Giosuè, Giudici, Rut

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Documento

Introduzione generale ai libri storici:

I libri storici comprendono: Giosuè, Giudici, Rut, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re, 1 e 2 Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, 1 e 2 Maccabei.
Perchè tanto materiale storico nella Bibbia?
E’ un fatto unico nel suo genere, perchè i libri sacri di altre religioni contengono una esposizione di saggezza permeata di poesia, miti, rituali, raccolte di leggi, ecc. , ma la storia vera e propria non vi svolge alcun ruolo fondamentale.
Inoltre, nella Bibbia la storia degli uomini è sottratta ai capricci di un destino cieco, al quale sarebbero soggette le stesse molteplici divinità, ma essa viene ricondotta alla direzione intenzionale del Dio unico che vi realizza il suo disegno.
Questi libri hanno come oggetto principale i rapporti di Israele con Dio, la sua fedeltà o infedeltà, soprattutto la sua infedeltà alla Parola di Dio, di cui i profeti sono annunciatori.
La storia umana diventa pertanto una manifestazione indiretta di Dio.
Questo aspetto è ancora più evidente nella persona storica di Gesù, Dio che si fa uomo.
Nell’Antico Testamento non si può separare la storia nazionale dalla storia religiosa: sono inserite l’una nell’altra.
I libri storici, per il loro contenuto, seguono immediatamente il Pentateuco: alla fine del Deuteronomio, Giosuè è designato come successore di Mosè, e il libro di Giosuè comincia dalla morte di Mosè.
E’ evidente in questi libri l’influsso del Deuteronomio e della sua dottrina: essi dunque costituiscono l’opera di una scuola di uomini pii, imbevuti delle idee del Deuteronomio, che meditano sul passato del proprio popolo e ne tirano una lezione religiosa.
Contemporaneamente ci hanno conservato anche tradizioni o testi che risalgono alla stessa epoca eroica della conquista, con il racconto degli avvenimenti salienti della storia di Israele.
Il fatto che questa sia presentata come “storia sacra” ha due conseguenze: non perde il suo interesse agli occhi dello storico, e nello stesso tempo acquista valore agli occhi del credente.
Quest’ultimo non solo imparerà a scoprire la mano di Dio in tutti gli avvenimenti del mondo, ma riconoscerà nella sollecitudine esigente di Dio verso il suo popolo, la lenta preparazione del Nuovo Israele, la comunità dei fedeli.
Così, mentre il Deuteronomio giustifica storicamente l’elezione di Israele, il libro di Giosuè mostra l’insediamento del popolo eletto nella terra che gli è promessa; quello dei Giudici rielabora i suoi tradimenti e i suoi ritorni a Dio; quelli di Samuele, dopo la crisi che condusse alla istituzione della monarchia, descrivono come sotto Davide si ritorna al pieno riconoscimento del primato di Dio; quelli dei Re descrivono la decadenza che cominciò con il regno di Salomone e tutte le infedeltà che portarono al deterioramento dei rapporti fra Dio e il suo popolo.
Infine, in epoca più recente, i due libri dei Maccabei si ricollegano alla storia delle lotte suscitate contro i re seleucidi per ottenere la libertà religiosa e politica del popolo giudaico.
L’era greca dei Seleucidi inizia nel 312 A.C. e gli avvenimenti ci portano fino alla vigilia della caduta di Gerusalemme, conquistata da Pompeo nel 63 A.C. :
da quel momento la Palestina diventa una provincia romana.



