I NOSTRI DON

Nuovo Inizio (dMP)

La Pasqua ci parla di un nuovo inizio, ma per arrivare alla resurrezione bisogna passare dalla passione: mai paura siamo con Lui!

In questa settimana abbiamo ripercorso il terribile cam-mino di Gesù verso la croce. Egli ha dovuto sopportare non solo il dolore fisico ma anche il rifiuto del suo popolo, il tradimento di Giuda e l’abbandono dei suoi che si sono dispersi dopo il suo arresto. Nel momento della morte ha poi sperimentato una lontananza straziante dal Padre, che gli ha fatto gridare Dio mio, Dio mio, perché mi hai ab-bandonato, il lamento che apre il salmo 23. Da questo baratro di solitudine e di sofferenza lui risorge! Pensate a come dovevano sentirsi la Maddalena e l’altra Maria quel-la mattina. Nei loro occhi ancora vivissimo lo strazio della crocifissione. Il loro Gesù, il Maestro, la ragione della loro vita era morto goccia a goccia davanti a loro senza che potessero far nulla per alleviare anche solo un poco la sua inumana sofferenza. Nei loro cuori il vuoto di un fu-turo senza di lui, senza più speranza. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi»! In un momento pas-sato e futuro scompaiono davanti al presente della sua resurrezione. Si può pensare ad una gioia più grande? Il buio della morte è cancellato dalla luce infinita del Risor-to. Il cielo tocca la terra e la rinnova, la fa rinascere. Il cuore di chi accoglie il Signore, il nostro cuore, diventa la gemma, il fiore, che annuncia una meravigliosa primave-ra. Il mondo ci parla di croce e di Calvario, tiene il nostro sguardo incollato a terra, ma Gesù ci offre di risorgere con lui, di aprire il cuore su un orizzonte infinito, di alza-re la testa vittoriosi sul male e sul peccato. Ecco la nostra speranza e la nostra gioia. Siamo certo ancora in cammi-no, dobbiamo affrontare la fatica del quotidiano col suo carico di inevitabile sofferenza, ma Gesù cammina accan-to a noi e ci guida verso la vittoria della resurrezione. La parola dell’angelo è rivolta anche a noi: non abbiate pau-ra! La resurrezione è la vittoria definitiva del Cristo che vince il mondo. Possiamo immaginare la corsa a perdifia-to delle due donne e la gioia del loro annuncio che è come un’esplosione tra i discepoli affranti e confusi. Viviamo anche noi l’esultanza della resurrezione. Il mondo non è più lo stesso, si è aperta la via al cielo, rinnoviamo la spe-ranza: il Signore è risorto!

Offrire (dMP)

Il nostro piccolo sacrificio può diventare un’offerta a favore di tutti.

Gesù sa perfettamente a quale fine si sta avvicinando, ma non vi si sottrae, anzi gli va incontro decisamente: non ci può essere resurrezione senza la morte. Il tradimento di Giuda è imminente e non cerca di evitarlo perché bisogna morire al mondo per entrare nel Regno. Il Maestro non ha paura e ci dà l’esempio. La sua passione è straziante, viene umiliato, oltraggiato, coronato di spine, flagellato, cioè ferito scientificamente in ogni parte del corpo, trasci-nato sotto il peso del suo stesso patibolo e infine lasciato soffocare inchiodato a un legno. Pensate al dolore di sua Madre, della Maddalena e di chi lo amava, nel vederlo morire così, goccia a goccia, sotto i loro occhi. Uno strazio infinito. Avrebbero voluto sollevarlo in qualche modo, ma non si poteva. Gesù ha voluto sopportare questo enorme peso da solo, a immagine del peso del nostro peccato che Lui porta sulla croce per farlo morire con sé. C’è un epi-sodio narrato nel libro dei Numeri (cap. 21), che aiuta a capire. Gli ebrei si lamentavano del viaggio nel deserto e del cibo leggero, la manna, e furono assaliti da dei ser-penti velenosi che li mordevano uccidendoli. Per fermare il castigo Dio dice a Mosè di fabbricare un serpente di bronzo e metterlo su un palo, chiunque fosse stato morso e avesse guardato il serpente sul palo si sarebbe salvato. Questi serpenti sono il simbolo del peccato che distrugge e uccide, ma sul palo della salvezza non c’è un fiore o un sole o il simbolo della salute, ma ancora un serpente. Ge-sù è come quel serpente, si fa peccato, assume le sem-bianze di quel peccato, perché noi possiamo volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto ed essere salvati. La sua passione e morte diventano un dono per tutti, un’offerta al Padre per la salvezza di ogni uomo. Quando il Maestro dice: rinnega te stesso, prendi la tua croce e seguimi, ci in-vita a partecipare alla sua passione. Ciò non significa che ci dobbiamo far crocifiggere o che dobbiamo cercare delle sofferenze speciali, ma che possiamo trasformare ogni piccolo o grande dolore della nostra vita in un’offerta al Padre come ha fatto Lui. Questo ci permette di vivere ogni sofferenza, dalla piccola contrarietà al dolore fisico, come un gesto di amore per Dio e per il prossimo.

