I NOSTRI DON

“Egli doveva risuscitare dai morti “: Pasqua 2019 – Omelia (dDV)

risurrezione

VANGELO (Gv 20,1-9)
Egli doveva risuscitare dai morti.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Gesù lava i piedi ai discepoli”: Omelia 18 Aprile 2018 (dDV)

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Giovanni 13:1-17
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti».  Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».

Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.

Omelia
(mp3)

Liberazione (dMP)

Dal punto più basso in cui può cadere un uomo, Cristo risorge e riconduce al Padre tutto l’universo.

Il centro della nostra fede è la resurrezione di Cristo. È un fatto assolutamente unico e per molti difficile da credere. Quando Paolo si rivolge agli ateniesi all’Areopago e nomina la resurrezione di Gesù, molti di quelli che fino ad allora erano stati a sentirlo se ne vanno deridendolo. Atene, la ca-pitale della cultura del tempo, la patria della filosofia, non può tollerare un cosa tanto fuori dagli schemi. Anche oggi chi crede che la verità sia solo ciò che la scienza può pro-vare, non può accettare la resurrezione. Non si tratta però solo di credere o meno che la cosa sia successa, ma di ca-pire che questo evento cambia radicalmente, e dall’interno, la storia di ogni uomo. Ci sono cose che non capiamo e non capiremo mai: siamo troppo piccoli se ci paragoniamo all’immensità dell’universo in cui viviamo. La religione, ba-sandosi sulla Rivelazione, ci aiuta a orientarci in questo orizzonte infinito. Ci dice che Dio aveva creato l’uomo perché stesse con Lui condividendo la sua opera, ma che l’uomo ha voluto far da solo e ha interrotto la relazione filiale rifiutando la paternità divina. Gesù è il Figlio che noi dovremmo es-sere. Ci mostra la strada. La sua croce rappresenta la fe-deltà alla vocazione. Quante volte noi non ci fidiamo di Dio, lo critichiamo, lo accusiamo di non essere buono o giusto, perché le cose non vanno come pensiamo che debbano an-dare. Invece Gesù ha sempre fiducia nel Padre, offre la sua vita, si mette in gioco fino alla fine. Nella sua passione Cristo diventa la rappresentazione del nostro rifiuto di Dio. Lui che ha sempre fatto solo del bene è condannato ingiustamente e ucciso nel modo più atroce che si possa immaginare. Lui che è Dio sprofonda in un abisso di dolore e di ingiustizia: un annientamento totale, ma da quella desolazione si rivolge al Padre. Gesù dalla croce invoca suo Padre, è una corrente di amore che collega il punto più basso dell’universo con il punto più alto. Chi può sentirsi escluso da questi estremi infiniti? Chi può dire di soffrire più di Gesù o di avere una sorte più ingiusta? E Gesù risorge da questa bassezza ri-conducendo tutto nel cuore del Padre. L’universo intero ri-sorge con lui. Questo ci dice che non c’è nulla di perduto, che l’amore di Dio può ridare la vita in qualunque momento e ci invita a metterci nelle sue mani senza paura, sapendo che, dopo la nostra personale esperienza di croce e la morte, risorgeremo con Lui. Quindi la resurrezione del Maestro non è solo un momento preciso della storia, ma una svolta epo-cale, che da allora in poi riapre la via al cielo.

“Passione di nostro Signore Gesù Cristo (Lc 23,1-49)”: Omelia domenica delle Palme 14 Aprile 2019 (dDA)

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– Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione
Quando venne l’ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».

– Fate questo in memoria di me
Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

– Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.

– Io sto in mezzo a voi come colui che serve
E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.

– Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli
Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».

– Deve compiersi in me questa parola della Scrittura
Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».

– Entrato nella lotta, pregava più intensamente
Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

– Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?
Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».

– Uscito fuori, Pietro, pianse amaramente
Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era con lui». Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

– Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?
E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.

– Lo condussero davanti al loro Sinedrio
Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». Allora tutti dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi dite che io lo sono». E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

– Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna
Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

– Erode con i suoi soldati insulta Gesù
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.

– Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.

– Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori.

– Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte.

– Costui è il re dei Giudei
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

– Oggi con me sarai nel paradiso
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

– Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

– Giuseppe pone il corpo di Gesù in un sepolcro scavato nella roccia
Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

Omelia

Passione (dMP)

Gesù si fa immagine del peccato e fa morire quel peccato sulla croce

L’immediato preludio della passione di Gesù, della sua terribile morte, è segnato da un trionfo. Il Nazareno entra in Gerusalemme, tra due ali di folla che lo acclama re e lui non si oppone, nonostante le critiche dei farisei, perché sa di essere effettivamente il re. La gente si aspettava una rivolta contro i romani e la restaurazione della monarchia davidica, ma non è questo il progetto del Padre, il Regno è una realtà interiore. Gesù fa una scelta non violenta, rinuncia alla forza umana per far posto alla potenza divina che si manifesterà nella resurrezione. Bisogna morire al mondo per entrare nel Regno. Il Maestro non ha paura e ci dà l’esempio. La sua passione è straziante, viene umiliato, oltraggiato, coronato di spine, flagellato, cioè ferito scientificamente in ogni parte del corpo, trascinato sotto il peso del suo stesso patibolo e infine lasciato soffocare inchiodato a un legno. Pensate al dolore di sua Madre, della Maddalena e di chi lo amava, nel vederlo morire così, goccia a goccia, sotto i loro occhi. Uno strazio infinito. Avrebbero voluto sollevarlo in qualche modo, ma non si poteva. Gesù ha voluto sopportare questo enorme peso da solo, a immagine del peso del nostro peccato che Lui porta sulla croce per farlo morire con sé. C’è un episodio narrato nel libro dei Numeri (cap. 21), che aiuta a capire. Gli ebrei si lamentavano del viaggio nel deserto e del cibo leggero, la manna, e furono assaliti da dei serpenti velenosi che li mordevano uccidendoli. Per fermare il castigo Dio dice a Mosè di fabbricare un serpente di bronzo e metterlo su un palo, chiunque fosse stato morso e avesse guardato il serpente sul palo si sarebbe salvato. Questi serpenti sono il simbolo del peccato che distrugge e uccide, ma sul palo della salvezza non c’è un fiore o un sole o il simbolo della salute, ma ancora un serpente. Gesù è come quel serpente, si fa peccato, assume le sembianze di quel peccato, perché noi possiamo volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto ed essere salvati. La sua passione e morte diventano un dono per tutti, un’offerta al Padre per la salvezza di ogni uomo. Quando il Maestro dice: rinnega te stesso, prendi la tua croce e seguimi, ci invita a partecipare alla sua passione. Ciò non significa che ci dobbiamo far crocifiggere o che dobbiamo cercare delle sofferenze speciali, ma che possiamo trasformare ogni piccolo o grande dolore della nostra vita in un’offerta al Padre come ha fatto Lui. Questo ci permette di vivere ogni sofferenza, dalla piccola contrarietà al dolore fisico, come un gesto di amore per Dio e per il prossimo.

Da ora in poi (dMP)

Al Signore interessa la nostra vita da ora in poi, se gli andiamo incontro il passato è cancellato.

