LA NOSTRA STORIA

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”: Omelia Veglia di Pasqua 26 Mar 2016 (dDA)

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VANGELO (Lc 24,1-12)
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”
+ Dal Vangelo secondo Luca

Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».
Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.
Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.
Omelia
(mp3)

18-03-2016 Via Crucis 2016 triparrocchiale (Patrocinio San Giuseppe, Santa Monica, Assunta): 2 stazioni

Testo della Via Crucis (pdf)

Stazione 2
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Stazione 3
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Domenica delle Palme 2016: breve omelia di don Massimiliano Canta (dMC)

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Lettura della passione del Signore (pdf)

Omelia

(mp3)

28 Set 2014: Alcune Foto (Celebrazione in campetto)

Click sulle immagini per ingrandire
don Massimiliano Canta (il nuovo vice parroco di Santa Monica)
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24 Mag 2014: qualche foto ..

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Don Chen, la fede imparata dai ricordi della nonna

Da LASTAMPA.IT Torino (del 29/07/2013)

link
Don «Giuseppe» Xiaobing Chen ha 45 anni, insegna Diritto Canonico e presiede il Tribunale Ecclesiastico della Cina. Due sue sorelle sono religiose francescane, una vive nelle Filippine

Il nuovo vice parroco di Santa Monica è cresciuto sfidando i divieti

Maria Teresa Martinengo

Torino

A Santa Monica, la chiesa che fronteggia la «bolla» del Lingotto, il nuovo «collaboratore parrocchiale» viene da lontano. Don «Giuseppe» Xiaobing Chen è arrivato tre mesi fa dalla Cina, lasciando dopo 8 anni la cattedra di Diritto Canonico al Seminario Maggiore della provincia di Shaanxi (Cina nord-occidentale) e l’incarico di vicario giudiziale dell’unico Tribunale Ecclesiastico matrimoniale della Cina. A Torino, l’arcivescovo lo ha nominato cappellano della comunità cattolica di lingua cinese.

«Sentivo di aver bisogno di imparare ancora per poter essere utile ai fedeli che si rivolgono al Tribunale – racconta sorridente nel soggiorno della casa parrocchiale di via Vado – e cercavo un’opportunità in un Tribunale di lunga tradizione. Su Internet ho scoperto che il coordinatore dei preti cinesi in Italia cercava sacerdoti. Ci sono preti cinesi a Milano, Padova, Prato, Rimini, Napoli. Mi sono offerto, segnalando le mie esigenze di formazione». La risposta è stata Torino e Santa Monica, dove don Giuseppe era già stato qualche settimana nel 2005 ,al termine dei suoi studi all’Urbaniana, a Roma.

 

La fede dalla culla

«Sono nato in una famiglia cattolica da generazioni e tutte le generazioni – racconta – hanno dato alla Chiesa preti e suore. Abbiamo saltato solo la generazione di mio padre, negli anni delle persecuzioni. Mia madre, quando mi aveva in grembo, sapeva che avrebbe dato alla luce un futuro prete o una futura suora. E fondamentale è stata l’educazione ricevuta da mia nonna, Maria, cuoca del parroco del nostro villaggio, vicino alla città di Xi’an. Ho imparato a parlare con il “Padre nostro”».

 

Il parroco  

Quando Xiaobing era bambino, in Cina i libri religiosi erano banditi. «Ma mia nonna ricordava il Vangelo e la Bibbia, sapeva a memoria tante cose. Per me, poi, è stato importante il ritorno dal carcere, dopo 14 anni e mezzo, del nostro parroco, una personalità carismatica, condannato per aver fondato un gruppo di preghiera che sosteneva i preti, nell’epoca della Rivoluzione, molti dei quali erano indotti a sposarsi. Allora avevo 10 anni e facevo il chierichetto: la chiesa era stata distrutta e la messa, nel cuore della notte, la celebravamo nella grande sala di casa nostra. Lui, che ora ha 85 anni, ha coltivato molte vocazioni e ha riaperto il primo seminario della nostra regione, nel 79. È un uomo che dà l’esempio con azioni concrete, applica il Vangelo alla lettera, come Papa Francesco».