Il Libro di Giosuè

L’autore sacro riprende la narrazione al punto in cui l’aveva lasciata il Deuteronomio.
Uscito di scena Mosè, il ruolo di capo e guida della nazione passa a Giosuè, già suo fedelissimo collaboratore mandato a esplorare Canaan (Nm 13).
Il libro è sostanzialmente la narrazione di tre campagne militari. La campagna centrale porta alla conquista di Gerico e di Ai, e si conclude con il trattato di Gabaon.
Ciò che accade nelle tre città è per noi materia di riflessione: Gerico ci mostra la potenza di Dio; Ai mostra quale sia la conseguenza del peccato; Gabaon mostra la stoltezza dell’essere umano. Lasciare che i Cananei restassero nella regione fu un errore che gli Israeliti pagarono a caro prezzo in seguito.
La campagna meridionale è diretta contro una coalizione di re capeggiati da Adoni-Zedek, re di Gerusalemme. L’esercito di Giosuè è in grado di sconfiggerla grazie all’intervento diretto di Dio.
La campagna settentrionale si scontra nuovamente con una coalizione di re guidati da Iabin, re di Azor, e termina con la loro sconfitta. La regione è conquistata, non ci sono guerre ( 11,23 ) e il popolo di Israele può insediarsi nel nuovo territorio, suddiviso tra le dodici tribu’.
Il libro di Giosuè presenta importanti temi teologici.
Il richiamo alla centralità di Dio è ripreso dai libri precedenti:
Dio è Dio, e la sua volontà va eseguita. La sua potenza si manifesta nell’azione, come pure nel suo dominio sulle forze della natura e della storia.
La santità di Dio si manifesta nel giudizio comminato ai Cananei, la cui iniquità ha ora raggiunto il culmine, ma anche nel fatto che, quando pecca, non è risparmiato neppure Israele.
Dio è un giudice assolutamente imparziale, che non considera alcune persone più importanti di altre.
La misericordia di Dio si deve vedere anche nel fatto che molti popoli sono esenti dagli orrori della guerra.
L’importanza del coinvolgimento umano e della risposta data dall’uomo è uno dei temi centrali del libro di Giosuè. Se lo avesse voluto, Dio avrebbe potuto sconfiggere da solo i nemici di Israele, ma non lo fece. Volle invece utilizzare Giosuè e il popolo a questo scopo: fu il popolo che prese le sue decisioni, marciò attraverso la regione, combattè le sue battaglie, costruì città e visse la sua vita.
E in tutte queste azioni Dio realizzò il suo piano.
E’ importante per noi non perdere mai di vista i due fatti: Dio agisce; noi agiamo.
Un altro importante elemento che si impone alla nostra attenzione è la necessità di operare le scelte giuste. I nuovi abitanti della terra di Canaan si trovarono di fronte ad una scelta: servire Dio o servire gli dei adorati dai Cananei.
Giosuè operò la scelta giusta per il suo popolo, come esempio per noi.
La tentazione di seguire falsi dei è tanto forte oggi quanto lo era al tempo di Giosuè.

La figura di Giosuè
Giosuè rappresenta una personalità di tutto rilievo nella storia della salvezza. Come luogotenente, uomo di fiducia di Mosè (Es 17,9; Nm 11,28) fu con lui sul Sinai (Es 24,13) ed è rimasto sempre vicino al santuario (Es 33,11).
Questa è l’origine della sua perseverante lealtà, come nel momento dell’invio delle spie in Canaan (Nm 13); inoltre proprio lui insieme con Caleb, sono stati gli unici appartenenti alla generazione del deserto, che sono poi entrati effettivamente nella Terra Promessa (Nm 14,30.38).
Giosuè fu scelto da Dio come successore di Mosè e capo del popolo di Israele, e ha ricevuto lo Spirito Santo quando Mosè ha imposto le mani su di lui (Nm 27,15-23; Dt 31,7ss.).
Così nel momento della morte di Mosè, è stato in grado di prendere subito il comando su tutto il popolo.
Noi lo vediamo pieno di valoroso coraggio (Gs 1,6), nel portare avanti la guerra di conquista. Tuttavia è necessario sottolineare che in realtà Dio stesso conduce il suo popolo e Giosuè, come prima Mosè, è solo il suo rappresentante (Gs 5,13ss). L’assistenza divina è evidente quando le forze della natura sono indirizzate ad aiutare Israele nelle sue battaglie (Gs 6,20; Gs 10,10-14).
Con totale abnegazione e profonda fedeltà a Dio, Giosuè costituisce un esempio di collaborazione al progetto divino, e sostiene e incoraggia i popolo a fare altrettanto (Gs 8,30-35; Gs 24).