Il confronto con un avversario è sempre difficile. Mettersi in discussione è molto faticoso, per questo spesso è più facile cercare di prendere in castagna chi non la pensa come noi, piuttosto che sforzarsi di ascoltarlo. I nostri politici lo fanno benissimo e così facevano i farisei che non cercavano di capire fino in fondo il messaggio di Gesù, ma piuttosto gli tendevano continuamente dei tranelli per metterlo in difficoltà e avere un pretesto per liberarsi di lui. Per questo gli portano una donna adultera, colta in flagrante, per di più. Dato che la legge di Mosè non dava adito a interpretazioni, ma prevedeva la lapidazione, pensavano di mettere il Maestro alle corde, dando per scontato che lui non l’avrebbe condannata. Gesù si mette a scrivere nella polvere. È un gesto misterioso. Chissà, forse voleva dire che le sentenze degli uomini sono tutt’altro che certe e imparziali. In effetti quegli uomini non vogliono veramente amministrare la giustizia, ma servirsi della circostanza per incastrare Gesù, non sono sinceri, hanno un secondo fine. Il Maestro li smaschera ma non li respinge, né li giudica, anche a loro è offerta l’occasione di guardarsi dentro. Li riporta al cuore del problema, che non è condannare o assolvere, ma prendersi cura di un’anima in difficoltà. Sembra dire loro: saresti severo con te stesso come lo sei con questa donna? Anche noi siamo sempre pronti a puntare il dito sul prossimo, ma l’autocritica è un’altra cosa. La donna resta sola. Proviamo a immaginare il suo stato d’animo, la vergogna che provava a essere messa alla berlina e il terrore davanti a chi stava per ucciderla senza nemmeno un processo. La sua vita era finita, praticamente era come morta. L’incontro con Gesù è una rivoluzione, anzi una resurrezione! Il Maestro non la condanna. Lui non vuole condannarci, non è un giustiziere che viene a ripulire il mondo dalla feccia. Il suo intento è di ridarci una vita vera, risvegliarci dal torpore del peccato. Va’ e d’ora in poi non peccare più. Gesù regala a quella donna il futuro che aveva perduto, le offre finalmente di vivere, perché la vita senza amore, senza rispetto, senza ciò che è il vero spirito della legge, è solo sopravvivenza. L’atteggiamento del Maestro, sia verso i farisei che verso la donna, ci fa capire che il suo scopo non è giudicare o condannare, ma risvegliare le coscienze. Anche oggi Egli si fa presente a noi, nella Parola e nei Sacramenti e ci interpella. Incontrare Gesù è la svolta della vita di un cristiano, è un taglio netto con il passato, è l’inizio di un nuovo percorso, perché nessuno che lo abbia veramente conosciuto rimane lo stesso. Noi abbiamo incontrato davvero Gesù?

“Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita”: Omelia 31 Marzo 2019 (dDV)

VANGELO (Lc 15,1-3.11-32)
Questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Padre misericordioso (dMP)

Quale figlio vogliamo essere, quello del Dio giudice e veterotestamentario, o quello del Dio misericordioso che ci rivela Gesù?

Gesù si intrattiene coi peccatori, mangia addirittura con loro, è uno scandalo per i benpensanti. Questo atteggiamento ha però una precisa motivazione: il Figlio rivela il volto del Padre. Che immagine abbiamo di Dio? Se abbiamo paura dell’inferno pensando che la salvezza dipenda solo dall’osservanza dei comandamenti, allora per noi Dio è un giudice severo, pronto a condannarci. Gesù invece sovverte questa prospettiva e ci mostra che Dio è un Padre misericordioso. Il figlio prodigo, che ha fretta di spendere il suo patrimonio, è Adamo, che vuole fare da solo e rifiuta l’autorità del Padre. Il fatto che chieda l’eredità dimostra che per lui suo padre è come morto. Si butta nella vita e compra il piacere credendo di avere la felicità. È la tentazione che affrontiamo ogni giorno, il mondo ci promette gratificazione e appagamento attraverso i soldi e tutto quello che possono comprare. Ogni piacere però, porta all’assuefazione e lentamente diventa una schiavitù, infatti il giovane si ritrova a pascolare i maiali che per gli ebrei sono gli animali immondi per eccellenza: non si può cadere più in basso. Spesso le sofferenze fanno riflettere sul senso della vita e anche il giovane rientra in sé stesso. È il momento della presa di coscienza. Ognuno di noi deve capire il suo ruolo, noi non siamo divinità autosufficienti, ma creature. È il tempo del ritorno. È qui che entra in scena il Padre che potremmo aspettarci sia offeso e restio a riaccogliere il figlio che lo ha rinnegato e gli ha sperperato mezzo patrimonio. Invece vede il ragazzo da lontano e gli va incontro. È come se lo avesse sempre aspettato e non vede l’ora di riabbracciarlo. Il figlio grande rappresenta la fedeltà arida di chi ubbidisce senza amore, per dovere. Egli si indigna per la festa in onore di suo fratello minore, perché pensa alla giustizia come retribuzione: io ho fatto tanto e quindi merito tanto, non come quel de-bosciato che oltre a non fare ha anche sperperato. Il Padre però vuole il cuore dei suoi figli ed è pronto addirittura a pregare il maggiore. Mentre il minore credeva di seppellire suo padre esigendone l’eredità, in realtà era lui stesso ad essere morto e ora è tornato in vita. Ecco perché si fa festa, non si tratta semplicemente di un ritorno fisico, ma di un’autentica conversione del cuore. Anche noi dobbiamo tornare come il figlio prodigo, ma se ci sembrasse di non essere mai andati via, potremmo essere come il figlio maggiore, cioè degli arroganti che credono di accampare dei meriti, come se la salvezza dipendesse solo da noi. In realtà noi siamo salvati non per i nostri meriti, ma perché il Padre ci ama. Siamo coscienti e grati di questo miracolo?

“Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”: Omelia 24 Marzo 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 13,1-9)
Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Pazienza e Urgenza (dMP)

La pazienza del Signore è infinita, ma la nostra vita no… il momento per iniziare a portare frutto è adesso.

Il Signore ha tanta pazienza con noi. Vuole darci tutte le possibilità di fruttificare, anche se noi siamo cocciuti e presuntuosi. Il racconto della vocazione di Mosè ce lo prova. Mosè avvicinandosi al roveto si trova al cospetto di Dio che gli parla e che gli affida la missione di liberare il suo popolo. Ci si potrebbe aspettare un immediato consenso da parte sua, invece fa un mucchio di obiezioni. Se mi chiedono il tuo nome cosa devo dire? Chiede un segno e il Signore gli fa trasformare il bastone in serpente, ma non basta ancora, perché Mosè non vuole accettare, gli dice che è impacciato a parlare e allora Dio lo rassicura dicendo che sarà con lui suo fratello Aronne che gli farà da portavoce. In pratica è Dio che prega Mosè e non viceversa! Se con gli uomini non usasse questa bontà, poveri noi. Gesù ci invita però a non abusare della pazienza del Padre. Si rifà alla cronaca nera del suo tempo e cita due episodi in cui alcuni sono morti, per mano dei romani e per il crollo di una torre. È rassicurante pensare che siano morti perché lo meritavano, ma Gesù ci mette in guardia: in realtà tutti dobbiamo convertirci e non pensare che tocchi sempre agli altri, come se noi fossimo già buoni. I terremoti e le sciagure recenti sono fatti analoghi. Mentre noi crediamo di possedere il mondo e di poterci salvare solo con la scienza e la tecnica, la natura ci riporta alla realtà. Siamo fragili e mortali. Il nostro occidente invece di costruire giustizia fabbrica armi; invece di soccorrere i poveri cerca solo il profitto anche a spese di chi è più debole. Come può sopravvivere a lungo un sistema così iniquo? Se non vi convertirete perirete tutti allo stesso modo. Non è la minaccia di un castigo di Dio, ma un avvertimento: se non cambiamo rotta, la nostra avidità ridurrà questo pianeta un deserto. Dalla parabola del fico, sembra addirittura che Dio sia stanco di aspettare che noi, cioè l’albero, facciamo frutto. Vorrebbe che fosse tagliato subito. Il Maestro è il giardiniere, che fa un estremo tentativo: diamogli ancora una possibilità. Grazie a Lui c’è ancora una parte di umanità che prega e che si sforza di vivere la legge dell’amore e così facendo ci salva dall’ira di Dio. Ecco perché dobbiamo convertirci e diventare contagio positivo, per contribuire alla salvezza nostra e del mondo intero. Ogni anno in quaresima siamo invitati a fare un esame di coscienza e a ricominciare. Il vangelo parla a ciascuno di noi, non parla solo agli altri, bisogna che ciascuno dica a se stesso: come posso convertirmi? Cosa mi chiede il Signore? In che modo posso migliorare la mia vita?

“Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto”: Omelia 17 Marzo 2019 (dGP)

VANGELO (Lc 9,28-36)
Mentre Gesù pregava, il suo volto cambiò d’aspetto.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Incontro (dMP)

Se la difettosa umanità dei discepoli può incontrare Gesù, abbiamo buone speranze di riuscirci anche noi.

La figura di Gesù è molto affascinante. La sua umanità, il suo essere controcorrente, la coerenza e la non violenza, hanno un effetto seducente. Molti sono gli ammiratori, non solo credenti, ma anche atei e non cristiani. Spesso viene descritto come un grande personaggio, un meraviglioso rivoluzionario. La storia cerca di classificarlo così, un grande uomo, come altri grandi, Buddha, Maometto, Gandhi. Anche i suoi discepoli potevano cadere in questo equivoco ed era necessario prepararli e istruirli. Solo Pietro, Giacomo e Giovanni hanno avuto il privilegio di assistere alla trasfigurazione, ma la loro esperienza diventa la nostra, i loro occhi diventano i nostri e, attraverso di loro, anche noi possiamo partecipare. Gesù li porta su un monte a pregare, è la condizione di partenza: se vogliamo avere accesso al divino dobbiamo fargli spazio, metterci in una condizione di silenzio e raccoglimento, altrimenti i rumori e le mille distrazioni della vita ci impediranno di incontrarlo. Davanti a loro si trasfigura, cioè permette agli occhi dei suoi discepoli di aprirsi e di vedere oltre l’apparenza umana la luce divina che si nasconde ai distratti e ai superficiali. Il mistero di Cristo è il contatto dell’eternità con la storia, con un preciso istante. I tre testimoni comprendono che Gesù è il Messia atteso da sempre, vedendo il passato, Mosè ed Elia cioè la Legge e i Profeti, che sono accanto a lui e parlano del futuro. Questo miracolo si ripropone nella vicenda di ciascuno di noi, Gesù entra nella nostra vita e nel nostro tempo, dandoci accesso all’eternità, mostrandoci che nel piano infinito della Provvidenza, ci siamo anche noi, testimoni della sua divinità e suoi discepoli. I tre apostoli, poveri pescatori, uomini comuni, senza cultura o nobiltà, entrano a pieno titolo nel disegno dell’Infinito. Quegli uomini ci rappresentano, siamo noi che, proprio come loro, possiamo partecipare alla salvezza. Siamo da sempre nel cuore di Dio! È una gioia travolgente. Ecco perché Pietro vorrebbe fermare quell’istante: è bello per noi stare qui, facciamo tre tende… ma il mistero che possiamo intuire e fuggevolmente contemplare, mentre si rivela, rimane inaccessibile: è una nube che avvolge. L’infinità di Dio mette paura, è troppo per noi. Allora il Padre, che ci vuole comunque permettere di abbracciarlo, si dona a noi nel Figlio: la nube si dilegua e rimane Gesù solo. In lui possiamo contemplare il volto di Dio. È mio figlio. L’umanità del Cristo rivela la premura del Padre che vuole esserci accanto, camminare con noi e permetterci di essere figli nel Figlio.

“Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo”: Omelia 10 Marzo 2019 (dDV)

VANGELO (Lc 4,1-13)
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”: Omelia 6 Marzo 2019 (dDV)

MERCOLEDI’ DELLE CENERI

Vangelo (Mt 6,1-6.16-18)

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Tentazione (dMP)

Gesù, come ogni uomo, subisce la tentazione e ci mostra con quale atteggiamento la si può respingere.