 

La sfida

Dalla comunità di Santa Monica il sacerdote cinese è stato accolto con affetto e simpatia. Ogni domenica alle 9 e ogni giorno alle 18 (meno lunedì e mercoledì) celebra la messa. Al Tribunale Ecclesiastico inizierà in settembre. «In questi mesi cerco di conoscere la comunità cinese. Finora ho incontrato un solo cattolico, ma so che ci sono dei battezzati, so di bambini che vanno a scuola dalle suore. La mia speranza è di poter presto celebrare la messa in cinese».

 

Don Giuseppe ha già ottenuto un successo: «Ho appeso un avviso in cinese nella bacheca esterna: ho scritto che questa chiesa è un luogo anche per i cinesi. Davanti passano gli studenti diretti al Politecnico, al Lingotto: adesso ce ne sono 30 che vengono qui. Molti sono protestanti, ma non importa: prepariamo cibo cinese, chiacchieriamo. Poi, vado nei mercati dagli ambulanti, nei negozi, all’Università. Tanti della religione cattolica non conoscono niente. Come mi ha detto un missionario protestante, il compito ora è seminare: il sistema cinese è ateo, ma la gente sente il bisogno di cercare Dio… Anche il parroco di Santa Monica, don Daniele D’Aria, mi ha detto “Arriveranno”. Per ora – sorride – sono anche molto impegnato a preparare le omelie per le messe: devo migliorare il mio italiano, dai quattro anni passati a Roma ne sono passati 8…».

Alcune foto del 26 Maggio 2013 (celebrazione Santa Messa in campetto)





Santissima Trinità: Santa Messa (in campetto) 26 Mag 2013

Lettura del Vangelo (in cinese) da parte di Don Giuseppe CHEN

VANGELO (Gv 16,12-15)
Tutto quello che il Padre possiede è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Omelia Don Daniele D’ARIA


A causa della vicina festa di quartiere (banda musicale) ho dovuto rielaborare l’audio della registrazione.
Il risultato è una perdita di fedeltà delle voci di don Giuseppe e don Daniele.

Mi scuso del disagio arrecato.

 

Don Daniele D’Aria: Omelia 23 set 2012 (dDA)

Celebrazione con Don Daniele D’aria: nuovo parroco di Santa Monica

(Santa Messa in campetto)

VANGELO (Mc 9,30-37)
Il Figlio dell’uomo viene consegnato… Se uno vuole essere il primo, sia il servitore di tutti.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Saluto alla Comunità di Santa Monica 16 sett 2012 (dGJ)


scarica in mp3

 

1976 – 2001: I nostri primi 25 anni

Sono pochi? sono tanti? Venticinque anni… come vostro parroco da poco più di tre, mi sento di poter dire che “sono ben portati”, e che sono contento di essere il parroco di questa comunità!

Per carattere, non sono abituato (lo sapete!) a fare grandi discorsi o grandi elogi; anzi, qualcuno mi ha detto che sono schivo e qualche volta un po’… “lunatico”; ma in questa circostanza vorrei davvero consegnarvi quello che porto in cuore: credo sia bello e importante dirvi che con voi mi trovo bene, e per questo guardare in positivo mi viene semplicemente spontaneo. La comunità di Santa Monica è giovane, viva, operosa, desiderosa di camminare; si vede che don Michele e don Carlo sono stati dei buoni seminatori.

Don Michele… è lui che fa nascere, fa muovere i primi passi e irrobustisce questa creatura germinata dalla comunità del Patrocinio. Quanta discrezione e quanta umiltà – mi raccontano – in questo ubbidiente servo del Signore; quanto lavoro e quante preoccupazioni… ma grazie alla generosa collaborazione della comunità i suoi sforzi vengono premiati e i suoi sogni diventano realtà quando, dopo “aver benedetto” la casa, gli uffici, il salone e le aule, il 27 novembre del 1983, il Cardinal Ballestrero “consacra” la nuova chiesa. Ed è festa. E per partecipare a questa festa siamo andati a cercare nel nostro archivio per rileggere cosa si scriveva all’epoca sul nostro giornalino settimanale.

