I NOSTRI DON

Ama il tuo nemico (dMP)

Amare il nemico vuol dire guardare l’uomo con gli occhi di Dio.

Amare i nemici, porgere l’altra guancia, pregare per chi ci fa del male: come può Gesù chiederci qualcosa di tanto estremo e innaturale? È come rinunciare a difendersi. Tutto questo sembra poco realistico perché noi tendiamo sempre a guardare le cose dal nostro punto di vista, come se fossimo noi il centro della storia, come se tutto l’universo ruotasse intorno a noi. Giudichiamo e condanniamo quello che crediamo essere il male per noi. Il Vangelo invece ci invita a vedere il mondo con gli occhi di Dio. Quel mondo l’abbiamo sotto gli occhi. È pieno di conflitti; è ingiusto perché pochi hanno in mano le ricchezze, mentre moltissimi soffrono per la fame e l’arretratezza; è spesso frivolo e inebriato da mille illusioni. Tutto questo non è opera di Dio, ma dell’uomo, della sua cattiveria e avidità. Come può Dio amare l’uomo che fa un così cattivo uso della sua libertà e di tutto il bene che gli è stato dato gratuitamente? Eppure lo ama! Questa è la buona notizia! Quello che il Maestro ci invita a fare è guardare il mondo e l’uomo con gli occhi del Padre, non con la nostra meschina giustizia. Dunque se il Padre ama tutti gli uomini, giusti o ingiusti che siano, dobbiamo amarli anche noi. Non solo, ma anche perché noi facciamo l’esperienza del perdono di Dio: qualunque sia il nostro peccato, se siamo pentiti, Lui ce lo perdona. Sempre. Il Signore vuole che noi diventiamo come Lui, per darci tutto sé stesso, e non aspetta che facciamo il primo passo, perché in Gesù ci ama per primo. Gesù ha preso su di sé i nostri peccati e ciò significa che quando il Padre guarda un peccatore, vede suo Figlio, e lo perdona. Perciò anche noi quando guardiamo chi ci fa del male dobbiamo pensare che, anche se cattivo, ha meritato l’amore del Maestro. Un giorno dovremo presentarci davanti a Lui per essere giudicati e non potremo certo pensare di cavarcela solo per i nostri meriti. Nessuno è senza peccato. Ce la caveremo invece se siamo misericordiosi, se sappiamo essere sempre disponibili verso gli altri come lo è Dio. Quello che ci frena è la paura. Abbiamo paura di essere troppo buoni o di essere calpestati. È quello che è capitato al Maestro: si sono approfittati di Lui e lo hanno ucciso, ma è risorto! Non bisogna aver paura, se diamo qualcosa al Signore Lui ce la restituisce centuplicata: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio. In più abbiamo la risorsa della preghiera, se desideriamo davvero perdonare, anche se non ci riusciamo da soli, chiediamo a Gesù di darcene la forza e Lui ci esaudirà.

“Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.”: Omelia 17 Febbraio 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 6,17.20-26)
Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Beati (dMP)

La beatitudine è cercare ciò che resta.

La povertà, la fame, il dolore e la persecuzione, come possono essere fonte di beatitudine? Allo stesso tempo la ricchezza, l’allegria, la sazietà e la buona fama, non sembrano essere cose negative. Eppure il Vangelo le descrive così. Dov’è l’errore? Per capire potremmo porci una domanda: dove cerchiamo la felicità? Il fatto che sia qualcosa che va cercato ci dice già che in partenza non siamo felici. La prima cosa che fanno i bambini appena nati è piangere. D’accordo che non conoscono nessun’altra forma di comunicazione, ma indiscutibilmente, passare dal caldo e confortevole rifugio della pancia della mamma, al freddo e confusionario mondo esterno è un bello shock! Quello che ci rende da subito scontenti è la mancanza di qualcosa: del cibo, del riparo, della sicurezza, e da lì inizia la nostra faticosa ricerca della soddisfazione degli infiniti bisogni e desideri che continuamente ci si presentano. Poi sorge l’altro grande interrogativo: è meglio l’uovo oggi o la gallina domani? Il dilemma della cicala e la formica. Per essere soddisfatti ci vuole strategia, si deve fare un ragionevole quantitativo di sacrifici che ci portino in una situazione di tranquillità, dove si possa godere dei frutti del lavoro precedente. È un po’ come mettere in moto la grande ruota di un volano, all’inizio si fa molta fatica, ma quando ha preso velocità la si mantiene in rotazione senza grossi sforzi. Questo ci dice il Maestro: punta a qualcosa di grande, che non sia solo la soddisfazione momentanea, allora sarai beato. Quando un atleta corre la sua maratona, fa una gran fatica, ma al traguardo è soddisfatto perché ha superato la prova. Se durante la gara si fosse fermato avrebbe risolto il problema della fatica, ma non sarebbe arrivato da nessuna parte. Questo è il punto, il nostro traguardo è l’Infinito, l’eternità e la vita la corsa. Chi è beato, chi arriva in fondo o chi si ferma a metà e non arriva più? Meglio aver fame di Dio e riconoscersi poveri perché bisognosi della sua grazia, che arrivare sazi e pieni di soldi al cimitero. Quando si va all’estero si devono cambiare i soldi, perché la nostra moneta non serve. Il Maestro ci invita ad arricchirci della sua grazia, che in paradiso ha molto valore, e non puntare tutto sull’euro che nella cassa da morto non vale niente.

