I NOSTRI DON

Preghiera continua (dMP)

Gesù dice che pregare sempre senza stancarsi mai è una necessità, non semplicemente una possibilità.

Nell’antichità le vedove erano una delle categorie sociali più deboli. Le donne non lavoravano e non esisteva nessuna assistenza pensionistica, per cui, se una vedova non aveva dei figli che potessero mantenerla, era certamente alla miseria. Come purtroppo accade ancora oggi, una persona influente può ottenere favori e attenzione, ma un povero è sempre in fondo alla fila. Questa donna socialmente debole ha però una grande qualità: non si arrende, ma insiste fino ad avere soddisfazione. Il giudice è l’opposto, è potente e sprezzante verso tutti, ma deve cedere alla perseveranza della povera vedova. Non credo che il Maestro voglia dirci che basta essere insistenti per ottenere qualsiasi cosa, ma piuttosto che un simile atteggiamento è il segno di una grande fede. I Padri della chiesa hanno preso molto sul serio questa indicazione di Gesù circa la necessità di pregare sempre e senza stancarsi. Da qui è nata la preghiera detta del cuore. Il libro Racconti Di Un Pellegrino Russo, scritto da un anonimo nel ‘700, narra delle peregrinazioni di un uomo che attraversa tutta la Russia alla ricerca di una guida spirituale che gli spieghi come è possibile pregare incessantemente. Finalmente incontra un anziano monaco che gli svela il segreto: occorre “colorare” il respiro con una giaculatoria. In particolare nella tradizione orientale usano ripetere Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me peccatore. Dato che respirare è un’attività assolutamente incessante nella vita dell’uomo, se ci si abitua a dire una preghiera innestata sul respiro, l’orazione sarà perpetua. La stessa cosa si ottiene se l’invocazione è collegata al battito cardiaco. Consiglio la lettura dei Racconti, sia perché è un ottimo alimento per la vita spirituale, sia perché dà alcune indicazioni pratiche molto interessanti sul pregare. Il testo è reperibile anche su internet all’indirizzo:
www.verbumweb.net/ebooks/Racconti_pellegrino_russo.pdf
Gesù non ha nessun dubbio che Dio sia attento alla voce di chi notte e giorno lo invoca e che non lo faccia aspettare, ma piuttosto si chiede se la fede possa sopravvivere sulla terra. È una domanda molto inquietante, che ci deve far riflettere. Noi non possediamo il futuro e per forza dobbiamo affidarci a qualche cosa. Il fatto di non aver fede in Dio significa che ci fidiamo di qualcosa d’altro. Se siamo come il giudice confidiamo sulle nostre forze o sulle nostre sostanze, ma sappiamo che nulla è eterno a questo mondo, per cui è molto meglio essere come la vedova, cioè capire che davanti al Signore tutti siamo poveri e chiedere con fiducia e insistenza il suo aiuto.

“Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero”: Omelia 13 Ottobre 2019 (dGP)

VANGELO (Lc 17,11-19)
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Se aveste fede! “: Omelia 6 Ottobre 2019 (dDV)

VANGELO (Lc 17,5-10)
Se aveste fede!

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Egoismo vs Condivisione (dMP)

La ricchezza è una condanna se diventa egoismo che impedisce la relazione.

