Fede (dMP)

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Avere fede è fidarsi e affidarsi. A volte noi pretendiamo di spiegare all’Infinito cosa deve fare e perché deve farlo. Siamo invitati a cambiare modo di pregare: invece di parlare, ascoltare; invece di chiedere, accettare con fiducia; invece di lamentarsi, lodare e ringraziare.

Gli apostoli esortano il Signore ad aumentare le loro fede.
Questo è il punto di partenza che non va perso di vista per
capire la risposta di Gesù. La prima parte sottolinea che alla
fede nulla è impossibile, nemmeno il voler qualcosa di strano
come trapiantare un albero in mare. Non deve nemmeno
essere un grande fede, ma piccola come un semino. Possibile
che gli apostoli non avessero fede? Il vangelo ci dice che in
effetti è così visto che alla fine abbandonarono tutti Gesù al
suo arresto e addirittura tra loro c’era un traditore. I dodici
hanno vissuto col Maestro per tre anni ed erano tiepidi,
figuriamoci noi! Diventa allora fondamentale la seconda parte
del discorso del Signore, che sembra fuori dal contesto, per
capire cosa significhi aver fede. Un servo, a quei tempi, era
proprietà del padrone e veniva mantenuto in forza del lavoro
svolto, come si fa con gli animali che si allevano in funzione
della loro utilità. Il contadino non paga la mucca per il suo
latte, ma al contrario ritiene quel latte come suo visto che le
ha dato stalla e foraggio. Allo stesso modo il padrone non si
sente obbligato verso il servo. Ora, noi siamo i servi e il
Signore è il padrone. Quello che limita la nostra fede è che
noi vorremmo che fosse il padrone a rimboccarsi la veste per
servire noi, come se il poco che facciamo fosse un merito. La
nostra preghiera è quasi sempre un domandare, vorremmo
che la nostra volontà fosse sempre esaudita, ma difficilmente
ci chiediamo che cosa Lui voglia da noi. Gesù ci ha insegnato
a chiedere che sia fatta la tua volontà. Allora avere fede
implica accettare questa volontà, non però come un terribile
sacrificio, ma con la certezza che il Signore vede più lontano
di noi e sa quello che va meglio per noi. Pretendere ed essere
convinto di avere dei crediti nei confronti di Dio, è un
atteggiamento che crea come uno schermo alla Grazia e fa
essere sordi e ciechi nei suoi confronti. Siamo servi inutili
perché siamo al mondo da pochi decenni e pretendiamo di
spiegare al Dio eterno, che ha fatto l’universo intero, che cosa
deve fare e perché deve farlo. Senza umiltà non si può aver
fede. I santi fanno i miracoli perché hanno annullato la loro
volontà e vogliono solo quello che Dio vuole. Questa totale
apertura e disponibilità è la via che apre il cuore alla fede.
Siamo invitati a cambiare modo di pregare: invece di parlare,
ascoltare; invece di chiedere, accettare con fiducia; invece di
lamentarsi, lodare e ringraziare.

LA SETTIMANA 2020
Num. 981 del 21 giu 2020
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Num. 1 - Mar 2020
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