I NOSTRI DON

Porta stretta (dMP)

Siamo cristiani solo in chiesa o anche nella vita quotidiana?

Il vangelo ci chiede delle scelte molto radicali e si pone in contrasto con il mondo, cioè col modo comune di pensare. Gesù non usa mezzi termini, è molto esplicito. È questo che spinge il discepolo a chiedere: sono pochi quelli che si salveranno? La domanda tradisce l’ansia di chi dubita di poter cambiare vita e aderire all’insegnamento del Maestro. Ogni domenica noi ci ritroviamo qui a mangiare e bere in sua presenza, ad ascoltare la sua parola, ma il Signore ci dice in modo molto chiaro, che non basta. Cosa dobbiamo fare? Entrare per la porta stretta. Questo significa che non è sufficiente una religiosità esteriore, fatta di gesti, di parole e di abitudini, ma occorre un coinvolgimento di tutto il nostro essere. Dio vuole essere servito col cuore e non con le labbra. Non si può essere cristiani solo in chiesa, occorre esserlo soprattutto fuori. Ciascuno di noi si deve domandare come può testimoniare la sua fede nella vita di ogni giorno. Il primo passo è far entrare il Signore nella mia giornata con la preghiera. Gesù stesso ci mette sulle labbra le parole giuste: Padre nostro… Per chiamare Dio Padre bisogna comportarsi da figli, cioè sforzarci di fare la sua volontà. Lui vuole che la nostra vita sia segno della sua santità, vuole vederci lavorare per il suo Regno. Il lavoro è fatica, richiede energia e Dio stesso ci dice di chiedere il pane, cioè la forza di fare il nostro dovere. Cosa chiediamo di solito? Fai così, dammi questo, fammi quello. Invece la domanda giusta è: cosa vuoi che io faccia? E poi dammi la forza e la capacità di perdonare, perché non c’è amore senza perdono, sostienimi nella prova e liberami dal male. Non sono parole, ma un preciso programma per la giornata. Allora posso partire e cercare di attuare queste cose oggi. Ecco la porta stretta. Lo è perché mi impone di subordinare la mia volontà alla sua, mentre io voglio fare sempre di testa mia. Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti, perché sono dentro? Perché hanno obbedito, perché si sono sforzati di essere figli. Verranno da tutte le parti per entrare, ma solo i figli saranno ammessi. Questa è l’unica condizione. Non conta essere primi o ultimi. Gli ebrei sono stati i primi a conoscere Dio e noi gli ultimi. Ci sono uomini che sono stati potenti e famosi e per questo primi, mentre altri sono stati umili e sconosciuti e dunque ultimi. La graduatoria però non si basa su questioni umane o su chi è arrivato prima, ma sull’amore. È sull’amore che saremo giudicati. Se amiamo Dio davvero, allora ameremo anche quelli che lui ama, cioè tutti gli uomini.

“Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione. “: Omelia 18 Agosto 2019 (PG)

VANGELO (Lc 12,49-53)
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera»

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Fuoco e Spada (dMP)

Essere cristiani vuol dire seguire la Verità e non sempre per farlo si trova la pace.