La Vita (dMP)

Gesù si commuove di fronte al nostro dolore e ci fa vedere che è vita in cui sempre possiamo sperare.

Il rapporto tra Gesù e i farisei aveva raggiunto la massima tensione. L’intento del Maestro era quello di gettare i semi del suo Regno, insegnando che l’amore di Dio è una disposizione interiore prima di tutto. Per questo aveva detto alla samarita-na che era ora di adorare Dio in spirito e verità. Egli affermava il suo insegnamento coi miracoli e non rinunciava a provocare i benpensanti violando il sabato. I farisei invece erano così at-taccati alla lettera della legge che ne avevano fatto una sorta di idolo, tanto che non furono capaci di riconoscere la presen-za del Messia. Il loro fanatismo li rendeva ciechi. Gesù aveva rischiato di essere lapidato e dunque si era allontanato dalla Giudea. Quando viene a sapere della malattia di Lazzaro e de-cide di tornarvi, i suoi discepoli si mettono in agitazione. Tommaso dà voce al loro sentimento dicendo: andiamo a mori-re con lui. È convinto che la pelle la rischiano tutti. Alla paura dei suoi, Gesù oppone invece una grande determinazione. Parlando della morte di Lazzaro come l’occasione della sua glorificazione, non pensa certo al suo successo personale, ma al fatto che il miracolo della resurrezione sarebbe stato il pre-testo per il suo arresto. Non mostra né paura, né cedimento, ma va incontro alla morte con decisione. Il gesto che compie ha un grande valore simbolico. Certamente quando Lazzaro è uscito vivo dal sepolcro avranno provato una grande gioia, ma il poveretto è dovuto morire un’altra volta! Cosa serve risorge-re se si muore di nuovo? Ecco perché se Gesù ha compiuto questo segno, lo ha fatto una volta di più per affermare coi fatti che le sue parole sono verità: io sono la resurrezione e la vita. È anche molto importante la sua commozione, che esprime la sua compassione e partecipazione al dolore delle sorelle di Lazzaro. Gesù si commuove anche per noi, quando ci vede prostrati dalla sofferenza, dalla fatica e anche dal pec-cato. È pronto a farci risorgere. Lazzaro è coperto da una pie-tra pesantissima, è legato e fasciato, è morto da quattro giorni e quindi già mezzo decomposto, eppure risorge. Questo ci dà una speranza enorme, è come se Gesù ci dicesse, non importa se sei un disgraziato pieno di peccati, anche se sei caduto così in basso che il tuo peccato ti blocca e ti schiaccia come una pietra tombale, se hai fiducia in me, io ti faccio rialzare. Que-sta è la resurrezione che dobbiamo desiderare adesso, ed è quella che si compirà alla fine dei tempi, quando nonostante tutto, ritorneremo a vivere rinnovati anche nel corpo, e non per i nostri meriti, ma perché siamo suoi amici, come lo era Lazzaro.