Figura del Salvatore.
Nella loro meditazione i Santi Padri sono spesso ritornati a questo momento particolare della storia del popolo eletto: Giosuè come successore di Mosè, assume in pieno il compito di accompagnare il popolo verso la salvezza (Sir 46,1), come il suo stesso nome indica (Giosuè e’ variante di Gesù = Salvatore -Cf. Mt 1, 21).
Il suo ruolo è essenzialmente preparatorio di qualcosa di molto più grande che il Messia porterà a compimento (Atti 7,45). Infatti è con Gesù morto, risorto e asceso al cielo che la salvezza si presenta nella sua definitiva realizzazione.
La Terra Promessa che Giosuè raggiunge insieme con il popolo, è solo un momento transitorio non definitivo, che fa intravedere il vero luogo del riposo (Eb 4,8), il Settimo Giorno, Giorno del Signore.
Giosuè, l’uomo coraggioso e fedele, ci incoraggia nella buona battaglia che dobbiamo portare avanti con perseveranza, per raggiungere finalmente il luogo eterno del riposo e della pace, dove riceveremo la ricompensa per le nostre fatiche (Ap 14,13).

Schema del libro:
1) Periodo di preparazione           1, 1 – 2, 24
2) Entrata nella regione                3, 1 – 5, 15
3) Conquista di Canaan          6, 1 – 12, 24
4) Spartizione del territorio         13, 1 – 21, 45
5) Insediamento                          22, 1 – 24, 33

Periodo di preparazione      1, 1 – 2, 24
Con lo stile e con le idee del Deuteronomio, l’autore sacro racconta l’ingresso e l’insediamento nella Terra Promessa. I confini del territorio da conquistare sono confini ideali: superano di molto quelli del territorio che sarà effettivamente diviso nei capitoli 13 – 19.
1, 14: la conquista deve essere il frutto di tutto il popolo e non il risultato degli sforzi isolati delle tribù, compiuti in luoghi diversi.
2, 11: il libro pone sulle labbra di Raab una professione di fede secondo lo stile del Deuteronomio (cf. Dt 4,39). Raab è stata salvata per la sua fede (Eb 11,31), giustificata a causa delle sue opere (Gc 2,25).
Questa straniera, che con la sua fede e la sua carità salva tutta la sua casa, è diventata presso i Santi Padri un’immagine della Chiesa.

Entrata nella regione    (3, 1 – 5, 15)
Il racconto del passaggio del Giordano e dell’ingresso in Canaan, presenta un chiaro parallelismo con il racconto dell’uscita dall’Egitto che il redattore sottolinea (3,7; 4,14.23): Dio ferma il defluire del Giordano (3,7 – 4,18), così come aveva asciugato il Mar Rosso (Es 14,5 – 31); l’Arca di Dio guida il passaggio (Gs 3, 6-17; 4, 10-11), come la colonna di nube o di fuoco (Es 13, 21-22; 14, 19-20); Giosuè svolge lo stesso ruolo di Mosè (Gs 3,7; 4,14); la circoncisione, che il redattore di Giosuè attribuisce al popolo dell’Esodo, è rinnovata per i suoi discendenti nati nel deserto (Gs 5, 2-9); la manna, che era stata il nutrimento del deserto (Es 16), non cade più dal momento dell’ingresso in Canaan, e la Pasqua è celebrata in Galgala, dopo il secondo “passaggio” (Gs 5,10), come era stata celebrata in Egitto prima della partenza (Es 12, 1-28; 13, 3-10). Questo parallelismo tra gli avvenimenti dell’inizio e della fine dell’Esodo ha fatto trasferire alla traversata del Giordano un miracolo analogo all’uscita  prodigiosa dall’Egitto (Es 14ss).
Poichè la passione e la risurrezione di Cristo rinnoveranno spiritualmente gli avvenimenti dell’Esodo (cf. 1 Cor 10, 1), Giosuè è stato considerato dai Padri della Chiesa come una figura di Gesù, di cui porta lo stesso nome.

Conquista di Canaan     (6, 1 – 12, 24)
Nei versetti immediatamente precedenti all’inizio di questa sezione (5, 13-15) c’è un riferimento molto stretto alla visione del roveto ardente e la missione di Mosè. Per il resto, questa narrazione della conquista di Gerico, è stata trasformata in un racconto cultuale. Ciò non esclude che ci sia stata realmente una conquista di Gerico, ma l’autore sacro vuole mettere soprattutto in evidenza il favore divino che accompagna gli eventi, volgendo situazioni materiali e concrete a favore del popolo eletto.