Il profeta è colui che parla a nome di Dio. Non predice semplicemente il futuro, ma giudica gli eventi alla luce della Parola e prevede gli esiti dell’azione umana. Certamente i profeti più popolari sono quelli che ci promettono un futuro roseo, ma la verità non sempre è gradevole e questo ha reso molti di loro nemici al popolo. Geremia viveva in un tempo di prosperità, ma ammoniva il popolo e il re che la persistente infedeltà all’alleanza li avrebbe condotti alla punizione da parte del Signore, cioè all’invasione dei popoli del nord, i babilonesi. Naturalmente nessuno voleva ascoltare simili minacce e quando l’esercito babilonese assedia Gerusalemme, anziché ammettere le proprie colpe, i capi lo gettano in una cisterna vuota. Questa storia ricorda molto da vicino quella di Gesù. Egli porta il fuoco sulla terra, cioè la purificazione e il giudizio. Il fuoco purifica i metalli dalle scorie o elimina i germi sterilizzando, ma decisamente brucia. Ecco perché divide: separa il buono dal cattivo. San Paolo definisce la Parola di Dio una spada a doppio taglio, che penetra profondamente. È questo che vuole dire Gesù, di fronte al fuoco della verità non si può evitare che il bene e il male si scontrino e si combattano. Anche oggi assistiamo alla levata di scudi contro la chiesa accusata di ingerenza nella vita politica e sociale. Da che parte sta il vero? Il Signore ci chiede di prendere posizione in modo coraggioso: è meglio affrontare il giudizio dei contemporanei che quello di Dio! Questo significa anche guardare avanti e prevedere dove ci porteranno determinate scelte, così come sappiamo capire guardando il cielo se pioverà o farà bello. Oggi sta crescendo una forte coscienza ecologica, ci chiedono di risparmiare energia e di rispettare l’ambiente perché ci si rende conto che stiamo spendendo più di quello che guadagniamo. Se abbattiamo più alberi di quanti ne crescano o sporchiamo più di quanto possiamo pulire, presto moriremo in un deserto di immondizia. Un comportamento virtuoso è allora quello di cominciare dal basso a cambiare abitudini e essere più parsimoniosi e rispettosi dell’ambiente. Ci sono però altri temi altrettanto pressanti ma molto meno popolari. Se la famiglia è la base della società e noi andiamo avanti distruggendola, col divorzio, con l’aborto, con l’immoralità, in che mondo vivranno i nostri figli? Non sono sempre gli altri che devono cambiare, anche noi siamo chiamati a fare delle scelte coerenti. Basta andare a messa la domenica per essere cristiani?

Responsabilità (dMP)

Gesù vuole che le nostre capacità siano messe a frutto per arricchire chi ha meno di noi.

Il Vangelo ci paragona ai servitori di un padrone, ma non si tratta di servi senza importanza, che devono solo lavorare e tacere, al contrario sono dipendenti a cui è stato affidato l’intero patrimonio da amministrare e che il padrone si aspetta di trovare al loro posto. La cosa che sorprende è che il Signore al suo ritorno, non solo riconosce i meriti di chi lo ha servito, ma addirittura lo fa sedere a tavola al suo posto prendendo lui stesso le parti del servo. Il padrone quindi non vuole togliere al servo l’amministrazione, ma vuole una prova della sua fedeltà. La tentazione da superare è il confondere una situazione provvisoria con una definitiva. È ciò che succede al servo che diventa un tiranno spadroneggiando sui beni che non gli appartengono, pensando che il suo padrone non tornerà più per chiedergli conto del suo operato. Noi possiamo cadere nello stesso errore quando dimentichiamo che quasi la totalità dei nostri beni ci sono stati dati gratuitamente. La vita, le nostre capacità, e tutte le opportunità che abbiamo avuto. Si tratta delle condizioni indispensabili per produrre qualunque risultato, come possiamo pensare che ci siamo fatti da soli? L’ingratitudine e la pretesa di autonomia sono il peccato originale che affligge l’uomo. Di fronte alla grande generosità di Dio, siamo stimolati ad esserlo altrettanto, a dare in elemosina, cioè ad aiutare il prossimo allo stesso modo gratuito con cui noi stessi siamo aiutati. Questo procura un tesoro che non può essere intaccato da nessun rovescio finanziario o politico, nemmeno dalla morte. Spesso noi viviamo come se avessimo davanti un futuro illimitato, ma ogni giorno si avvicina l’ora in cui dovremo rendere conto. Il padrone verrà come un ladro nella notte. È un’immagine inquietante, ma data per stimolarci al bene, perché non perdiamo tempo. Il Signore non viene all’improvviso per punirci, ma al contrario per poterci premiare. Certamente è molto esigente. Pretende molto da chi ha avuto molto. È perfettamente logico. Se una persona è intelligente e fortunata, dovrebbe capire più facilmente che le sue doti non se le è date da solo. Un uomo che è diventato ricco perché ha avuto la testa per studiare e una famiglia che lo ha sostenuto, anche se ha fatto dei sacrifici, deve sentire di dovere qualcosa a chi è stato meno fortunato di lui, deve sentirsi responsabile verso la società. Il Signore ci chiede coscienza e riconoscenza, verso Dio e verso il prossimo.