L’umanità di Gesù è autentica, nella sua esperienza c’è, come per ogni uomo, la tentazione. Questo episodio svela la strategia demoniaca, che vale anche per noi. Il diavolo inizia a tentarlo nel momento in cui ha fame: la sollecitazione al peccato si innesta sul desiderio, sulla mancanza di qualcosa. Satana amplifica questa fame per trasformarla in un appetito smodato. Per prima cosa fa leva sull’avidità: dì a questa pietra che diventi pane. È il desiderio della ricchezza, dell’usare delle proprie capacità in modo egoistico. Il Maestro risponde sempre citando la scrittura, come dire che il modo di opporsi al demonio è sotto i nostri occhi, lo conosciamo anche noi. Non di solo pane vivrà l’uomo, e la citazione continua, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Se il tuo cuore aspira solo alla ricchezza materiale, se non sai staccarti dalle cose, sarai sempre una preda facile… La seconda arma è la fame di potere che diventa un idolo da adorare, a cui sacrificare sé stessi e la propria vita. Gesù sembra chiederci: chi è il tuo Dio? È una bella domanda: cos’è veramente importante per te, cosa metti al primo posto? Il potere è la ricerca di sé stessi, il gonfiarsi fino a credersi divino, ma se al primo posto c’è Dio, tutto è ridimensionato: Lui solo adorerai. In ultimo la fama, il successo. Il diavolo porta Gesù sul pinnacolo del tempio, dove tutti possono vederlo e lo sollecita a usare il suo potere per affermarsi davanti alla gente, per diventare un divo. C’è chi, pur di avere un nome famoso, è disposto a tutto, anche a prostituirsi. Essere importante, ammirato, invidiato. Ancora una volta l’io si gonfia come un pallone. Non tenterai il Signore Dio tuo. Come dire, stai al tuo posto, non fare come Adamo, che vuole essere Dio, ma si scopre nudo e mortale. Ecco che la strategia di satana è sempre la stessa fin dalle origini, ci vuole far dimenticare che siamo povere creature per farci credere divini, ma è illusione. Satana è un grande illusionista. All’inizio della quaresima siamo invitati a questo esame di coscienza, che si fa nel deserto, cioè lontano dalle distrazioni. Ci è chiesto di fare un po’ più di silenzio e di rientrare in noi stessi per capire chi sta veramente al primo posto nella nostra vita. Ecco perché il gesto che si fa iniziando la quaresima è il rito delle ceneri in cui si dice: ricordati che sei polvere e polvere ritornerai. Siamo invitati a cercare il Signore con maggiore impegno. Concretamente significa dedicargli più tempo. Gesù, nel vangelo che abbiamo letto mercoledì, dice: entra nella tua stanza e chiudi la porta. Coltiva il tuo rapporto con Dio facendolo diventare sempre più intimo.

“La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”: Omelia 3 Marzo 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 6,39-45)
La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”: Omelia 24 Febbraio 2019 (dDV)

VANGELO (Lc 6,27-38)
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Ama il tuo nemico (dMP)

Amare il nemico vuol dire guardare l’uomo con gli occhi di Dio.

Amare i nemici, porgere l’altra guancia, pregare per chi ci fa del male: come può Gesù chiederci qualcosa di tanto estremo e innaturale? È come rinunciare a difendersi. Tutto questo sembra poco realistico perché noi tendiamo sempre a guardare le cose dal nostro punto di vista, come se fossimo noi il centro della storia, come se tutto l’universo ruotasse intorno a noi. Giudichiamo e condanniamo quello che crediamo essere il male per noi. Il Vangelo invece ci invita a vedere il mondo con gli occhi di Dio. Quel mondo l’abbiamo sotto gli occhi. È pieno di conflitti; è ingiusto perché pochi hanno in mano le ricchezze, mentre moltissimi soffrono per la fame e l’arretratezza; è spesso frivolo e inebriato da mille illusioni. Tutto questo non è opera di Dio, ma dell’uomo, della sua cattiveria e avidità. Come può Dio amare l’uomo che fa un così cattivo uso della sua libertà e di tutto il bene che gli è stato dato gratuitamente? Eppure lo ama! Questa è la buona notizia! Quello che il Maestro ci invita a fare è guardare il mondo e l’uomo con gli occhi del Padre, non con la nostra meschina giustizia. Dunque se il Padre ama tutti gli uomini, giusti o ingiusti che siano, dobbiamo amarli anche noi. Non solo, ma anche perché noi facciamo l’esperienza del perdono di Dio: qualunque sia il nostro peccato, se siamo pentiti, Lui ce lo perdona. Sempre. Il Signore vuole che noi diventiamo come Lui, per darci tutto sé stesso, e non aspetta che facciamo il primo passo, perché in Gesù ci ama per primo. Gesù ha preso su di sé i nostri peccati e ciò significa che quando il Padre guarda un peccatore, vede suo Figlio, e lo perdona. Perciò anche noi quando guardiamo chi ci fa del male dobbiamo pensare che, anche se cattivo, ha meritato l’amore del Maestro. Un giorno dovremo presentarci davanti a Lui per essere giudicati e non potremo certo pensare di cavarcela solo per i nostri meriti. Nessuno è senza peccato. Ce la caveremo invece se siamo misericordiosi, se sappiamo essere sempre disponibili verso gli altri come lo è Dio. Quello che ci frena è la paura. Abbiamo paura di essere troppo buoni o di essere calpestati. È quello che è capitato al Maestro: si sono approfittati di Lui e lo hanno ucciso, ma è risorto! Non bisogna aver paura, se diamo qualcosa al Signore Lui ce la restituisce centuplicata: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio. In più abbiamo la risorsa della preghiera, se desideriamo davvero perdonare, anche se non ci riusciamo da soli, chiediamo a Gesù di darcene la forza e Lui ci esaudirà.

“Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.”: Omelia 17 Febbraio 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 6,17.20-26)
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Beati (dMP)

La beatitudine è cercare ciò che resta.

La povertà, la fame, il dolore e la persecuzione, come possono essere fonte di beatitudine? Allo stesso tempo la ricchezza, l’allegria, la sazietà e la buona fama, non sembrano essere cose negative. Eppure il Vangelo le descrive così. Dov’è l’errore? Per capire potremmo porci una domanda: dove cerchiamo la felicità? Il fatto che sia qualcosa che va cercato ci dice già che in partenza non siamo felici. La prima cosa che fanno i bambini appena nati è piangere. D’accordo che non conoscono nessun’altra forma di comunicazione, ma indiscutibilmente, passare dal caldo e confortevole rifugio della pancia della mamma, al freddo e confusionario mondo esterno è un bello shock! Quello che ci rende da subito scontenti è la mancanza di qualcosa: del cibo, del riparo, della sicurezza, e da lì inizia la nostra faticosa ricerca della soddisfazione degli infiniti bisogni e desideri che continuamente ci si presentano. Poi sorge l’altro grande interrogativo: è meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Il dilemma della cicala e la formica. Per essere soddisfatti ci vuole strategia, si deve fare un ragionevole quantitativo di sacrifici che ci portino in una situazione di tranquillità, dove si possa godere dei frutti del lavoro precedente. È un po’ come mettere in moto la grande ruota di un volano, all’inizio si fa molta fatica, ma quando ha preso velocità la si mantiene in rotazione senza grossi sforzi. Questo ci dice il Maestro: punta a qualcosa di grande, che non sia solo la soddisfazione momentanea, allora sarai beato. Quando un atleta corre la sua maratona, fa una gran fatica, ma al traguardo è soddisfatto perché ha superato la prova. Se durante la gara si fosse fermato avrebbe risolto il problema della fatica, ma non sarebbe arrivato da nessuna parte. Questo è il punto, il nostro traguardo è l’Infinito, l’eternità e la vita la corsa. Chi è beato, chi arriva in fondo o chi si ferma a metà e non arriva più? Meglio aver fame di Dio e riconoscersi poveri perché bisognosi della sua grazia, che arrivare sazi e pieni di soldi al cimitero. Quando si va all’estero si devono cambiare i soldi, perché la nostra moneta non serve. Il Maestro ci invita ad arricchirci della sua grazia, che in paradiso ha molto valore, e non puntare tutto sull’euro che nella cassa da morto non vale niente.

LA SETTIMANA 2019
Num. 946 del 21 apr 2019
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IL PONTE
Num. 1 - Mar 2019
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Notiziario 1/2019
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