-21)
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto”: Omelia 29 Dicembre 2019 (PG)

VANGELO (Mt 2,13-15.19-23)
Prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno»

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Sagrada Famiglia (dMP)

Giuseppe e Maria hanno avuto un contatto diretto con il
Paradiso quando gli angeli si sono manifestati loro annunciando
la nascita di Gesù, il Messia. Possiamo immaginare
lo stupore e la trepidazione per essere stati scelti, proprio
loro in tutta la storia dell’umanità e di Israele, ad essere la
famiglia del Cristo. Chissà come hanno immaginato il loro
futuro. Ebbene non credo proprio che abbiano immaginato
che il loro figlio, l’Atteso dalle genti, dovesse venire al mondo
in una stalla, ma ancor meno che appena nato già fosse
oggetto di persecuzione tanto da dover fuggire in esilio. Noi
che conosciamo tutta la storia possiamo fare dei bei ragionamenti,
dire che Gesù ripercorre il cammino di Israele che
da Canaan andò in Egitto per poi tornare con Mosè. Possiamo
mettere in parallelo la storia di Giosuè, colui che fa
entrare il popolo nella terra promessa e il cui nome è lo
stesso di Gesù, con quella del Messia che ci fa entrare nel
Regno promesso; ma Giuseppe e Maria che sono scappati
davvero, che hanno rischiato la pelle, cosa avranno pensato?
Si saranno detti: cominciamo bene! Eppure non si sono
persi d’animo né disperati, ma hanno fatto un passo dopo
l’altro fidandosi dell’angelo che li ha sempre accompagnati.
Non sappiamo quanto tempo siano rimasti in Egitto, né cosa
abbiano fatto per vivere, ma certo erano esiliati e soli.
Anche loro hanno dovuto fare l’esperienza della fede. È facile
credere quando tutto va bene, c’è la salute, gli affari
prosperano, ma quando le cose si mettono male, subito
pensiamo che Dio si sia dimenticato di noi. Guardiamo allora
alla Sacra Famiglia, al modello straordinario di fede
che sono per noi. Hanno avuto fiducia nella Provvidenza,
non hanno giudicato l’operato di Dio e hanno tenuto duro.
Il modo in cui Dio porta a compimento i suoi progetti non
ci è noto. Quello che vediamo è che i risultati non mancano,
ma le sue vie non sono le nostre. La fantasia dello Spirito
Santo è infinita e fa in modo che tutto si realizzi senza
però sconvolgere la storia umana. Chi non crede non si accorge
di niente, pensa di dirigere gli eventi, mentre invece
gli angeli, espressione della Provvidenza, tessono la trama
del futuro e della salvezza. Impariamo anche noi ad accettare
il nostro piccolo esilio, le nostre piccole fatiche, perché
l’amore di Dio non ci abbandona mai.
Mt 1, 18-24

“Oggi è nato per voi il Salvatore”: Omelia 25 Dicembre – Natale 2019 (dDV)

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VANGELO (Lc 2,1-14)
Oggi è nato per voi il Salvatore.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide”: Omelia 22 Dicembre 2019 (dDV)

VANGELO (Mt 1,18-24)
Gesù nascerà da Maria, sposa di Giuseppe, della stirpe di Davide.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Padre spirituale (dMP)

San Giuseppe è l’immagine di ogni paternità, soprattutto spirituale.

La tradizione raffigura Giuseppe come un uomo anziano, perché quando Gesù è adulto sembra essere già morto. Ama moltissimo la sua fidanzata Maria, tanto che, quando viene a sapere che è incinta, mette da parte il suo amor proprio e pensa di licenziarla in segreto senza fare uno scandalo. Le apparenze gli dicono che la ragazza lo ha tra-dito e chiedere una clamorosa soddisfazione sembra del tutto legittimo, ma lui non pensa a meschine rivalse, quan-to al futuro di Maria. L’apparizione in sogno dell’angelo mi-gliora solo apparentemente le cose. Infatti, anche se il tra-dimento non ha avuto luogo, i suoi progetti circa la sua fa-miglia futura sono certamente sconvolti. Suo malgrado è chiamato ad accettare di essere il padre putativo di un bambino che comunque non è suo. Tuttavia, ogni papà sa che un figlio non si sceglie, ma nasce con le sue doti e la sua personalità e, anche se può somigliare fisicamente ai genitori, è una persona a sé. Per questo Giuseppe si fida di Dio e si mette a disposizione: il suo sì vale quanto quello di Maria. Diventa così il modello di ogni paternità. Il compito di un padre, e soprattutto di un padre spirituale, è quello di guidare il proprio figlio fino a quando è pronto a camminare da solo per poi lasciarlo andare verso il suo futuro, senza legarlo a sé. Giuseppe accompagna Gesù nella sua crescita, lo protegge, gli dà il buon esempio, gli insegna il suo me-stiere, lo tiene accanto a sé con amore e premura, fintanto che la sua presenza è utile. L’ultima volta che incontriamo Giuseppe nel vangelo è quando, insieme a Maria, ritrova il fanciullo Gesù nel tempio che disputa coi dottori. La mam-ma, che dopo tre giorni di ricerca è al colmo della preoccu-pazione, gli chiede il perché di quel comportamento. Il gio-vane risponde in modo disarmante: perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? Ora che ha piena coscienza di chi è suo Padre, il suo percorso è compiuto e lo è anche il compito di Giuseppe, così la sua figura silenziosamente esce di scena. La gran-dissima umiltà e la totale dedizione al progetto di Dio fanno di lui una figura gigantesca nella storia della salvezza. È degno della gloria riservata ai più grandi santi. Ecco perché Gesù dice che perdere la propria vita significa salvarla: affi-darsi a Dio e accettare il suo progetto è l’unico modo per essere davvero grandi.

LA SETTIMANA 2020
Num. 976 del 23 feb 2020
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IL PONTE
Num. 4 - Dic 2019
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Santa Monica

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Notiziario 3/2019
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