“Quello che hai preparato, di chi sarà? “: Omelia 4 Agosto 2019 (PG)

VANGELO (Lc 12,13-21)
Quello che hai preparato, di chi sarà?

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Chiedete e vi sarà dato”: Omelia 28 Liglio 2019 (PG)

VANGELO (Lc 11,1-13)
Chiedete e vi sarà dato.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore”: Omelia 21 Luglio 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 10,38-42)
Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Chi è il mio prossimo? “: Omelia 14 Luglio 2019 (PG)

VANGELO (Lc 10,25-37)
Chi è il mio prossimo?

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“La vostra pace scenderà su di lui”: Omelia 7 Luglio 2019 (PG)

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VANGELO (Lc 10,1-12.17-20)
La vostra pace scenderà su di lui.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Ti seguirò ovunque tu vada”: Omelia 30 Giugno 2019 (dDV)

VANGELO (Lc 9,51-62)
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Ti seguirò ovunque tu vada.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Determinazione (dMP)

Gesù ci invita a seguirlo con la stessa determinazione con cui affronta la sua missione.

Gesù si dirige decisamente verso Gerusalemme. È importante notare questa ferma decisione. Il Maestro è consapevole di quello che lo aspetta, il tradimento, il dolore e la morte, ma non esita perché sa che la passione è il passaggio verso la gloria della resurrezione e verso il compiersi del Regno. Egli ci invita a se-guirlo in questa dimensione eterna, che comincia nel dolore della vita e porta alla beatitudine. Solo alla luce di una simile meta si possono comprendere le condizioni che Gesù pone. Il primo passo è capire che il Regno non è di questo mondo e dunque non è qualcosa da difendere o affermare con la forza. Giacomo e Giovanni vorrebbero che il fuoco consumasse i loro oppositori: è la tentazione del fondamentalismo, che pretende di combattere e anche di uccidere in nome di Dio. È qualcosa che abbiamo fatto anche noi cristiani e che qualcuno vorrebbe fare ancora, ma attira il rimprovero di Gesù. Il Padre ci lascia liberi di accettarlo e il Figlio, piuttosto che imporsi vanificando questa libertà, va incontro alla morte. Non ci deve essere il minimo equivoco, non si tratta dell’affermazione di qualcosa di umano e passeggero, ma di un Regno divino ed eterno. Ci sono poi i tre casi pratici. Nel primo il Maestro mette in guardia il discepolo entusiasta: seguirlo vuol dire rompere gli schemi della consuetudine e affrontare il rischio della povertà e della emarginazione. Gesù infatti è bandito dai benpensanti e considerato un eretico. Il secondo solleva la questione dei legami familiari. Seppellire il padre significa prendersi cura prima dei genitori e poi rispondere alla vocazione. Quando Gesù fanciullo è ritrovato dopo tre giorni dai suoi nel tempio dice loro: non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio. Seguire la propria vocazione vuol dire anche superare i vincoli familiari. Io ho visto tanti genitori far la guerra ai figli perché volevano farsi religiosi; ma noi siamo prima di tutto figli di Dio e la sua chiamata ha la precedenza. D’altronde i genitori hanno fatto la loro vita e le loro scelte e devono permettere ai figli di fare altrettanto. Inoltre c’è la Provvidenza che non si dimentica di certo di chi ha dato un figlio al Signore. Gesù non usa mezzi termini, ma dice le cose in modo diretto. Il terzo caso è simile al precedente e riguarda l’incertezza che a volte gli affetti determinano. I genitori troppo protettivi impediscono ai figli di crescere. Se una rondine non buttasse i suoi piccoli giù dal nido, questi non imparerebbero mai a volare. Allo stesso modo un eccessivo attaccamento alla famiglia rende incapaci di rischiare la propria vita per il Regno. È anche per questo che i religiosi non si sposano, per essere in tutto e per tutto dedicati al Signore. Gesù ci chiede decisione e fermezza nel seguirlo, perché una vita cristiana non deve accettare com-promessi.