“Lasciarono tutto e lo seguirono”: Omelia 10 Febbraio 2019 (dDV)

VANGELO (Lc 5,1-11)
Lasciarono tutto e lo seguirono.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Pescatori (dMP)

Il Signore ci pesca per salvarci e ci insegna a fare come Lui.

C’è più di un punto in comune tra Isaia, Paolo e Pietro. Intanto si sentono inadeguati. Isaia dice di essere un uomo dalle labbra impure, Paolo si definisce un aborto e Pietro si butta in ginocchio accusandosi di essere un grande peccatore. È un sentimento molto comprensibile se pensiamo alla grandezza che si trovano a fronteggiare. Il profeta è circondato dagli angeli e vede la gloria di Dio, Paolo da persecutore della chiesa è stato disarcionato da una luce accecante ed il Pescatore è sbalordito da un vero miracolo. Alla fine però tutti e tre si mettono a disposizione e faranno grandi cose. Il Signore li coinvolge. Paolo è quello che ha subito una delle vocazioni più certe della storia, pressoché una mazzata in testa. Dio tocca il cuore di Isaia mostrandosi quasi angosciato: chi manderò, chi andrà per Noi? Come se l’Onnipotente non sapesse come fare… Il profeta si fa avanti, anche perché l’angelo lo ha appena purificato, ma soprattutto per uno slancio di generosità. Simone ha lavorato tutta la notte senza successo, dalla risposta che dà a Gesù si capisce che è frustrato e stanco, ma è anche affascinato dal Maestro e da quanto gli ha appena sentito dire. Nonostante tutto accetta: sulla tua parola getterò le reti. Un atto di fiducia che gli garantisce il successo. Se i pescatori avevano lavorato la notte significa che di giorno non era il momento migliore per pescare eppure le reti si riempiono tanto da rompersi. Si capisce che non è la barca, la rete o il pescatore che fa la differenza, ma la Sua parola. Stare con Gesù, accettare di essere guidati da lui e soprattutto fidarsi garantiscono la riuscita. Il Maestro rassicura Pietro: non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini. Dio non vuole costringerci ad amarlo, tuttavia ci corteggia col suo fascino irresistibile, ci attira come un esperto pescatore, non per trasformarci in prede, ma per salvarci. Anche noi dobbiamo imparare questa arte di avvicinare le persone al Signore, ma il primo passo è quello di essere innamorati di Lui, come lo erano Isaia, Paolo e Pietro. Nel vangelo spesso troviamo delle persone entusiaste del loro incontro con Gesù che invitano amici e parenti a conoscerlo. Andrea lo ha fatto con Pietro, Filippo con Natanaele, la samaritana coi suoi concittadini. Bisogna buttarsi anche se, come Simone e Isaia, non ci si sente adeguati di fronte a Dio: non siamo noi a dover essere all’altezza, ci è chiesto solo di ammettere la nostra povertà e di metterci nelle sue mani, il resto è opera sua. In questo modo diventiamo strumenti di un enorme successo.

“Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei”: Omelia 3 Febbraio 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 4,21-30)
Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Fiducia (dMP)

Chiediamo al Signore non di capire, ma di avere fiducia in Lui.