Gesù è un narratore eccezionale. In pochi tratti, delinea storia e personaggi in modo vivissimo. La porpora e il bisso degli abiti preziosi del ricco si contrappongono alle piaghe che ricoprono il poveretto. I lauti banchetti si oppongono alla fame e ai cani che leccano la pelle ulcerata. Due colpi di pennello e abbiamo già il quadro. La brevità di questa prima parte è anche un’immagine di come la vita sia un soffio. La vicenda si svolge soprattutto nell’aldilà. Ancora una volta Gesù propone il confronto tra ricchezza e povertà. Il premio del povero e la condanna del ricco, non hanno niente a che vedere con il tenore di vita dei protagonisti, altrimenti ci potremmo aspettare che nel giudizio finale ci venga esaminato il reddito anziché la coscienza. Oltretutto Lazzaro viene portato da Abramo, il quale in vita era un uomo ricchissimo. Il punto cruciale è l’atteggiamento dell’uno e dell’altro. Il ricco è inconsapevole ed egoista. Mangia e beve e nemmeno si accorge che sotto la sua tavola c’è chi muore di fame. Sembra che non gli manchi nulla, né si dà pensiero per nulla, ubriaco dei suoi piaceri. È la figura dell’uomo pieno di sé, che pensa di bastare a sé stesso, mentre Lazzaro, al contrario, è l’immagine di chi sa di essere bisognoso di tutto e incapace di darsi la salvezza da solo. È figlio di Abramo perché, come il patriarca, non fa conto su di sé, ma si affida in tutto. Così merita di essere portato in cielo dagli angeli, mentre il ricco va sotto terra a continuare la sua corruzione. L’inferno che lo tormenta è così atroce che il pensiero di una sola goccia d’acqua è un sollievo enorme, ma l’abisso è invalicabile. Sembra una giustizia spietata e crudele, ma non si tratta di una condanna, è in realtà la conseguenza delle libere scelte del ricco che ha creduto di poter avere tutto e comprare tutto. Questo è il punto, la libertà. Il Signore vuole essere scelto liberamente e non costringerci a farlo. Per questo Abramo rifiuta di avvertire i fratelli del dannato. Abbiamo la Rivelazione e molti segni, se vogliamo vederli. L’uomo che si fida solo delle sue forze è però come accecato, è questo il vero pericolo e il vero peccato. La povertà non è un valore in sé, è un’attitudine, una disposizione. Il povero è umile, non ha pretese, sa di non avere risorse e si affida. Per questo, da sempre, chi vuole progredire nella via spirituale, rifiuta la pretesa della ricchezza.

“Non potete servire Dio e la ricchezza”: Omelia 22 Settembre 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 16,1-13)
Non potete servire Dio e la ricchezza.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Amministrazione (dMP)

Con la “disonesta” ricchezza si può fare anche del bene: tutti punti paradiso!

Il Maestro è sempre terribilmente provocatorio. Non ci lascia tranquilli, ma continuamente ci sollecita a guardarci dentro, a vedere le cose nella prospettiva eterna del Regno, piuttosto che nei limiti della quotidianità. Spinge fino all’estremo e lo fa con un’acutezza meravigliosa. Qui ci prende quasi in giro, usando come modello un piccolo imbroglione, un furbastro, che ricorda un po’ le nostre maschere popolari. Una specie di Arlecchino che svicola tra le maglie della legalità per ottenere il suo tornaconto. Falsifica le ricevute dei debiti per trasformarli in crediti a suo vantaggio. È un evidente furfanteria che attira la nostra attenzione e che ci spinge a giudicare l’amministratore, ma proprio qui Gesù ci spiazza, perché indica un simile comportamento come lodevole. Il padrone vede nell’intraprendenza del suo servo una manifestazione di intelligenza, un modo originale di affrontare e risolvere il problema e giudica questo aspetto come un’attenuante. In realtà non ci è detto il destino del gaglioffo, ma solo che ha destato l’ammirazione del padrone. Noi siamo quell’uomo. Siamo infatti amministratori di ricchezze che usiamo come se fossero nostre, ma che in realtà dovremo abbandonare alla fine e che, se le abbiamo accumulate, è grazie a delle possibilità, come l’intelligenza o la fortuna familiare, che non ci siamo meritati, ma che ci siamo trovati a possedere. Di solito chi è ricco fa dei regali alle persone che possono accrescere la loro ricchezza. Chi vende omaggia i suoi clienti migliori e chi occupa posti di potere è abituato a ricevere doni da chi vuole la sua benevolenza. Il Maestro ci dice di fare lo stesso, cioè di usare della ricchezza terrena, per farci degli amici nelle dimore eterne. Dare ai poveri, aiutare le missioni, fare atti di carità, sostenere la chiesa, sono investimenti per il futuro. Il Regno è in continuità con la nostra vita presente, e il modo con cui noi amministriamo i beni terreni e sappiamo amare il prossimo adesso, diventa credito eterno. Noi ora abbiamo solo il poco, in confronto al molto cui siamo destinati, ma è nella gestione di quel poco che dimostriamo di poter meritare di più. Se la ricchezza, cioè mammona, il diavolo, diventa un idolo e prende il posto di Dio, siamo come accecati. Il vero bene è l’amore, per cui se sappiamo usare delle risorse terrene per andare incontro ai fratelli produciamo ricchezza per il Regno, ma se le usiamo solo per egoismo il giudizio sulla nostra amministrazione sarà molto severo.

“Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte”: Omelia 15 Settembre 2019 (dDV)

VANGELO (Lc 15,1-32)
Ci sarà gioia in cielo per un solo peccatore che si converte.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Fantasia (dMP)

La fantasia dello Spirito Santo si esprime nella Chiesa in tutte le possibilità che mette in atto per fare in modo che ogni uomo trovi il nutrimento spirituale che fa al caso suo.

Leggendo le pagine del vangelo che ci sono state proposte nelle ultime domeniche, in cui Gesù si è mostrato molto se-vero, si potrebbe credere che la salvezza sia una meta quasi irraggiungibile. La pagina di oggi ci svela, al contrario, il volto della misericordia di Dio. Il Pastore non si accontenta di avere salvato le novantanove pecore del suo gregge, vuole anche la centesima. L’iconografia cristiana ha fatto di questa immagine del Pastore con la pecora in collo l’icona della misericordia, della sollecitudine del Signore che non si dà pace finché non siamo tutti al sicuro. La parabola infatti dice che alla fine tutto il gregge è salvo, non solo una parte. È davvero confor-tante e ci fa ben sperare perché significa che tutti, anche quei malvagi che il giudizio unanime vuole all’inferno, sono oggetto della premura del Padre. Lo evidenzia anche di più la seconda parabola, che paragona Dio a una scrupolosissima massaia che spazza con grande cura la sua casa fino a trovare la mo-neta perduta. Il peccatore non è dunque un rifiuto agli occhi del Signore, ma qualcosa di prezioso, ecco perché gli angeli fanno festa. Non dobbiamo allora commettere lo sbaglio dei farisei, che invece condannano senza appello. C’è anche un altro aspetto da considerare: il Pastore lascia le novantanove per cercare la dispersa. Sembra un invito rivolto ai pastori, a non accontentarsi di chi già possono raggiungere, ma a prodi-garsi per chi è lontano. La parrocchia deve avere una dimen-sione missionaria, per avvicinare tutti. Questo naturalmente è un impegno del parroco, ma deve esserlo di tutta la comunità. Dobbiamo sentire questa urgenza di andare incontro a tutti e di inventare sempre nuovi modi di incontrare le persone. È un impegno che riguarda la Chiesa nel suo insieme e infatti lo Spirito Santo lavora per questo incessantemente. La Chiesa è come una rete, ci sono le parrocchie che assicurano la pre-senza sul territorio dell’amministrazione dei sacramenti e della cura pastorale. Accanto a questa organizzazione operano gli ordini religiosi, che si dedicano ai più svariati ambiti dell’apostolato, occupandosi materialmente e spiritualmente dell’uomo in ogni fase della sua esistenza. Infine i movimenti ecclesiali compiono un prezioso lavoro, all’interno e fuori delle parrocchie, aggregando i fedeli nei modi più diversi. Tutto questo esprime l’infinita fantasia dello Spirito Santo che su-scita sempre nuove occasioni e vocazioni per avvicinare tutti gli uomini. Lo Spirito agisce come la donna della parabola, cercando con ogni cura tutte le anime, non solo quelle dei giusti.

Porta stretta (dMP)

Siamo cristiani solo in chiesa o anche nella vita quotidiana?

