Gioioso stupore (dMP)

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Il mandato ai discepoli è quello di portare la vittoria della Resurrezione al mondo intero e noi ci possiamo identificare con la gioia di Tommaso.

La domenica, il primo giorno dopo il sabato, è il giorno dell’incontro con Gesù risorto, da quella sera che fu la prima volta, fino ad oggi. Anche noi stiamo incontrando il Signore, nella parola che abbiamo ascoltato e nel pane che mangere-mo. Il suo corpo glorioso, rigenerato dalla resurrezione, con-serva le piaghe della crocifissione. Sono un segno per noi del suo amore, ma anche la prova che la passione di Gesù conti-nua, perché egli è ancora rifiutato e crocifisso dal mondo. Ha bisogno di testimoni che sappiano trasmettere il suo perdono e il suo Spirito. Per questo alita sui discepoli e li invia, costi-tuisce così il sacerdozio e dà agli apostoli (inviati) il potere di esercitare il suo ministero. Possiamo immaginare lo stupore e la gioia di quegli uomini che per paura stavano chiusi nel ce-nacolo, piangendo la morte del loro Maestro, e che adesso lo contemplano vivo davanti a loro. Si capisce che Tommaso ab-bia dubitato, nessuno era mai risorto e in più lui non era sta-to presente a questa sua prima apparizione. Perché questa esclusione, si sarà domandato. Si tratta invece del preciso di-segno della Provvidenza, che ha voluto fare di lui un testimo-ne speciale, che rappresentasse da una parte la nostra incre-dulità e che dall’altra ci permettesse di toccare con mano la realtà del Risorto. Quando lo vede esclama: mio Signore e mio Dio! Tutto il primo periodo del cristianesimo è animato da questo gioioso stupore. Vivevano in grande comunione, nutri-ti spiritualmente dagli apostoli e pervasi da un senso di timo-re. Non si tratta della paura che hanno conosciuto prima del-la Pentecoste, cioè prima di ricevere lo Spirito Santo, ma del timore di Dio, cioè della consapevolezza di essere testimoni dell’inizio di un’epoca assolutamente nuova per loro e per tut-to il mondo. Capiscono di non essersi meritati questo privile-gio e per questo lodavano Dio di cuore. Vivono e pregano in-sieme con grande armonia. È un anticipo di paradiso, dove sarà l’amore ad animare tutti. Infatti la comunione, la solida-rietà, l’attenzione per il prossimo, non possono esistere se non siamo noi a costruirle. Se tutti aspettano che siano gli al-tri a cominciare, non succederà mai. Non possiamo costringe-re il mondo a essere migliore, mentre certamente ciascuno può cercare di migliorare se stesso. La salvezza che viene dall’incontro con Gesù, non è un fatto privato, individualisti-co, ma ci coinvolge, fa di noi una comunità. Il Signore ci chiama a partecipare alla sua missione e le sue parole sono per noi: come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.

LA SETTIMANA 2020
Num. 989 del 24 mag 2020
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Num. 1 - Mar 2020
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