Ma la parrocchia cresce e, come una famiglia, ha bisogno di nuovi spazi; ecco allora che la “missione” di don Carlo si fa impegnativa ed entusiasmante. Quando si ha fede si è capaci di buttare il cuore oltre gli ostacoli, e poi il Signore fa il resto… così, prende vita il nuovo centro religioso inaugurato l’8 giugno 1997 tra canti, musica e giochi. Questi sono solo pochi spicchi di storia ( avvenimenti e personaggi troveranno spazio sul prossimo foglio della settimana) e sono sicuro che ognuno di voi potrebbe arricchirli con la propria esperienza personale. Quanto tempo, quanto cuore, quante energie sono state donate! Un buon redattore del tempo, saprebbe citare tutte quelle persone che hanno regalato parte di sé per questa comunità e per il Signore… anzi, sono convinto che tutti voi meritereste un posto nel libro di questi 25 anni: c’è chi ha dato e ora non c’è più, c’è chi ha offerto e continua ad offrire; e posso garantire che Colui che tutto vede e tutto giudica non dimentica il bene sparso a larghe mani e le persone che l’hanno silenziosamente regalato!

Come, allora, non essere riconoscente a loro, don Michele e don Carlo, e a voi tutti, per avermi lasciato questa preziosa eredità? Un dono grande, che mi ha permesso in questi primi anni di pensare, proporre e pian piano far crescere progetti come la “comunità-piazza” prima, e in seguito quello di “famiglia di famiglie, la comunità come la casa”. E poi una cosa mi ha sempre colpito particolarmente: l’inesauribile voglia di collaborare, anche in occasione della festa patronale di Santa Monica. Una comunità che sa anche divertirsi è una comunità accessibile!

Certo, all’inizio del mio mandato, trovandomi di fronte una comunità che si era data degli “spazi” nuovi, mi sono chiesto se sarei riuscito a dare “una vita” a quei muri, a quel campetto… ma ora è bello poter dire che lo stiamo facendo insieme. Non sono un fanatico dei numeri o delle statistiche, non conto mai le persone per misurare il successo delle attività, ma oggi vi dico grazie. Grazie perché ci siete, così disponibili, così generosi. Si può migliorare? Beh, si deve!

Ci sono cose che potrebbero funzionare meglio? Certo… ed quello che stiamo cercando di fare! Siamo persone che sanno contagiare? Sono sicuro che ci stiamo sforzando per diventarlo sempre di più.

Un saluto, un abbraccio e… buon compleanno, Santa Monica!

Dai primi passi alla nuova Chiesa

E quando ci si accinge a scrivere la storia di una giovane comunità che si vorrebbe disporre di un archivio fotografico o di una serie di documentari, di audiocassette per far ripassare, in ordine cronologico, i primi passi della nostra giovane comunità di S. Monica. Purtroppo nessuno di quegli strumenti ci è d’aiuto in questo lavoro.

Questi anni, dal ’76, quando il Decreto dell’Arcivescovo riconosce ufficialmente la nuova Parrocchia, fino ad oggi, e sono poco più di sette anni – a mio avviso vanno letti come la testimonianza di una fedeltà che attraverso il vivere di ogni giorno, costruisce in silenzio e nel nascondimento le fondamenta della comunità cristiana che tende a vivere ed ad impiantare qui, a S. Monica, il Regno di Dio!