Guardare e vedere (dMP)

Vediamo quello che guardiamo? Se no, cosa ce lo impedisce, cosa ci acceca?

Il fatto che nel mondo esistano persone più fortunate di altre è un mistero. Noi viviamo in una società ricca, abbiamo scuole, ospedali, previdenza sociale ecc., ma molte popolazioni del mondo non hanno nemmeno il necessario per vivere. Cosa abbiamo fatto per meritarlo? Non si può rispondere. I discepoli vorrebbero giudicare la sfortuna del cieco e metterla in relazione con le colpe della sua famiglia, ma Gesù dice che la menomazione di quell’uomo è parte del piano divino. Un piano cui noi non abbiamo accesso. Non spetta a noi giudicare, piuttosto dobbiamo aver fiducia nella Provvidenza. Il Maestro decide di guarirlo. Ha appena detto di essere la luce del mondo e subito compie un gesto che conferma le sue parole. Impasta del fango con la saliva, lo spalma sugli occhi dell’uomo e lo manda alla piscina. Il fango ricorda la creazione, l’acqua il battesimo. L’uomo è solo argilla e le sue capacità sono menomate se non c’è in lui il soffio dello Spirito, la purificazione che viene da Dio. La vera luce che permette di vedere è la fede che è un dono. Il miracolo è compiuto di sabato, quando la legge prescrive di non lavorare, ma Gesù ha fatto del fango usandolo come medicazione e quindi ha violato il sabato. Inizia allora il confronto tra chi si dice vedente e chi non dovrebbe vedere. I farisei guardano il miracolo, ma non vedono la mano di Dio. Ciò che impedisce loro di capire è la pretesa di giudicare sulla base della legge e non dello Spirito. Lo Spirito infatti soffia dove vuole e non sono i limiti delle cose umane che lo possono fermare. Questo vale anche per noi. Dio non è di proprietà della chiesa cattolica, ma parla al cuore di ogni uomo del pianeta e può fare miracoli anche senza di noi. Il Figlio dell’uomo è padrone del sabato, ciò significa che il Padre è il sovrano e noi dobbiamo ubbidire e non pretendere di comandare. I veri ciechi sono allora i farisei, il cui peccato rimane, perché credono di vedere. Ci sono poi i genitori dell’uomo che possono apprezzare più di tutti il segno compiuto da Gesù, ma non vogliono riconoscerlo, perché hanno paura. Essi rappresentano i cristiani che si nascondono e non hanno il coraggio di prendere posizione. Alla fine il cieco è l’unico che vede. Affronta apertamente i farisei e riconosce Gesù. Nonostante sia un uomo semplice li mette con le spalle al muro. Vede perché ha la luce della fede. Tutto questo può servirci come un esame di coscienza. Quante volte guardiamo senza vedere, senza saper riconoscere la presenza di Gesù nella nostra vita, e quanto spesso pretendiamo di giudicare il suo operato!

Quaresima al tempo del Corona (dMP)

La nostra umanità assetata può trovare nell’acqua viva di Gesù il suo sollievo.