Il vangelo ci chiede delle scelte molto radicali e si pone in contrasto con il mondo, cioè col modo comune di pensare. Gesù non usa mezzi termini, è molto esplicito. È questo che spinge il discepolo a chiedere: sono pochi quelli che si salveranno? La domanda tradisce l’ansia di chi dubita di poter cambiare vita e aderire all’insegnamento del Maestro. Ogni domenica noi ci ritroviamo qui a mangiare e bere in sua presenza, ad ascoltare la sua parola, ma il Signore ci dice in modo molto chiaro, che non basta. Cosa dobbiamo fare? Entrare per la porta stretta. Questo significa che non è sufficiente una religiosità esteriore, fatta di gesti, di parole e di abitudini, ma occorre un coinvolgimento di tutto il nostro essere. Dio vuole essere servito col cuore e non con le labbra. Non si può essere cristiani solo in chiesa, occorre esserlo soprattutto fuori. Ciascuno di noi si deve domandare come può testimoniare la sua fede nella vita di ogni giorno. Il primo passo è far entrare il Signore nella mia giornata con la preghiera. Gesù stesso ci mette sulle labbra le parole giuste: Padre nostro… Per chiamare Dio Padre bisogna comportarsi da figli, cioè sforzarci di fare la sua volontà. Lui vuole che la nostra vita sia segno della sua santità, vuole vederci lavorare per il suo Regno. Il lavoro è fatica, richiede energia e Dio stesso ci dice di chiedere il pane, cioè la forza di fare il nostro dovere. Cosa chiediamo di solito? Fai così, dammi questo, fammi quello. Invece la domanda giusta è: cosa vuoi che io faccia? E poi dammi la forza e la capacità di perdonare, perché non c’è amore senza perdono, sostienimi nella prova e liberami dal male. Non sono parole, ma un preciso programma per la giornata. Allora posso partire e cercare di attuare queste cose oggi. Ecco la porta stretta. Lo è perché mi impone di subordinare la mia volontà alla sua, mentre io voglio fare sempre di testa mia. Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti, perché sono dentro? Perché hanno obbedito, perché si sono sforzati di essere figli. Verranno da tutte le parti per entrare, ma solo i figli saranno ammessi. Questa è l’unica condizione. Non conta essere primi o ultimi. Gli ebrei sono stati i primi a conoscere Dio e noi gli ultimi. Ci sono uomini che sono stati potenti e famosi e per questo primi, mentre altri sono stati umili e sconosciuti e dunque ultimi. La graduatoria però non si basa su questioni umane o su chi è arrivato prima, ma sull’amore. È sull’amore che saremo giudicati. Se amiamo Dio davvero, allora ameremo anche quelli che lui ama, cioè tutti gli uomini.

“Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione. “: Omelia 18 Agosto 2019 (PG)

VANGELO (Lc 12,49-53)
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera»

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Fuoco e Spada (dMP)

Essere cristiani vuol dire seguire la Verità e non sempre per farlo si trova la pace.

Il profeta è colui che parla a nome di Dio. Non predice semplicemente il futuro, ma giudica gli eventi alla luce della Parola e prevede gli esiti dell’azione umana. Certamente i profeti più popolari sono quelli che ci promettono un futuro roseo, ma la verità non sempre è gradevole e questo ha reso molti di loro nemici al popolo. Geremia viveva in un tempo di prosperità, ma ammoniva il popolo e il re che la persistente infedeltà all’alleanza li avrebbe condotti alla punizione da parte del Signore, cioè all’invasione dei popoli del nord, i babilonesi. Naturalmente nessuno voleva ascoltare simili minacce e quando l’esercito babilonese assedia Gerusalemme, anziché ammettere le proprie colpe, i capi lo gettano in una cisterna vuota. Questa storia ricorda molto da vicino quella di Gesù. Egli porta il fuoco sulla terra, cioè la purificazione e il giudizio. Il fuoco purifica i metalli dalle scorie o elimina i germi sterilizzando, ma decisamente brucia. Ecco perché divide: separa il buono dal cattivo. San Paolo definisce la Parola di Dio una spada a doppio taglio, che penetra profondamente. È questo che vuole dire Gesù, di fronte al fuoco della verità non si può evitare che il bene e il male si scontrino e si combattano. Anche oggi assistiamo alla levata di scudi contro la chiesa accusata di ingerenza nella vita politica e sociale. Da che parte sta il vero? Il Signore ci chiede di prendere posizione in modo coraggioso: è meglio affrontare il giudizio dei contemporanei che quello di Dio! Questo significa anche guardare avanti e prevedere dove ci porteranno determinate scelte, così come sappiamo capire guardando il cielo se pioverà o farà bello. Oggi sta crescendo una forte coscienza ecologica, ci chiedono di risparmiare energia e di rispettare l’ambiente perché ci si rende conto che stiamo spendendo più di quello che guadagniamo. Se abbattiamo più alberi di quanti ne crescano o sporchiamo più di quanto possiamo pulire, presto moriremo in un deserto di immondizia. Un comportamento virtuoso è allora quello di cominciare dal basso a cambiare abitudini e essere più parsimoniosi e rispettosi dell’ambiente. Ci sono però altri temi altrettanto pressanti ma molto meno popolari. Se la famiglia è la base della società e noi andiamo avanti distruggendola, col divorzio, con l’aborto, con l’immoralità, in che mondo vivranno i nostri figli? Non sono sempre gli altri che devono cambiare, anche noi siamo chiamati a fare delle scelte coerenti. Basta andare a messa la domenica per essere cristiani?