 

“Tutti mangiarono a sazietà”: Omelia 23 Giugno 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 9,11-17)
Tutti mangiarono a sazietà.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Nutrirci bene (dMP)

Gesù si fa pane per nutrire il nostro spirito e ci chiede di distribuire il Pane, perchè tutto il nostro mondo affamato spiritualmente, lo possa ricevere.

Un neonato non sa fare niente se non succhiare dal seno di sua madre, perché il nutrirsi è il bisogno assolutamente primario di ogni uomo, ma soddisfare quella necessità non è tutto. Non di solo pane vive l’uomo, significa che non siamo fatti solo di carne e anche lo spirito vuole il suo nutrimento. È un fatto che il nostro occidente super alimentato, spiritualmente è alla fame e i risultati sono sotto i nostri occhi. Il Maestro guarda questo mondo affamato e sfida i suoi discepoli, cioè noi: dategli voi stessi da mangiare. Ci dice due cose, da una parte che non possiamo farcela da soli e d’altronde che lui è pronto a moltiplicare i nostri poveri sforzi. La miseria di quei pochi pani e pesci diventa ricchezza inesauribile. È interessante anche notare che non è lui a distribuirli, ma ancora una volta sono i suoi a farlo. Gesù ci invita a riflettere sul nostro modo di nutrirci e a diventare suoi collaboratori e strumenti. Questo miracolo, come tutti gli altri narrati nel Vangelo, è un segno di una realtà più profonda. Gesù nutre tutta questa gente per mostrare che lui è il pane e il nutrimento di cui il mondo ha bisogno. Il cibo che noi mangiamo ogni giorno viene assimilato dall’organismo e diventa parte del corpo, carne, sangue e ossa. Il Maestro si lascia mangiare da noi per diventare parte di noi. Il suo sacrificio sulla croce, non è solo qualcosa che appartiene al passato, ma si rinnova ad ogni messa e ci accompagna per tutta la vita, proprio come la necessità di mangiare. Gesù ci insegna a chiedere ogni giorno il nostro pane, cioè a desiderare non solo il cibo, ma anche il sostegno dello spirito, cioè lui stesso. Mangiare del suo corpo è dunque una necessità fondamentale della vita cristiana. Questo va capito. È chiaro che non ci si deve accostare alla comunione con leggerezza, ma non è strettamente necessario essersi confessati un attimo prima, a meno che non si siano commessi peccati gravi. L’eucaristia non è un premio, ma un sostegno. Del cibo ne hanno bisogno gli affamati, non quelli che sono già sazi. Per cui noi dobbiamo fare la comunione con grande umiltà, riconoscendo tutti i nostri limiti, ma capendo che proprio per questa nostra debolezza abbiamo bisogno di nutrimento. Gesù ha dato la sua vita per noi, ha versato il suo sangue, ci invita alla sua tavola, vuole essere parte di noi: come possiamo respingere o sottovalutare questa grandissima opportunità? Sentiamo anche la responsabilità di essere testimoni della ricchezza del dono che Gesù ci fa, per collaborare, come i discepoli che distribuiscono i pani, alla sua diffusione.

“Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà”: Omelia 16 Giugno 2019 (dDA)

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VANGELO (Gv 16,12-15)
Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Trinità (dMP)

Il mistero della Trinità ci fa capire che Dio non è rappresentabile.