Gesù è stanco e assetato, fa caldo ed è mezzogiorno. È ora di mangiare, infatti i discepoli sono andati a prendere del cibo in città. Nel rivelare tutta l’umanità del Maestro l’evangelista introduce i veri protagonisti di questa storia: la sete e l’acqua. Gesù si rivolge a una donna straniera. I samaritani erano il resto degli ebrei del nord che, scampati alla deportazione assira, erano rimasti in patria ma si erano assimilati con le popolazioni pagane e per questo, pur avendo conservato il culto e la legge, non erano stimati veri ebrei. Le donne poi non godevano di grande considerazione a quei tempi. Gesù si manifesta anche per questi stranieri cominciando a far capire l’universalità del suo messaggio e sceglie una donna, cioè un testimone “debole”, come ha fatto per la sua resurrezione, per confondere i forti (1Cor 1,27), per mostrare che il suo Regno si afferma grazie a Dio e non agli uomini. Al capitolo 25 del vangelo di Matteo, nel brano del giudizio finale, Gesù dice che gli eletti lo hanno dissetato quando hanno dato da bere a chi ne aveva bisogno. L’uomo bisognoso è immagine del corpo stanco e assetato del Signore che chiede da bere a noi. I grandi santi della carità hanno adorato il Cristo nei poveri dandoci l’esempio. In cambio della tua acqua, ci dice Gesù, io ti darò la mia, che sazierà la tua sete per sempre, anzi farà di te una sorgente. Il primo incontro con questa fonte è stato il nostro battesimo, che è una rigenerazione, una morte e una resurrezione. Il Signore propone questa rinascita alla donna, la quale risponde in modo un po’ aspro: sì dammi la tua acqua così risparmio la fatica di venire ad attingere tutti i giorni. Non capisce veramente quello il Maestro le sta offrendo e lui, come sempre con delicatezza, le fa vedere che legge nel suo cuore. Non c’è giudizio nelle sue parole, solo una sottile ironia che fa eco a quella della donna. L’atmosfera cambia, ella capisce che è un maestro che le parla, ma insiste ancora sulla diversità del culto. Bisogna adorare in spirito e verità, si può andare al tempio senza fede o a messa senza ascoltare nemmeno una parola: quello che conta è il cuore e lo Spirito che lo abita. La donna scappa in città e lascia lì la brocca. È venuta per attingere, ma ha trovato qualcosa di molto più dissetante e, proprio come diceva Gesù, diventa lei stessa sorgente per i suoi concittadini, invitandoli a conoscerlo e incontrarlo. Lasciamo anche noi la nostra brocca ai piedi di Gesù perché ce la riempia della sua acqua viva.

“Il suo volto brillò come il sole”: Omelia 8 Marzo 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 17,1-9)
Il suo volto brillò come il sole

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Omelia
(mp3)

Luce (dMP)

La luce di Cristo trasfigurato è la presenza del divino nella realtà che gli occhi della fede ci permettono di vedere.

Tutto cominciò con la vocazione di Abramo. Esci dalla tua terra, cioè dalle tue certezze, dai tuoi schemi e mettiti in cammino. Una parola che vale per gli uomini di ogni tempo e dunque anche per noi: se vogliamo incontrare Dio dobbiamo fare silenzio e con tanta umiltà lasciargli l’iniziativa, senza pretendere di essere noi a stabilire come devono andare le cose. Abramo fece il suo primo passo lasciando casa e famiglia paterna e Dio camminò con lui, educandolo e facendolo crescere, fino al momento in cui gli chiese il sacrificio di Isacco, ossia il sacrificio completo della sua volontà, in favore del piano divino. Abramo non fu per questo schiacciato o umiliato, anzi divenne ricco sia spiritualmente che materialmente e il suo nome è rimasto nella storia come quello degli uomini più grandi. Non era però un re o un condottiero, ma un semplice pastore. Abbandonarsi a Dio è sempre un guadagno, ecco perché il tentatore continuamente cerca di far credere il contrario. Pietro, Giacomo e Giovanni erano anch’essi uomini semplici, dei pescatori senza istruzione. Il segno è chiaro: la sapienza viene da Dio e non dagli uomini. Essi hanno risposto alla chiamata di Gesù e ora si trovano ad essere testimoni di un evento che segna la fine del tempo dell’Antico Testamento e l’inizio del Nuovo. Mosè è il grande liberatore del popolo, un uomo leggendario che ogni ebreo avrebbe voluto conoscere, egli rappresenta la Legge, la Torà, che è il fondamento dell’ebraismo. Elia raffigura invece i profeti, la voce di Dio nella storia, coloro che hanno guidato la crescita del popolo lungo i secoli. Entrambi sono davanti a loro vivi. È qualcosa che non solo non ha precedenti, ma non avverrà mai più. Pietro dà voce allo stupore e all’entusiasmo quando esclama: Signore, è bello per noi restare qui. Vuole restare lì per sempre. In pochi secondi si trova a camminare nella storia e scopre che lui, povero pescatore Galileo, è nel cuore e nel progetto di Dio da tutta l’eternità. Addirittura i tre sentono la voce del Padre. Quando Mosè nel deserto chiese a Dio di far sentire la sua voce al popolo, la gente ne fu così atterrita che lo supplicò di non udirla mai più. Ecco perché i tre apostoli crollano al suolo, sono sopraffatti, in estasi. Gesù con questa esperienza rivela la sua divinità ai discepoli e dunque a noi e ci mostra che credere in lui significa entrare nella vita divina e partecipare al progetto infinito che il Padre ha nel cuore dall’eternità. È un invito alla contemplazione e al silenzio, perché siamo al cospetto del mistero eterno della nostra salvezza.