Responsabilità (dMP)

Gesù vuole che le nostre capacità siano messe a frutto per arricchire chi ha meno di noi.

Il Vangelo ci paragona ai servitori di un padrone, ma non si tratta di servi senza importanza, che devono solo lavorare e tacere, al contrario sono dipendenti a cui è stato affidato l’intero patrimonio da amministrare e che il padrone si aspetta di trovare al loro posto. La cosa che sorprende è che il Signore al suo ritorno, non solo riconosce i meriti di chi lo ha servito, ma addirittura lo fa sedere a tavola al suo posto prendendo lui stesso le parti del servo. Il padrone quindi non vuole togliere al servo l’amministrazione, ma vuole una prova della sua fedeltà. La tentazione da superare è il confondere una situazione provvisoria con una definitiva. È ciò che succede al servo che diventa un tiranno spadroneggiando sui beni che non gli appartengono, pensando che il suo padrone non tornerà più per chiedergli conto del suo operato. Noi possiamo cadere nello stesso errore quando dimentichiamo che quasi la totalità dei nostri beni ci sono stati dati gratuitamente. La vita, le nostre capacità, e tutte le opportunità che abbiamo avuto. Si tratta delle condizioni indispensabili per produrre qualunque risultato, come possiamo pensare che ci siamo fatti da soli? L’ingratitudine e la pretesa di autonomia sono il peccato originale che affligge l’uomo. Di fronte alla grande generosità di Dio, siamo stimolati ad esserlo altrettanto, a dare in elemosina, cioè ad aiutare il prossimo allo stesso modo gratuito con cui noi stessi siamo aiutati. Questo procura un tesoro che non può essere intaccato da nessun rovescio finanziario o politico, nemmeno dalla morte. Spesso noi viviamo come se avessimo davanti un futuro illimitato, ma ogni giorno si avvicina l’ora in cui dovremo rendere conto. Il padrone verrà come un ladro nella notte. È un’immagine inquietante, ma data per stimolarci al bene, perché non perdiamo tempo. Il Signore non viene all’improvviso per punirci, ma al contrario per poterci premiare. Certamente è molto esigente. Pretende molto da chi ha avuto molto. È perfettamente logico. Se una persona è intelligente e fortunata, dovrebbe capire più facilmente che le sue doti non se le è date da solo. Un uomo che è diventato ricco perché ha avuto la testa per studiare e una famiglia che lo ha sostenuto, anche se ha fatto dei sacrifici, deve sentire di dovere qualcosa a chi è stato meno fortunato di lui, deve sentirsi responsabile verso la società. Il Signore ci chiede coscienza e riconoscenza, verso Dio e verso il prossimo.

“Quello che hai preparato, di chi sarà? “: Omelia 4 Agosto 2019 (PG)

VANGELO (Lc 12,13-21)
Quello che hai preparato, di chi sarà?