Gesù si manifesta ai suoi concittadini e viene rifiutato. Non è il figlio di Giuseppe? Come dire: conosciamo la sua famiglia, è uno di noi. Di fronte alla loro diffidenza il Maestro cita due episodi della vita dei profeti Elia ed Eliseo i quali non hanno fatto miracoli nella loro patria. Paragona i suoi compaesani alla gente del tempo di quei profeti per rimarcare che la durezza di cuore è la stessa. Questo provoca la loro indignazione, tanto che vorrebbero ucciderlo, ma non è ancora il momento e Gesù un piccolo miracolo lo fa, sottraendosi alle loro mani senza dover fuggire. Sarebbe successo anche a noi probabilmente. Se uno dei nostri ragazzi si alzasse in chiesa e si dichiarasse profeta, noi come reagiremmo? Dov’è dunque l’errore? Sta nel fatto che noi crediamo spesso di poter giudicare le cose secondo quello che ci appare sensato. Abbiamo degli schemi, ed è difficile romperli. Ci aspettiamo che la nostra vita vada come vogliamo noi, ma il piano provvidenziale non possiamo conoscerlo. Mi vengono in mente le parole di Isaia (55,9): Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. La Provvidenza muove le cose vedendo l’intero orizzonte, il passato, il presente ed il futuro, mentre noi abbiamo una visione limitata al solo presente, in più viziata dalle nostre aspettative. Quante volte recriminiamo dicendo che un determinato evento non è giusto o che certe cose non dovrebbero succedere? Agostino, per far capire questa cosa faceva un paragone: se un osservatore guarda molto da vicino un mosaico, ne vede solo poche tessere, che apparentemente sono messe lì a caso; ma se si allontana, allora vedrà il disegno nel suo insieme e apprezzerà il lavoro dell’artista. I nazareni credono di capire come vanno le cose e le giudicano, ma non hanno capito niente. Noi lo sappiamo solo perché vediamo la cosa da distante e sappiamo come la storia va a finire, ma nei loro panni sapremmo essere così umili da mettere in discussione le nostre idee preconcette? Questo episodio non ci è proposto perché noi giudichiamo quegli uomini, ma perché giudichiamo noi stessi. Avere fede significa mettersi in ascolto di Dio soprattutto nei momenti bui, quando ci sembra di non capire. Avere fede quando le cose vanno bene è molto facile. La fede si prova nell’oscurità. Siamo disposti a farci prendere per mano per essere guidati su un terreno sconosciuto? Ecco perché non dobbiamo mai stancarci di pregare e di chiedere, non di capire, ma di avere fede.

 

 

“Oggi si è compiuta questa Scrittura”: Omelia 27 Gennaio 2019 (dDA)

VANGELO (Lc 1,1-4; 4,14-21)
Oggi si è compiuta questa Scrittura.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Oggi si è compiuta questa Scrittura”: Omelia 26 Gennaio 2019 (PA)

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VANGELO (Lc 1,1-4; 4,14-21)
Oggi si è compiuta questa Scrittura.

+ Dal Vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Liberazione (dMP)

La liberazione che ci offre il Cristo è oggi, per chi lo incontra davvero.

Chiesa deriva dal termine greco che significa assemblea e definisce l’insieme dei credenti, i quali sono comunità perché si raccolgono intorno alla stessa mensa dove viene spezzato il pane che è la Parola e il Corpo di Cristo. Ogni battezzato partecipa alla missione della chiesa che è annunciare in tutto il mondo la buona notizia dell’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù. Questa missione ci accomuna tutti, ciascuno secondo la sua vocazione e le sue capacità. Non è importante il ruolo, ma l’impegno, infatti noi veneriamo tra i santi tanto i papi come i semplici fedeli. Il mondo ha un grande bisogno di Dio e noi siamo chiamati a divulgare l’annuncio iniziato da Gesù e continuato dagli apostoli, perché la salvezza operata dal Cristo si compie ogni giorno. Nella sinagoga Gesù legge il profeta Isaia, un brano che parla del Messia e annuncia il compimento di quella profezia. Dice: oggi si è adempiuta. Non si tratta di quel giorno particolare del primo secolo, ma del nostro oggi, del presente di ogni uomo che scopre che il Signore si è incarnato e ci ha visitato. Gesù è una presenza e la sua voce grazie a Luca risuona adesso anche per noi. Si rivolge ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi. E noi cosa c’entriamo? La povertà di cui parla è la mancanza di Dio, non delle sostanze in senso materiale. Se si legge nella cronaca che i ragazzi si usano violenza tra loro e si ammazzano, che i vicini di casa uccidono, che i terroristi continuano ad assassinare degli innocenti, non viene da pensare che questo mondo è senza Dio, cioè senza il Bene? Non perché Lui si nasconde, ma perché l’uomo lo esclude: ecco perché siamo poveri. Se non sappiamo riconoscere questi segni e non facciamo penitenza è perché siamo ciechi. Il nostro mondo non cerca la felicità, o meglio crede di farlo, ma in realtà cerca solo il piacere e questo lo rende schiavo mille volte, delle sue passioni, della droga, dei debiti delle infinite vendite rateali, dei desideri inappagati: non è una prigionia terribile? Chi è legato da simili catene vive una dura oppressione e sospira la liberazione. Dunque Gesù si rivolge proprio a noi e dice una sola parola: oggi. Questa rivelazione deve farci saltare come una puntura, come quando la tua squadra fa gol e tu salti su con le braccia al cielo anche se sei da solo davanti alla televisione. Non è fantastico? È oggi la nostra liberazione, non fra dieci o mille anni. Ecco perché bisogna pregare, leggere le scritture, confessarsi e fare la comunione, perché noi e il mondo intero abbiamo bisogno di Gesù.

“Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù”: Omelia 20 Gennaio 2019 (PA)

VANGELO (Gv 2,1-12)
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Trasformazione (dMP)

Il Maestro può trasformare l’acqua della nostra povertà nel vino della sua ricchezza.

Nell’Antico Testamento viene esaltata Gerusalemme, ma in realtà era poco più di un villaggio su una collina sassosa e brulla. È una esagerazione? No la città è davvero meravigliosa perché è abitata dal Signore. S. Paolo parla dei diversi doni che arricchiscono la comunità. Chi ha qualche capacità particolare potrebbe inorgoglirsi e credere di avere dei meriti. L’Apostolo sottolinea che ogni carisma viene dallo Spirito Santo che agisce nei singoli a vantaggio della collettività. Queste letture ci facilitano la comprensione dell’episodio proposto nel vangelo di Giovanni. Dopo la visita dei Magi e il Battesimo, il miracolo delle nozze di Cana è considerata la terza epifania di Gesù, cioè la sua terza manifestazione. A Betlemme viene adorato dai Magi e l’adorazione è riservata a Dio, nel Giordano è indicato dallo Spirito Santo come il Messia e qui a Cana dimostra la sua onnipotenza. Il Maestro non voleva esporsi, ma la grande attenzione di sua madre per il prossimo, lo costringe a compiere il miracolo. Appare evidente che Gesù non riesce a sottrarsi alla volontà della Madonna. Maria lo mette con le spalle al muro e, anche se lui cerca di tirarsi indietro, lei si rivolge direttamente ai servitori: fate quello che vi dirà; non ha nessun dubbio che sarà obbedita dal figlio. Ecco perché è importantissimo pregare la Vergine, perché se lei si fa patrona della nostra causa, suo Figlio non può rifiutarle la grazia! L’intercessione di Maria è la chiave di accesso alla misericordia di Gesù. È interessante che il suo primo segno sia per allietare la festa dei suoi amici. Egli è nel mondo non solo per essere pane, ma anche come vino che scalda il cuore. C’è poi da notare che il Maestro non compie mai i miracoli senza la collaborazione degli uomini. Qui si avvale dei servitori, che devono riempire le giare d’acqua. Il vino che ne attingono è il migliore. Il significato di questo avvenimento è notevolissimo per la nostra vita spirituale. Vuol dire che l’importante è mettersi a disposizione, il resto lo fa il Signore. Le nostre poche capacità sono come quell’acqua, ma se le offriamo a Lui, diventeranno ottimo vino. Quindi nel rispondere al Signore che ci chiama a compiere il nostro dovere, ciascuno secondo la sua vocazione, non dobbiamo preoccuparci di noi stessi, di fare brutta figura o di non essere capaci, se ce lo chiede Lui e noi ci mettiamo con fiducia nelle sue mani, le nostre piccole energie diventano la Sua forza. Non bisogna avere mai paura, ma essere generosi e pronti, perché è Lui che trasforma, come un grande artista che fa di un sasso qualsiasi una scultura di valore inestimabile.

“Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì. “: Omelia 13 Gennaio 2019 (PA)

VANGELO (Lc 3,15-16.21-22)
Mentre Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Battesimo (dMP)

Lo Spirito Santo porta Gesù come la colomba del diluvio il rametto di ulivo: il segno dell’inizio del Regno come l’ulivo rappresentava la presenza di un nuovo mondo da vivere e far vivere.