7, 6-9: Questa preghiera di Giosuè richiama quella di Mosè in circostanze simili (Es 32,11; Nm 14,13-16; Dt 9,6), ma con differenze. Qui Giosuè cede allo sconforto e Dio lo incoraggia ( cf. 1 Re 19,4; Ger 15,10.18; 20,7), mentre Mosè intercedeva con fiducia per il suo popolo.

Spartizione del territorio    (13, 1 – 21, 45 )
14,1ss: questa sezione serve a dare un quadro dell’occupazione sotto Giosuè. In realtà, i diversi gruppi si sono insediati, attraverso un’infiltrazione pacifica o attraverso conquista, ciascuno nel suo territorio, di cui si sono assicurati il possesso solo poco per volta, lentamente e gradualmente.

Insediamento       (22, 1 – 24, 33)
Capitolo 23: questo capitolo contiene il discorso di addio di Giosuè, la cui normale continuazione si trova in Giudici 2, 6-9.
Durante la grande assemblea di Sichem, Giosuè propone alla fede dei presenti gli interventi di Dio in favore di Israele (24, 2-13). L’assemblea conferma il suo desiderio di fedeltà al Dio unico e rifiuta gli dei stranieri.
Si conclude l’alleanza e viene messa per iscritto la legge (24, 25-28).
La fede in Dio, propria del gruppo di Giosuè, è proposta da lui ad altri gruppi che non ne avevano ancora sentito parlare: non sono stati infatti in Egitto e non hanno goduto delle meraviglie dell’esodo e della rivelazione del Sinai. Con l’accettazione del patto queste nuove tribù diventano parte integrante del popolo di Dio.
Sichem era, a causa della sua posizione centrale, un luogo favorevole alle assemblee delle tribù e, a causa del suo passato, un luogo predestinato alla stipulazione di questo patto religioso: Abramo vi aveva edificato un altare (Gen 12, 6-7), Giacobbe vi aveva acquistato dei diritti (Gen 33, 18-20).

Conclusione del Libro di Giosuè:
Questo libro, che prende il nome dal suo protagonista, il fedelissimo collaboratore di Mosè, non è una storia completa degli avvenimenti, svoltisi più o meno alla fine del secolo XIII° A.C., ma una scelta frammentaria di episodi senza stretto ordine cronologico.
Tale scelta è ispirata dall’idea che, come la promessa, così anche la conquista della terra di Canaan fu opera di Dio che guidava Israele, il quale perciò deve essere fedele all’alleanza come Dio è fedele ai suoi impegni (24, 8.12-24).
La terra conquistata è santa a motivo delle divine promesse e deve essere santificata dal popolo eletto con la sua obbedienza a Dio.
Giosuè prefigura Gesù, e l’ingresso nella Palestina attraverso il fiume Giordano è tipo del battesimo che introduce nel Regno di Dio.

Libro dei Giudici    (LIBRI STORICI)    

Dopo la conquista di Canaan, gli Israeliti si spartirono il territorio tra le 12 tribù e vi si stabilirono.
Dovettero affrontare diversi problemi: costruire abitazioni, coltivare la terra, piantare vigne e frutteti, scavare pozzi; in una parola, insediarsi come nazione.
Non era compito facile, perchè continuamente esposti a invasioni.
Per proteggere e guidare il suo popolo, Dio suscitò i “giudici”, che erano praticamente governatori, capi militari e politici.
Erano incaricati da Dio di radunare un esercito, combattere i nemici e governare il territorio fino a quando non fosse tornata la stabilità.
Il Libro dei Giudici narra 14 episodi distinti. Alcuni giudici divennero eroi popolari i cui nomi sono ricordati anche oggi, quali Deborah, Gedeone e Sansone.
Il libro termina con due episodi particolarmente odiosi, uno di inganno religioso e l’altro di omicidio, che mostrano cosa accade quando si dimentica il Signore e si fa affidamento sulle proprie forze.
A parte questi particolari, in generale il Libro dei Giudici segue accuratamente uno schema scelto di proposito per mostrare come Dio opera nella storia.
Lo schema è questo: Israele serve il Signore, ma poi abbandona Dio, il quale ritira il suo favore.
Per riconquistare il suo popolo, Dio consente che tocchi con mano le conseguenze del suo peccato, punendolo per mano di invasori stranieri.
Israele si rivolge a Dio, che gli manda un giudice come salvatore.
Israele quindi serve nuovamente il Signore fino alla successiva disobbedienza alla legge, e a questo punto il ciclo si ripete seguendo lo stesso schema.
Se consideriamo a fondo questo ciclo di eventi c’è molto da imparare: c’è il fatto del coinvolgimento di Dio nella nostra vita, oltre alle conseguenze delle nostre azioni, e quando pecchiamo ci tiriamo addosso il disastro.
Notiamo a questo punto la misericordia di Dio sempre all’opera: indipendentemente dal tempo trascorso lontano da Lui, quando il popolo si decide a invocarLo, Egli risponde.
E’ confortante sapere che Dio è sempre disposto ad ascoltare la nostra preghiera.
Notiamo infine le spiacevoli conseguenze del peccato: quando decidiamo di lasciare le vie di Dio, le conseguenze sono terribili.
Gli episodi narrati nel libro sono per noi lezioni concrete che dobbiamo imparare. Non ha senso ribellarsi a Dio. Alla fine, la cattiva condotta non giova a nessuno, e questo vale anche oggi per il popolo di Dio.
Come leggiamo nel libro, Sansone non era un pagano, ma un’israelita; eppure anch’egli dovette pagare il suo peccato con la vita.