Quarantena e contagio (dMP)

La quaresima è il tempo per isolarsi dal contagio del peccato.

La tentazione esiste perché siamo liberi. Dio ha creato l’uomo per amore. L’amore si fonda sulla libertà. Non si può costringere ad amare e dunque il Signore nel mettere Adamo nel giardino, lo pone di fronte alla scelta dell’amore: accettare la paternità di Dio, oppure rifiutarla e optare per l’autonomia. Non è un trabocchetto malizioso, fatto oltretutto da chi sapeva già come sarebbe andata a finire, ma è il dono della libertà. La strategia del tentatore è la stessa sia per Adamo che per Gesù: fa leva sull’amor proprio, spinge perché l’uomo cerchi sé stesso, usi della sua libertà per accrescere il suo orgoglio. Suggerisce ad Adamo di sostituirsi a Dio nel decidere cosa è bene e cosa è male, lo invita a misconoscere la paternità del Creatore e ad agire come se il mondo fosse proprietà sua. Gesù è vero Dio e vero uomo. È nato da una donna e ha dovuto affrontare tutte le prove della condizione umana. Oltre al dolore e alla morte, che non gli sono state risparmiate, ha dovuto subire la tentazione. Gesù incontra il diavolo subito dopo il battesimo, cioè dopo che ha compiuto il passo di accettare la sua missione. Il tentatore mette sempre alla prova le nostre scelte, lo fa anche con Gesù e cerca di sedurlo spingendolo a cercare successo e affermazione. Vuole che il Messia, anziché utilizzare le sue capacità per fare la volontà del Padre, le sfrutti a suo vantaggio. Trasformare i sassi in pane è la tentazione della ricchezza, dell’avere, che fa credere di poter far fronte a qualunque necessità comprando una soluzione del problema. Gesù è però deciso a cercare la Parola, cioè la volontà, di Dio. Il demonio allora prova a far leva sul desiderio di essere famoso e ammirato. Se ti butti dal pinnacolo tutti vedranno che gli angeli ti salvano e così ti ammireranno. E infine il potere. Invece di mettere le tue doti al servizio degli altri, usale per conquistarli e sottometterli. La risposta del Maestro è quella che dovrebbe dare ognuno di noi: adora il Signore Dio tuo, a lui solo rendi culto. Non cercare te stesso, cerca il Signore. Il risultato non è un annichilimento di sé, ma una piena realizzazione, infatti gli angeli si avvicinano e lo servono. Gesù è il nuovo Adamo, colui che dà origine all’umanità nuova e la novità è proprio nel rifiuto del peccato originale. L’uomo Gesù non rinnega Dio, non cerca la sua volontà, ma quella del Padre e ci indica la strada. All’inizio della Quaresima siamo invitati a imitarlo. Questa è la conversione, voltare le spalle alla nostra pretesa di autonomia e andare incontro al Signore per risorgere con Lui.