Per gli ebrei la santità implica la separazione dai peccati e da chi li commette. Il popolo eletto, essendo santo, cioè consacrato a Dio, deve essere separato dagli altri popoli, cosa che avviene ancora oggi. Per quella mentalità pensare che il Messia, il santo di Dio, si metta in fila con i peccatori per farsi battezzare, è un fatto assolutamente inconcepibile. Per questo gli esegeti dicono che il battesimo di Gesù è un episodio certamente accaduto, perché a nessuno scrittore ebreo sarebbe mai venuto in mente di inventare qualcosa di tanto estraneo alla tradizione. Invece l’Emmanuele, il Dio-con-noi, non solo si fa uomo, ma condivide l’esperienza degli uomini camminando vicino a loro, senza scandalizzarsi di mescolarsi ai peccatori. Egli comincia la sua vita pubblica dal Giordano, iniziando il Regno, come il suo omonimo Giosuè. Gesù e Giosuè derivano dallo stesso nome ebraico che è tradotto differentemente per distinguere le due figure. Giosuè è colui che guida il popolo nella terra promessa al termine dell’esodo durato quarant’anni. L’ingresso nella terra dei Padri avviene proprio dal Giordano, che si ferma davanti agli ebrei permettendo loro di attraversarlo all’asciu tto come il Mar Rosso. Anche l’annuncio del nuovo Regno comincia dalle acque di quel fiume. Si tratta però di una patria spirituale che si svilupperà pienamente solo nell’ultimo giorno. Gesù è colui che ci guida verso quella meta. Il segno della sua regalità è lo Spirito Santo che scende su di lui come una colomba. Questa figura ci ricorda un altro episodio: la fine del diluvio, quando Noè lascia uscire una colomba che torna con un ramo di ulivo nel becco. Quel rametto annuncia un mondo nuovo da abitare. Allo stesso modo la colomba dello Spirito Santo ci porta Gesù che è annuncio del nuovo Regno messianico: un nuovo inizio per l’umanità. Questo ci riconduce al nostro battesimo, che ha segnato l’origine della nostra vita cristiana facendo di noi i cittadini di quel Regno. Come gli ebrei di allora, anche noi nell’acqua battesimale abbiamo incontrato Gesù e il suo Spirito che ci invita a rinascere. L’episodio del battesimo nel Giordano è una delle tre grandi epifanie o manifestazioni di Gesù insieme alla visita dei Magi e al primo miracolo a Cana. Qui però c’è molto di più perché è tutta la Trinità a rivelarsi. Il Figlio è benedetto dalla presenza della colomba dello Spirito Santo e si fa sentire la voce del Padre. L’inizio della missione del Cristo collega la terra con il Cielo e ci permette una conoscenza più profonda del mistero di Dio nel quale il nostro battesimo ci ha immersi.

“Siamo venuti dall’oriente per adorare il re”: Omelia 6Gennaio 2019 (PA)

VANGELO (Mt 2,1-12)
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Il Viaggio (dMP)

I Magi rappresentano chi cerca l’Infinito e non ha paura di compiere un lungo viaggio pur di trovarlo.

Gloria a Dio nel più alto dei cieli, è il canto degli angeli che annunciano la nascita di Gesù. Perché il cielo è da sempre considerato la dimora di Dio? Intanto perché dall’alto Egli vede ogni cosa e il suo sguardo abbraccia tutto l’universo, ma non solo. La terra è un luogo di confusione e di continuo cambiamento, dovuto alla natura stessa che continuamente modifica e modella il nostro pianeta, e anche a causa dell’uomo che genera e distrugge governi e nazioni, provoca guerre, costruisce e demolisce. Il cielo invece è il luogo della perfezione. Le irraggiungibili stelle che ogni notte trapuntano la volta celeste sono le stesse che vedevano i nostri più antichi progenitori, e il moto di quegli astri è costante e immutabile. Niente disordine, non è caos, ma cosmos. In oriente c’è la Mesopotamia, la patria dei Magi, dove è nata la scienza delle stelle con cui i mistici hanno imparato a leggere negli astri la volontà segreta del Creatore. Questi sapienti non erano ebrei, non conoscevano nulla della storia di Israele, né mai avevano letto le antiche profezie, ma vedono nascere una stella. È un segno talmente straordinario che fa comprendere loro che è nato il Re dei re. Fanno allora un gesto di grande coraggio mettendosi in cammino senza sapere dove la stella li condurrà. La loro ricerca è simbolo del fatto che Dio è più grande di ogni religione e che è il Dio di tutti e non solo d’Israele. Essi riconoscono la presenza di un Creatore guardando il mistero della creazione. Oggi la scienza ci insegna moltissimo sulla bellezza e sull’infinita complessità e fantasia della natura. Come può tutto questo essere frutto del caso? Noi sappiamo per esperienza che dietro ogni grande opera si nasconde l’ingegno e la fatica di chi l’ha prodotta. Michelangelo non ha gettato a caso secchi di colori sulle volte della cappella sistina, né Einstein ha formulato la teoria della relatività scarabocchiando simboli e numeri alla rinfusa. Il creato ci parla del suo Autore, è un segno, e chi è coraggioso e curioso si mette in viaggio, come i Magi, affrontando il deserto e l’ignoto per fare il più grande degli incontri, per scoprire la Luce che fa brillare ogni stella. Dice il salmo 84: Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio. I Magi ci invitano a seguirli nel loro cammino verso Betlemme. Non è necessario avere doti straordinarie, ma solo il grande desiderio di incontrare la Verità.