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Chiedete e vi sarà dato”: Omelia 28 Liglio 2019 (PG)

VANGELO (Lc 11,1-13)
Chiedete e vi sarà dato.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore”: Omelia 21 Luglio 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 10,38-42)
Marta lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Chi è il mio prossimo? “: Omelia 14 Luglio 2019 (PG)

VANGELO (Lc 10,25-37)
Chi è il mio prossimo?

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“La vostra pace scenderà su di lui”: Omelia 7 Luglio 2019 (PG)

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VANGELO (Lc 10,1-12.17-20)
La vostra pace scenderà su di lui.
+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Ti seguirò ovunque tu vada”: Omelia 30 Giugno 2019 (dDV)

VANGELO (Lc 9,51-62)
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Ti seguirò ovunque tu vada.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Determinazione (dMP)

Gesù ci invita a seguirlo con la stessa determinazione con cui affronta la sua missione.

Gesù si dirige decisamente verso Gerusalemme. È importante notare questa ferma decisione. Il Maestro è consapevole di quello che lo aspetta, il tradimento, il dolore e la morte, ma non esita perché sa che la passione è il passaggio verso la gloria della resurrezione e verso il compiersi del Regno. Egli ci invita a se-guirlo in questa dimensione eterna, che comincia nel dolore della vita e porta alla beatitudine. Solo alla luce di una simile meta si possono comprendere le condizioni che Gesù pone. Il primo passo è capire che il Regno non è di questo mondo e dunque non è qualcosa da difendere o affermare con la forza. Giacomo e Giovanni vorrebbero che il fuoco consumasse i loro oppositori: è la tentazione del fondamentalismo, che pretende di combattere e anche di uccidere in nome di Dio. È qualcosa che abbiamo fatto anche noi cristiani e che qualcuno vorrebbe fare ancora, ma attira il rimprovero di Gesù. Il Padre ci lascia liberi di accettarlo e il Figlio, piuttosto che imporsi vanificando questa libertà, va incontro alla morte. Non ci deve essere il minimo equivoco, non si tratta dell’affermazione di qualcosa di umano e passeggero, ma di un Regno divino ed eterno. Ci sono poi i tre casi pratici. Nel primo il Maestro mette in guardia il discepolo entusiasta: seguirlo vuol dire rompere gli schemi della consuetudine e affrontare il rischio della povertà e della emarginazione. Gesù infatti è bandito dai benpensanti e considerato un eretico. Il secondo solleva la questione dei legami familiari. Seppellire il padre significa prendersi cura prima dei genitori e poi rispondere alla vocazione. Quando Gesù fanciullo è ritrovato dopo tre giorni dai suoi nel tempio dice loro: non sapete che devo occuparmi delle cose del Padre mio. Seguire la propria vocazione vuol dire anche superare i vincoli familiari. Io ho visto tanti genitori far la guerra ai figli perché volevano farsi religiosi; ma noi siamo prima di tutto figli di Dio e la sua chiamata ha la precedenza. D’altronde i genitori hanno fatto la loro vita e le loro scelte e devono permettere ai figli di fare altrettanto. Inoltre c’è la Provvidenza che non si dimentica di certo di chi ha dato un figlio al Signore. Gesù non usa mezzi termini, ma dice le cose in modo diretto. Il terzo caso è simile al precedente e riguarda l’incertezza che a volte gli affetti determinano. I genitori troppo protettivi impediscono ai figli di crescere. Se una rondine non buttasse i suoi piccoli giù dal nido, questi non imparerebbero mai a volare. Allo stesso modo un eccessivo attaccamento alla famiglia rende incapaci di rischiare la propria vita per il Regno. È anche per questo che i religiosi non si sposano, per essere in tutto e per tutto dedicati al Signore. Gesù ci chiede decisione e fermezza nel seguirlo, perché una vita cristiana non deve accettare com-promessi.

 

“Tutti mangiarono a sazietà”: Omelia 23 Giugno 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 9,11-17)
Tutti mangiarono a sazietà.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

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