La manifestazione di Dio è stata graduale nella storia. Il Dio di Abramo si è mostrato nel suo Figlio, il quale ha inviato lo Spirito Santo, rivelando così la sua natura trinitaria. Il fatto che Dio sia allo stesso tempo uno e trino, cioè singolare e plurale contemporaneamente, è qualcosa che sfugge alla nostra comprensione, ma rivela la sua immensità: Egli non ha limiti, non ha numero, è infinito. Ciascuna delle persone della Trinità esprime tutta la divinità manifestandone un aspetto particolare. Il Padre è il Creatore, il Figlio il Salvatore, lo Spirito Santo l’Amore. Le tre persone sono unite al punto di essere una sola natura e questo legame è espresso dallo Spirito. La creazione in generale e l’uomo in particolare, sono la prova che l’amore che anima l’Infinito non è ripiegato su se stesso, ma si diffonde generando la vita. È il modello al quale anche il nostro modo di amare si deve ispirare. Un amore vero è sempre fecondo, non si compiace di se, ma si dona. In questo l’uomo manifesta il suo essere immagine di Dio. Non si tratta solo di una fecondità in termini fisici, perché l’incontro con un amore vero rinnova, dà nuova vita. Per questo ci sono uomini e donne che pur non essendo mai stati genitori sono chiamati padri e madri. A più di quarant’anni dalla sua morte, per esempio, troviamo chi si professa figlio spirituale di Padre Pio. L’averlo incontrato ha significato per queste persone un cambiamento simile a una nuova nascita. E quante migliaia di persone sono rinate incontrando Madre Teresa di Calcutta, perché hanno avuto dignità e sostegno nella loro povertà, malattia e morte. Quante ragazze hanno trovato il senso della maternità da quella piccola donna, diventando a loro volta mamme di tanti poveri. Ciascuno di noi, vivendo la sua specifica vocazione, deve essere fecondo nell’amare, manifestando il modello dell’amore divino. Dio ci ha creati per amore e per questo ci ha donato la libertà, ma anche se l’uomo ha fatto un cattivo uso di quel dono, è pronto ad accogliere il nostro ritorno. Come il Padre misericordioso della parabola, ci viene incontro pieno di gioia, per rivestirci e ridarci la dignità di figli. Gesù è inchiodato sulla croce con le braccia aperte che rivelano la volontà del Padre di abbracciare ogni uomo. Lo Spirito non smette di agire nei cuori, per unirci sempre più intimamente con Dio. Questa è la Trinità, non un concetto teologico astratto, ma la rivelazione di una infinita e tenerissima misericordia, di un Dio che ama ognuno di noi più di quanto possiamo immaginare e sperare.

“Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa”: Omelia 9 Giugno 2019 (dGP)

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VANGELO (Gv 14,15-16.23-26)
Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Fare spazio (dMP)

Lo Spirito non fa violenza, ma entra nel cuore se glielo permettiamo.

Davanti alla la Pietà di Michelangelo quello che cattura l’attenzione non è la materia con cui è fatta, ma la forma. Non ci si sofferma sulla qualità del marmo, ma sulla bellezza e plasticità delle figure rappresentate. Allo stesso modo guardando la Gioconda di Leonardo non ci si cura della cornice, né ci si chiede come sia tessuta la tela. Ciò che lascia senza fiato è l’arte che anima la materia e trae dal sasso o dall’impasto dei colori, immagini ed emozioni. Tutto l’universo è fatto di atomi, gli stessi che compongono i nostri corpi, e anche se questi mattoni fondamentali sono molto pochi, gli elementi infatti sono poco più di cento, le forme sono infinite. C’è un Artista che li ha combinati insieme in un modo assolutamente fantastico. Gesù diceva: è lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla (Gv 6, 63). Se non ci fosse l’Artista saremmo solo sassi informi o tele bianche, grazie a Lui abbiamo la vita, la nostra forma. Lo Spirito Santo, di cui la Sapienza divina è espressione, entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti (Sap 7, 27). Non solo modella e genera l’universo, ma avvicina a sé le anime degli uomini. È quello che è successo agli Apostoli. Mentre erano riuniti tutti insieme nello stesso luogo, così raccontano gli Atti, venne dal cielo un rombo come di vento gagliardo e delle lingue di fuoco si posarono sulle loro teste. È lo Spirito Santo che trasforma quel gruppo timoroso di discepoli in Apostoli, cioè inviati, dando loro il dono di predicare il Vangelo coraggiosamente e in modo da essere compresi da tutti. Leggendo questo racconto viene in mente un episodio biblico simile ma con esiti opposti: la torre di Babele. In quella circostanza gli uomini parlavano una lingua sola, ma volevano edificare una torre alta fino al cielo per farsi un nome e diventare famosi. Lo sforzo di raggiungere il cielo è simbolo del peccato originale, cioè della pretesa dell’uomo di soppiantare Dio. Il peccato li divide: non si capiscono più. A Gerusalemme al contrario c’è qualcosa che unisce, anche nella comprensione: l’amore trasmesso dallo Spirito. È significativo che Gesù lo chiami il Consolatore. Riempie di tenerezza pensare a questa sollecitudine del Maestro che vuole che sia con noi per sempre. Vuole una nuova intimità con noi, promette di prendere dimora presso chi lo accoglie. Lo Spirito Santo è la presenza di Dio nella nostra vita. Non è qualcosa di automatico, lo Spirito non fa violenza a nessuno, ma entra in chi lo accoglie e gli lascia spazio. Può davvero insegnarci ogni cosa, ma a condizione che noi desideriamo imparare. Se siamo troppo sicuri di noi stessi e dei nostri progetti, non gli permettiamo di entrare. Accogliamolo con umiltà e fiducia.

“Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo”: Omelia 2 Giugno 2019 (dDV)



VANGELO (Lc 24,46-53)
Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Pontefici (dMP)

Il Maestro collega la terra al cielo e ci dà il mandato di essere pontefici come Lui.

L’Ascensione di Cristo comincia dalla croce: quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me (Gv 12, 32). Nella passione si realizza l’offerta che Gesù fa di sé stesso al Padre, la Resurrezione segna la vittoria sul peccato che causò la morte e la conseguente Ascensione riapre la strada al cielo, cioè a quella familiarità con Dio che i progenitori avevano perduto col peccato originale. Dice la lettera agli Ebrei (4, 9): Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Nell’incarnazione il Signore si fa uomo, entra nella storia e tornando al cielo porta con sé la sua umanità. L’uomo che non era più ammesso alla presenza di Dio, fa ritorno alla sua dignità. Così si compie il disegno della salvezza. Gli apostoli che guardano Gesù che sale avvolto in una nube, rimangono a bocca aperta a fissare il cielo e due angeli li riportano alla realtà: il Signore tornerà e ora tocca a voi. La via è aperta e il loro compito, da allora in poi, sarà quello di aiutare le persone a trovarla. Per questo il Maestro promette lo Spirito Santo, che è l’anima della Chiesa la cui missione è di annunciare a tutto il mondo la conversione e il perdono dei peccati. La nostra vita terrena acquista una grande importanza, perché non è solo un lento decadere verso la morte, ma la preparazione di un’esistenza piena, liberata dalla sofferenza figlia del peccato. Come i discepoli, anche noi siamo chiamati ad essere testimoni di questa novità. Il Cristo apre la via e noi, come legati in una grande cordata, siamo aiutati da chi ci ha preceduto e diventiamo sostegno ed esempio per chi ci segue. Gesù ha detto a Pietro: seguimi ti farò pescatore di uomini, per indicargli che la sua missione sarebbe stata quella di portare, con le sue reti, più anime possibile in cielo. Questo è il compito della Chiesa, ricordare all’uomo qual è il suo destino, spronandolo ad ispirarsi sempre a grandi ideali, perché la nostra patria è il cielo dove Gesù, Maestro e Capo, ci ha preceduti. Molti vorrebbero che la Chiesa si limitasse a garantire il culto senza far sentire la sua voce altrove, ma non esistono due piani separati, da una parte la religione e dall’altra la vita quotidiana. Gesù si è fatto uomo, ha incarnato la divinità, la sua passione, morte e resurrezione, danno un senso nuovo all’esistenza. Il nostro destino va oltre questa vita. Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? (Mt 16, 26). Essere credenti vuol dire ispirare la vita intera all’ideale dell’amore, senza accontentarsi di niente di meno. La luce di Cristo, che nel rito del Battesimo rappresentiamo con una candela, non può essere nascosta, ma deve poter illuminare ogni uomo.

“Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” : Omelia 26 Maggio 2019 (dDA)

VANGELO (Gv 14,23-29)
Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

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