“I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù”: Omelia 1 Gennaio 2019 (dGP)

VANGELO (Lc 2,16-21)
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri”: Omelia 30 Dicembre 2018 (dDV)

VANGELO (Lc 2,41-52)
Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.

+ Dal Vangelo secondo Luca

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Sacra Famiglia (dMP)

Compito di ogni educatore è far scoprire ai ragazzi qual è la loro vocazione.

Gesù è Gerusalemme per la pasqua. Ha dodici anni, l’età del Bar Mitzvah, che letteralmente significa figlio del precetto, il momento in cui il giovane ebreo, ormai adulto, si assume tutte le responsabilità dei suoi doveri morali e religiosi. È l’equivalente della nostra confermazione con cui si conclude l’iniziazione cristiana e si è considerati cristiani adulti. Gesù si intrattiene coi dottori, li ascolta e li interroga, quindi non si pone come superiore a loro, ma dimostra tutta la sua sapienza, che colpisce moltissimo quegli anziani. Il fatto è particolare perché questo confronto è durato due o tre giorni: lo studio delle scritture è un lavoro inesauribile e sempre apportatore di nuove idee e scoperte. Per quanto si vada a fondo c’è sempre qualcosa da imparare. Naturalmente Maria e Giuseppe sono preoccupati perché non hanno sue notizie da giorni, tuttavia Gesù non sembra affatto pentito del suo comportamento, è quasi spietato con loro. È molto più attratto dal Padre celeste e dalla Sua volontà. Davanti ai suoi genitori mostra di dare più importanza a Dio. Questa è l’ultima occasione in cui il vangelo ci parla di Giuseppe. La sua funzione è finita: egli ha condotto il figlio a scoprire chi è il suo vero Padre e come padre putativo, o potremmo dire come padre spirituale, si fa da parte perché Gesù ha compiuto la sua maturazione. Il ragazzo rimane coi suoi genitori per completare la sua crescita, ma ha capito l’orientamento della sua vita. I due sposi non comprendono e Maria conserva nel cuore queste cose. Le capirà più avanti. Sono quasi intimoriti di fronte a questa svolta della vita del loro ragazzo, ma non lo rimproverano più. Accettano il loro ruolo di accompagnatori della sua crescita. Applicato alla nostra vita, questo è un modello che va bene sia per i genitori, sia per chi, come i sacerdoti o gli educatori, collaborano alla formazione dei ragazzi. Sono anime che non ci appartengono e che noi dobbiamo guidare a scoprire di chi sono realmente figli. Ogni uomo è unico e amato in modo speciale dal Padre e per ciascuno c’è una particolare vocazione. La vera realizzazione di un uomo è capire qual è la volontà di Dio per lui e ogni educatore deve preoccuparsi che chi è affidato alla sua responsabilità lo scopra. Come Maria e Giuseppe siamo davanti a un mistero che va custodito e aiutato a realizzarsi. Questa è la prima educazione che dobbiamo preoccuparci di dare ai nostri ragazzi.

“Oggi è nato per voi il Salvatore”: Omelia 24 Dicembre – Messa della notte (dDA)

VANGELO (Lc 2,1-14)
Oggi è nato per voi il Salvatore.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

LA SETTIMANA 2019
Num. 938 del 24 feb 2019
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