LA NOSTRA PATRONA SANTA MONICA

31 Mag 2015: celebrazione in campetto (2 foto)

Nostra sorella Monica


Monica era nata in Africa, da famiglia cristiana, ed educata ad una austera virtù. Ebbe le prime prove sposando Patrizio, ancora pagano. Egli aveva un carattere difficile e collerico, ma il dolce affetto di Monica poté piegarlo e condurlo alla conversione. Un anno dopo il Battesimo, Patrizio morì.
Agostino, non ancora battezzato, era intelligente, ma irrequieto; affettuoso, ma ribelle; pieno di slanci nel bene e nel male. Al tempo dei suoi più gravi disordini giovanili, Monica giunse a considerarlo ormai morto per lei. Ma un sogno profetico la esortò a seguire ancora con l’affetto e con le preghiere il figlio peccatore.
Monica decise così di seguire ovunque il figlio. Lo insegue a Roma, lo accompagna a Milano, torna con lui ad Ostia. Affettuosa e discreta, non parla: prega. Ma la salvezza del figlio è la sua costante premura.
Agostino stesso le rimprovera affettuosamente di non avergli voluto dar moglie, quando, giovanissimo, l’ardore dei sensi e delle passioni lo travolse. Ma la madre temeva nel suo matrimonio un ostacolo ai suoi studi letterari, nei quali vedeva una strada lunga, ma sicura, verso la salvezza.
Le lunghe preghiere di Monica ottennero finalmente la conversione di Agostino e Monica poté chiudere serenamente gli occhi pochi mesi dopo sotto il cielo di Ostia, nel 387, all’età di cinquantacinque anni.

E Agostino rimane solo, dopo averla pianta tutta la notte; ma la sua strada è ormai tracciata.
Per conoscere Santa Monica, attraverso le parole di Sant’Agostino suo figlio, basta aprire il libro delle Confessioni alla pagina che narra il colloquio avvenuto a Ostia, alla vigilia della partenza per l’Africa, al davanzale di una finestra sul giardino interno della casa.
“Si parlava tra noi – narra Agostino – con infinita dolcezza, dimenticando le cose passate e protendendoci verso quelle future, e si cercava insieme, in presenza della verità, quale sarebbe stata l’eterna vita dei Santi, vita che né occhio vide né orecchio udì, e che mai penetrò in cuore d’uomo”.
Alla fine del colloquio, dopo la sublime evasione nelle cose dell’anima, Monica si rivolge ad Agostino: “Figlio mio, per quanto mi riguarda, non c’è nulla che più mi attragga, in questa vita. Non so nemmeno che cosa faccia quaggiù, e perché ci sia ancora. Una sola cosa mi faceva desiderare di vivere ancora un poco: vederti cristiano cattolico prima di morire. Dio m’ha concesso più e meglio: vederti disprezzare le gioie terrene e servire Lui solo”.
In queste parole di Monica è tracciata tutta la sua vita, la sua missione e anche la sua grandezza. Essa è solo e sempre la madre di Agostino, ma è la “madre che salva”.

La morte di mia madre

Io credo senza incertezza e affermo che per le tue preghiere, madre,
Dio mi ha concesso l’intenzione di non proporre,
non volere, non pensare, non amare altro che il raggiungimento della verità.”

S. Agostino

Era ormai vicino il giorno in cui ella sarebbe uscita da questa vita, giorno che tu conoscevi mentre noi lo ignoravamo. Per tua disposizione misteriosa e provvidenziale, avvenne una volta che io e lei ce ne stessimo soli, appoggiati al davanzale di una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava, là presso Ostia, dove noi lontani dal frastuono della gente, dopo la fatica del lungo viaggio, ci stavamo preparando ad imbarcarci.
Parlavamo soli con grande dolcezza e, dimentichi del passato, ci protendevamo verso il futuro, cercando di conoscere alla luce della Verità presente che se tu, la condizione eterna dei santi, quella vita cioè che occhio non vide, né‚ orecchio udì, né mai entrò in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9).
Ce ne stavamo con la bocca anelante verso l’acqua che emana dalla tua sorgente, da quella sorgente di vita che si trova presso di te. Dicevo cose del genere, anche se non proprio in tal modo e con queste precise parole.
Tuttavia, Signore, tu sai che in quel giorno, mentre così parlavamo e, tra una parola e l’altra, questo mondo con tutti i suoi piaceri perdeva ai nostri occhi ogni suo richiamo, mia madre mi disse: “Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita.Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché‚ mi trovi qui. Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui?”
Non ricordo bene che cosa io le abbia risposto, in proposito. Intanto nel giro di cinque giorni o poco più si mise a letto con la febbre. Durante la malattia un giorno ebbe uno svenimento e per un po’ di tempo perdette i sensi. Noi accorremmo, ma essa riprese prontamente la conoscenza, guardò me e mio fratello in piedi presso di lei, e disse, come cercando qualcosa: “Dove ero?”
Quindi, vedendoci sconvolti per il dolore, disse: “Seppellirete qui vostra madre.”. lo tacevo con un nodo alla gola e cercavo di trattenere le lacrime. Mio fratello, invece, disse qualche parola per esprimere che desiderava vederla chiudere gli occhi in patria e non in terra straniera. Al sentirlo fece un cenno di disapprovazione per ciò che aveva detto. Quindi rivolgendosi a me disse: “Senti che cosa dice?”. E poco dopo a tutti e due: “Seppellirete questo corpo, disse, dove meglio vi piacerà, non voglio che ve ne diate pena. Soltanto di questo vi prego, che dovunque vi troverete, vi ricordiate di me all’altare del Signore”.
Quando ebbe espresso come poté questo desiderio, tacque. Intanto il male si aggravava ed essa continuava a soffrire.
In capo a nove giorni della sua malattia, l’anno cinquantaseiesimo della sua vita, e trentesimo della mia, quell’anima benedetta e santa se ne partì da questa terra.

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