Siamo circa 10.000 persone (2.700 famiglie) metà delle quali, almeno, impiantate di recente in questa zona, all’epoca della costruzione dei complessi edilizi delle Acque Potabili e dell’Orsa Maggiore. L’altra metà può considerarsi veterana, residente a Millefonti fin dall’epoca della nascita della Fiat Lingotto. Sono stati i nuovi insediamenti urbani a far reperire, con urgenza, una sede succursale alla parrocchia del Patrocinio. Nel ’72 si aprì via Tibone. Intanto nel settembre del ’74 il Card. Pellegrino aveva affidato la responsabilità pastorale del nuovo centro a Don Michele. Da allora è iniziata l’aggregazione dei cristiani in comunità di fede. Lentamente, passo dopo passo, si è incominciato ad andare avanti, senza premura, per non perdere nessuno per strada. Il 28 ottobre ’75 l’Assemblea dei fedeli decide la scelta di S. Monica come titolare e Patrona della nascente comunità.

E’ una comunità povera di strutture: il minimo (e forse anche meno) dell’indispensabile, ma con tanta disponibilità e sensibilità. Don Dario Berruto guida, per un intero anno, una riflessione sul Vangelo di Marco, cui fan seguito le prime giornate dell’amicizia. L’anno successivo, nello spirito del Concilio, si costituisce il Consiglio Pastorale Parrocchiale, mentre vengono accolte, con gioia, le nostre Suor Palmina e Suor Francesca. A loro viene affidato il delicato compito della catechesi dei bambini e ragazzi, con il coinvolgimento dei genitori quali primi maestri e testimoni nel cammino di fede dei loro figli. E anche di questo periodo la costituzione di un secondo gruppo di giovani che animerà le liturgie domenicali. Il 18 ottobre del ’76 viene tra noi il Card. Pellegrino: ci parla di Santa Monica, madre e sposa esemplare.

Il ’77 inizia con un altro dono della Provvidenza: Don Beppe Cerino, collaboratore validissimo ed ora Vicario del Vescovo per questa zona pastorale, accetta di svolgere il suo ministero a Santa Monica e diventa il promotore di nuovi gruppi (Famiglie 1 e 2) e l’assistente spirituale ed animatore degli operatori della catechesi.

Il 4 giugno del ’77 ritorna in mezzo a noi il Padre Arcivescovo, questa volta per l’Ordinazione diaconale di Enrico Periolo, nella chiesa di Via Spotorno.

La “riflessione” sui ministeri, proposta dalla Diocesi, fa scaturire altri gruppi per il servizio da esercitare in comunità.

L’esigenza di dare una voce alla comunità in crescita porta all’iniziativa della pubblicazione settimanale del notiziario parrocchiale, curato con costante zelo da Don Beppe. E’ un semplice ciclostilato di due pagine, una formativa e l’altra informativa, sempre ricco di spunti di riflessione, soprattutto nei tempi forti dell’anno liturgico.

L’11 febbraio 1979 l’Arcivescovo Padre Ballestrero, da poco più di un anno Pastore della Diocesi Torinese, incontra la nostra comunità. I momenti più significativi della visita sono nell’Eucaristia celebrata in via Spotorno e in via Tibone e nell’assemblea con i parrocchiani.

In un altra pagina di questo numero speciale, il Vicario Don Beppe scrive che Santa Monica crede alla zona. In effetti, tutto il 1980 ci vede coinvolti nell’edificazione della zona, rinata da una struttura prevalentemente burocratica e trasformata in un impegno di fede comune e di cammino con le altre comunità cristiane vicine.

Il 23 aprile, con l’eco ancora viva della memorabile visita a Torino del Papa Giovanni Paolo II, viene ordinato in Duomo un altro Diacono permanente della nostra Comunità: è Luigi Pattarino, che attenderà al servizio degli ammalati e degli anziani.

La vita di comunità ha ora un suo svolgimento più regolare: alcune iniziative diventano già tradizioni, come la Via Crucis del Venerdì Santo e la conclusione del mese di maggio, momenti di fede vissuti all’aperto e compartecipati da un alto numero di fedeli.

Ma non vanno dimenticate le iniziative per i “tempi forti”: avvento, quaresima, mese di maggio, dove si è voluto dare maggior spazio alla preghiera e si è voluto anche “imparare a pregare”. Molti esperti ci hanno aiutati in queste riflessioni, attuate insieme alla Comunità del Patrocinio. Abbiamo anche cercato di approfondire il tema della vita; abbiamo sentito il bisogno di capire qualcosa di più della catechesi, del servizio, dell’attenzione ai drogati. Abbiamo ascoltato con attenzione Fratel Carena del Cottolengo e Ernesto Olivero del Sermig. Da alcuni anni il mercoledì viene dedicato all’adorazione eucaristica prolungata.