“Amate i vostri nemici”: Omelia 23 Febbraio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 5,38-48)
Amate i vostri nemici.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Così fu detto agli antichi; ma io vi dico”: Omelia 16 Febbraio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 5,17-37)
Così fu detto agli antichi; ma io vi dico.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“Voi siete la luce del mondo”: Omelia 9 Febbraio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 5,13-16)
Voi siete la luce del mondo.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

“I miei occhi hanno visto la tua salvezza”: Omelia 2 Febbraio 2020 (dDA)

VANGELO (Lc 2,22-40)
I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

 

+ Dal Vangelo secondo Luca

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Presentazione (dMP)

La luce della Sua presenza è un faro di speranza.

Nella notte della fuga dall’Egitto si era abbattuta sul popolo del Nilo la decima piaga: la morte dei primogeniti. I bambini degli Ebrei erano stati risparmiati grazie al sangue dell’agnello che segnava gli stipiti delle porte delle loro case. Da allora i primogeniti del bestiame e della prole erano considerati sacri al Signore per cui andavano riscattati con un sacrificio. Nel caso di un bambino la legge prescriveva il sacrificio di due tortore o due giovani colombe. Maria e Giuseppe, ebrei osservanti, vanno a Gerusalemme per compiere il rito come molti altri genitori, il Tempio era infatti l’unico luogo di culto, per cui molti altri genitori e bambini saranno stati con loro, ma Simeone e Anna, i due anziani profeti, tra tutti quei neonati, riconoscono Gesù. È lo Spirito che apre loro gli occhi. Simeone, prima del sonno della morte, vede la luce del Cristo, e la sua esultanza è diventata l’inno che da secoli si dice nella compieta, la preghiera che si recita prima di dormire. È molto bella questa immagine: nel buio incombente, la luce di Cristo è un faro di speranza. Ecco il segno delle candele. Nel purgatorio Dante fa recitare alle anime compieta: Te lucis ante terminum…; è un’immagine che mi ha sempre commosso. Quelle anime che aspirano alla visione di Dio siamo noi, che desideriamo con tutto il cuore di vedere la Luce della Sua Salvezza nel buio della faticosa vita che stiamo vivendo. Siamo invitati a riconoscere la presenza della Sua luce nella nostra vita, a capire che Gesù illumina i momenti belli e rischiara le tenebre dei momenti brutti che ognuno di noi attraversa. Dobbiamo chiedere il dono dello Spirito per riconoscere la Sua presenza nella nostra vita, presenza che spinge ad una scelta, mette in luce quello che è nei cuori, per questo è segno di contraddizione. Tutto questo non è indolore, e implica un travaglio per l’umanità e una sofferenza anche per la Vergine, che sarà testimone della passione di suo Figlio. Il prezzo più alto però, lo paga certamente il Padre che, pur avendo risparmiato i figli primogeniti degli ebrei, non risparmia il suo, che muore innocente sulla croce. Maria e Giuseppe sono sempre più coscienti che a loro è affidato un compito grande e difficile, ma lo vivono con compostezza e fiducia. Anche se queste cose superano la loro comprensione lasciano che il disegno provvidenziale si sveli vegliando sul piccolo Gesù che insieme a loro cresce e si fortifica in sapienza e grazia. Ci insegnano ad avere sempre fiducia e mai fretta, lasciando al Signore i suoi tempi.

“Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa”: Omelia 26 Gennaio 2020 (dDA)

VANGELO (Mt 4,12-23 (forma breve: 4,12-17))
Venne a Cafàrnao perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Prontezza (dMP)

I primi 4 Apostoli rispondono con meravigliosa prontezza alla chiamata di Gesù.