Tutto questo nutrimento ha permesso di superare gli immancabili momenti difficili per sentirci sempre più strumenti del Signore in mezzo ai fratelli.

Da due anni, nel mese di maggio, abbiamo recitato il Rosario nei cortili delle case ed anche all’aperto, in punti diversi della parrocchia, dinanzi alla bella statua della nostra Madonna. La gente si è unita a noi, ha pregato, si è conosciuta, ed ha cominciato ad avvertire con gioia che esiste una comunità ed è bello farne parte.

Non ci siamo dimenticati che esiste un Terzo Mondo e ci siamo fatti sensibili ai bisogni di una comunità lontana oltre 10.000 chilometri; la Missione dei Padri Angelo ed Oreste Tizzani a Villa La Angostura in Argentina, con la quale la nostra parrocchia è gemellata. La crescita comunitaria presuppone infatti una riscoperta del ruolo missionario che spetta ad ogni cristiano.

Sono inoltre stati inviati aiuti al popolo polacco, a testimonianza di una condivisione nel bisogno con quei nostri fratelli di fede così duramente provati. Diventa un fatto comunitario sempre più sentito e vissuto il problema dell’affidamento e dell’adozione. Nella nostra Comunità cresce il numero delle famiglie adottive ed affidatarie. L’accoglienza di questi nuovi fratelli è celebrata con gioia in momenti particolarmente importanti della vita comunitaria.

Le tappe di prima comunione e della Cresima sono diventate momenti qualificanti nel cammino di fede e di coinvolgimento delle famiglie con i figli.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla catechesi degli adulti, purtroppo con risultati non ancora pienamente soddisfacenti: è sempre una difficoltà, dopo una giornata di lavoro, essere ancora disponibili per l’ascolto, e per il confronto sulla Parola di Dio.

Tenuto conto della giovane età della nostra comunità si può affermare che, con l’aiuto di Dio, si è già fatto un discreto tratto di strada: il cammino però prosegue.

Ci sono ancora settori carenti; alcune componenti del tessuto comunitario non sono ancora presenti in numero adeguato. Sono pochi gli animatori per una presenza nel mondo del lavoro, nel settore della preparazione dei fidanzata al matrimonio, mentre si sta consolidando la presenza di diverse famiglie nel nuovo CENTRO di ACCOGLIENZA.

L’occasione dell’inaugurazione della nuova chiesa diventa pertanto un forte impegno per tutti i fratelli della comunità: un cammino che continua per diventare, insieme, sempre più una chiesa di fratelli. Vogliamo diventare capaci di offrire una catechesi a tutti; diventare una comunità viva che annuncia il Vangelo di Gesù, una comunità che intensifica la preghiera e la vita sacramentale, una comunità che serve, che accoglie, che va incontro alle situazioni più difficili, che conosce il tessuto umano circostante, che è sollecita nell’aiuto a chi è in difficoltà.

Allora non un giorno di festa, ma un anno di impegno; non una festa dei “pochi”, ma un “segno” per tutti; non solo una celebrazione per l’inaugurazione dell’edificio-chiesa, ma un momento privilegiato di crescita per la “chiesa viva”.

Buon compleanno Santa Monica

Carissimi, oggi compiamo venticinque anni!
È un compleanno importante, perché se da un lato a venticinque anni si ha ancora bisogno di crescere e di imparare tanto, dall’altro si è giovani, entusiasti, capaci di sognare in grande e di fare progetti.

Non abbiamo la “saggezza” dei nostri vicini di casa (i colossi del Patrocinio e dell’Assunta), ma siamo grandi abbastanza per poter dire la nostra e raccontare le nostre non poche esperienze. Allora facciamo un passo indietro e andiamo a rileggere questa breve, ma importante storia, che accanto a Don Michele e Don Carlo (ricordati nella prima parte ) vede tanti altri protagonisti.