L’attività di Gesù ha inizio al nord, in Galilea, sulle rive del lago di Cafarnao, non molto lontano da Nazaret dove il Maestro viveva con la sua famiglia. Gli evangelisti ten-gono sempre a precisare che gli avvenimenti narrati non sono casuali, ma confermano fedelmente le profezie messianiche dell’Antico Testamento. Gesù è dunque il Messia che annuncia il Regno. Molti suoi contemporanei pensavano che si trattasse di un regno terreno, cioè la restaurazione della monarchia e la liberazione dal giogo dell’impero romano, mentre la prospettiva è ben più am-pia perché non riguarda qualcosa di temporale, ma di eterno. Il nostro fine è abitare nella casa del Signore per lunghissimi anni, come dice il salmo 22, e la conversio-ne significa desiderarlo. Gesù vuole attirare a sé tutti gli uomini e per questo inizia a mettere le fondamenta della Chiesa, che dovrà continuare la sua opera, chiamando i suoi primi collaboratori. Non si rivolge a persone istruite o a dei religiosi, ma a semplici pescatori. Offre loro di continuare a gettare le reti, ma in un mare molto più grande e per una preda ben più importante: anime da salvare, ed essi, con un meraviglioso slancio, subito ac-cettano. Questo stesso invito è rivolto anche a noi. Tutti apparteniamo alla chiesa e siamo tutti chiamati a com-piere la sua missione di annunciare il vangelo, la buona notizia della salvezza. Ciascuno ha il suo carisma, il suo dono, che deve mettere a frutto perché tutti possano es-sere raggiunti. È la vocazione missionaria della chiesa, che non riguarda solo il vescovo e i suoi preti, ma tutti. Non è necessario fare cose straordinarie, solo accogliere Gesù nella nostra vita. Quando il Maestro incontrò la samaritana le disse: chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diven-terà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eter-na. È Gesù stesso che, come acqua zampillante, si rende visibile nella vita di chi lo ama. Tutto quello che dob-biamo fare è accoglierlo e amarlo in ciò che facciamo ogni giorno. Occorre imparare a pregare perché il Signo-re ci mostri che cosa vuole da noi e poi, con lo stesso fantastico slancio degli apostoli, farlo subito.

“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”: Omelia 19 Gennaio 2020 (dDA)

VANGELO (Gv 1,29-34)
Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Testimonianza (dMP)

Anche noi come Giovanni Battista dobbiamo diventare testimoni.

Giovanni chiama Gesù l’agnello di Dio. Questo appellativo deri-va dai profeti che parlano del Messia come di un agnello condot-to al macello. In particolare Isaia (53) descrive Gesù come colui che prende su di sé il peccato. È un riferimento anche al sacrifi-cio espiatorio che consisteva nel cacciare un agnello dall’accampamento dopo averlo caricato dei peccati di tutti. È il famoso capro espiatorio che ancora nominiamo. C’è anche un rimando all’agnello mangiato dagli ebrei la notte della fuga dall’Egitto, il cui sangue segnava gli stipiti delle porte dove l’angelo della morte non doveva entrare per uccidere i primoge-niti. Ha una grande importanza l’ultima frase detta dal Battista: io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio. Noi conosciamo Gesù grazie alla testimonianza di Giovanni Bat-tista, degli apostoli e dei discepoli che lo incontrarono sulla ter-ra. L’Apostolo Giovanni nella sua prima lettera dice di annun-ciare il Verbo che lui ha udito, visto e toccato. Un riferimento ai sensi che dà l’idea di una familiarità profonda e di una realtà. I racconti di questi testimoni furono il veicolo della conoscenza di Gesù delle prime generazioni di cristiani e lo sono anche per noi, ma l’incontro che oggi facciamo col Maestro si avvale anche della testimonianza dei nostri contemporanei. Infatti il Cristo non è solo un personaggio storico, nato ai tempi di Augusto e morto ai tempi di Ponzio Pilato, ma è il Risorto, è vivo e si lascia incontrare anche da noi. Ogni volta che celebriamo messa fac-ciamo memoria, riviviamo i fatti della passione morte e resurre-zione di Gesù, che poi si rende visibile e tangibile nel pane e nel vino, corpo e sangue suoi. Ecco allora che noi ne facciamo espe-rienza, il nostro diventa un incontro personale, che si rinnova nella comunione, nei sacramenti e nella preghiera. Io sono di-ventato sacerdote perché ho incontrato Gesù, lui è entrato nella mia vita e mi ha chiesto di consacrarmi. Non con la voce, ma at-traverso persone, avvenimenti e stando vicino a me nella mia preghiera. Per cui ve lo testimonio, lo conosco, è il mio Salvato-re. Quindi come io sono stato guidato dalla testimonianza dei miei maestri, ora cerco di suscitare il desiderio di incontrarlo nelle persone che mi sono affidate. Anche voi dovete essere te-stimoni, coi figli, i familiari, gli amici, chi incrociate sul vostro cammino. Questo è essere chiesa.

“Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.”: Omelia 12 Gennaio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 3,13-17)
Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

Battesimo di Gesù (dMP)

Il Battesimo di Gesù ci immette nella vita Trinitaria.

Il battesimo di Gesù è la sua seconda epifania o manifesta-zione. Il rito di Giovanni non è ancora quello cristiano. Si trattava di una liturgia di purificazione, nella quale il peni-tente veniva “lavato” dai suoi peccati, mentre nel sacramento cristiano, oltre alla cancellazione delle colpe, si viene battez-zati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Si è così inseriti nella vita trinitaria partecipando dell’amore che lega le tre Persone divine. In questo episodio, non solo è ma-nifestata la missione di Gesù, ma la stessa Trinità. Tutte le domeniche dicendo il credo noi facciamo la nostra professio-ne di fede trinitaria, diciamo di credere in un solo Dio che si manifesta in tre persone. Ciascuna di esse è Dio, non solo una sua parte, e ciascuna è legata alle altre da un legame di amore tale da farne una sola natura. Non è un concetto che si possa comprendere del tutto, in quanto sembra contrad-dittorio alla nostra esperienza che qualcosa possa essere tre e uno contemporaneamente, ma, il fatto che l’Altissimo sia nello stesso tempo singolare e plurale, ci aiuta a capire che Dio non è una realtà numerabile, ma è Infinito. Tornando al vangelo, il Padre è manifestato dalla sua voce, la quale pre-senta al mondo il Figlio con il segno dello Spirito Santo. La colomba che rivela lo Spirito, ricorda quella che annunciò a Noè la fine del diluvio portando nel becco un ramoscello d’ulivo. Era il segno di un nuovo mondo da popolare, mentre la colomba dello Spirito Santo porta Gesù stesso, che è an-nuncio del Regno messianico: un nuovo inizio per l’umanità. Lo Spirito Santo ha parlato per mezzo dei profeti: è dunque Dio stesso che si fa ispirazione e guida. Infatti è Lui che, per mezzo degli uomini, o per meglio dire, nonostante gli uomini, governa la Chiesa e ispira i credenti affinché cerchino e ma-nifestino la volontà del Padre. Infine è lo Spirito che esprime l’amore che lega le tre Persone divine, e la sua presenza su Gesù dice che il Figlio non è solo un profeta, ma Dio stesso, in quanto unito al Padre. Anche noi nel battesimo e nella cresima abbiamo ricevuto lo Spirito Santo e possiamo così entrare nella vita della Trinità partecipando dell’amore divi-no. In questa vita la nostra è una partecipazione evidente-mente imperfetta, ma sarà totale quando arriveremo in pa-radiso. È importante che capiamo la grandezza di questo do-no e non ci stanchiamo di ringraziare e di chiedere che agi-sca sempre più profondamente nella nostra vita trasforman-doci in amici di Dio e profeti, come dice il libro della Sapienza (Sap. 7, 27).

“Siamo venuti dall’oriente per adorare il re”: Omelia 6 Gennaio 2020 (dDV)

VANGELO (Mt 2,1-12)
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese

Lettura (audio) del Vangelo

Omelia
(mp3)

LA SETTIMANA 2020
Num. 982 del 5 apr 2020
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Notiziario 3/2019
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