Le testimonianze raccolte e i documenti consultati, mi dicono che il primo grazie va alle Suore dell’Istituto della Natività e della Piccola Casa: senza la loro disponibilità e generosità, noi non ci saremmo! È grazie all’umiltà, al sacrificio delle superiore e alla fedeltà al carisma del loro fondatore (che insegna ad essere con gli altri e per gli altri) che la nostra comunità ha potuto ampliarsi. Perché è bene ricordarlo: lo spazio a noi donato dal Cottolengo ha ristretto sempre più quello delle suore che, silenziosamente, hanno continuato ad offrire il loro prezioso servizio a tutti noi.

Dal 1977 don Beppe Cerino mette a disposizione della Parrocchia i suoi talenti: diventa assistente spirituale e animatore degli operatori della catechesi, collaboratore attento e sensibile all’iniziativa del Vangelo nelle case, promotore di iniziative pastorali comunitarie e zonali.

Con don Beppe, ricordiamo suor Francesca e Suor Palmina: sono davvero numerosi i bambini, i ragazzi e i giovani che le due Luigine, sostenute da animatori e catechiste, hanno formato nella fede del Signore. A questi tre generosi missionari va anche il nostro grazie per i progetti di Casa Amica e del Centro Accoglienza Stranieri, ormai punto di riferimento per la comunità e per la città.

Un grazie inviato direttamente in Paradiso va a don Nerino e don Dino: sono stati con noi per lunghi anni, e con grande riconoscenza li accomuno nel ricordo! Istriano uno, Argentino l’altro; diversi fisicamente, ma simili nel servire la loro chiesa; esempi di delicatezza e di dedizione, non hanno mai fatto mistero delle loro preferenze: i malati, gli anziani, i più deboli, la scuola. Con amore e discrezione hanno confortato, ascoltato, consigliato. Ci avete voluto bene, vi vogliamo bene; avete pregato per noi, preghiamo per voi.

Anche ai diaconi va la nostra riconoscenza. Dal 1977 Enrico Periolo e dal 1980 Luigi Pattarino, donano energie abbondanti alla comunità e al quartiere. Quanti malati e sofferenti hanno trovato e trovano in Luigi un sostegno e una parola di speranza. E quante idee, proposte, meditazioni, hanno trovato e trovano in Enrico un punto di riferimento appassionato e preparato; il 18° anno del “Vangelo nelle case” è solo una conferma.

Non posso dimenticare, poi, tutti i meravigliosi sacerdoti che a turno mi danno una mano con slancio e generosità.Un grazie sincero va a tutte quelle persone che a vario titolo ci sono e si spendono quotidianamente per me e per la comunità… vorrei potervi nominare tutti, ma l’elenco sarebbe davvero lungo; i gruppi attivi in Parrocchia sono ben 35, e ormai da 3 anni i loro nomi sono scritti in Chiesa, accanto alla porta d’ingresso: è un modo per ringraziare ed affidare tutti e ciascuno all’Eterno Padre!

Penso infine a quanti lavorano “nell’ombra”: a chi dà del tempo per tenere aperto ogni giorno l’ufficio Parrocchiale, per abbellire la casa ed il centro pastorale, per fare tutti quei lavori forse poco visibili, ma necessari.

Un grazie finale a tutti voi: a chi conosco bene e a chi saluto soltanto, magari senza nemmeno saperne il nome. Non demoralizzatevi delle mie reazioni “da timido”: continuate a consigliarmi, a stimolarmi, a provocarmi. Vi prometto che cercherò di essere sempre di più un attento compagno di viaggio nell’incontro con il Signore.

Vi saluto, vi abbraccio, e rinnovo… buon compleanno Santa Monica.

LA SETTIMANA 2019
Num. 961 del 10 nov 2019
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IL PONTE
Num. 3 - Set 2019
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Cappella Natività
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Santa Monica

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Notiziario 2/2019
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