Il Libro dei Giudici comprende tre parti disuguali:
1) Introduzione                   (1, 1 – 2, 5)
2) La parte centrale del libro           ( 2, 6 – 16, 31)
3) Migrazioni e guerre                      ( cap. 19 – 21)
La storia dei Giudici e’ raccontata nella parte centrale (2, 6 – 16, 31). I giudici piu’ importanti sono sei: Otniel, Eud, Barak (e Debora), Gedeone, Iefte, Sansone, le cui azioni sono raccontate con molti dettagli. Gli altri Giudici sono oggetto di brevi menzioni.
Questi “eroi liberatori” hanno ricevuto una grazia speciale, un carisma, sono stati scelti direttamente da Dio per una missione di salvezza.
Gli episodi piu’ significativi del libro, riguardano la vicenda di Sansone (13, 1ss): La storia di Sansone e’ differente da tutti gli altri racconti del libro. Narra, dalla nascita alla morte, la vita di un eroe locale. Egli e’ forte come un gigante e debole come un bambino; seduce le donne ed e’ ingannato da esse; gioca brutti scherzi ai filistei ma non libera il paese da essi.
Sansone e’ consacrato a Dio gia’ dal seno materno e il suo nazireato e’ la fonte della sua forza. Tutto il racconto e’ una collezione di aneddoti: nascita (13,2–25), sposalizio ed enigma (14,1-20), Sansone e i Filistei (15,1-8.9-19); Sansone a Gaza (16,1-3), Sansone e Dalila (16,4-21), prigionia e morte di Sansone (16,22-30).
La morte di Sansone ha aspetti di reale grandezza: egli sacrifica la vita, esercitando per l’ultima volta, contro i nemici del suo popolo, il potere che Dio gli da’.

Sulle molte guerre…
La guerra e’ una realta’ umana che pone interrogativi morali.
La Bibbia e’ lo strumento privilegiato che permette alla Rivelazione di comunicare il messaggio che viene da Dio. Ora la presenza di guerre cosi’ frequenti, e in particolare in questo Libro dei Giudici che stiamo considerando, evidenziano il dramma che coinvolge l’umanita’ intera: il grande combattimento tra bene e male, tra Dio e Satana.
Sappiamo che alla fine la pace di Dio avra’ successo; ma per l’umanita’ in cammino ci sono da affrontare continuamente innumerevoli combattimenti, spirituali e materiali.
Questa e’ l’esperienza del popolo di Israele, coinvolto senza tregua in guerre sia difensive che offensive contro gli oppressori (cf. Gc 3 – 12); ma successivamente ci saranno le guerre di liberazione nazionale con Saul e Davide, e poi quelle che cercano di contenere le invasioni straniere…
Nelle alterne vicende di questo confronto tra Israele e gli altri popoli, sempre grande rimane il pericolo e la tentazione di confondere la causa di Dio con la possibilita’ di affermazione e di dominio per puri scopi materiali.
Nel fare esperienza di questi terribili eventi, Israele comprende che la guerra e’ fondamentalmente un grande peccato. Per questo, i profeti approfondiranno soprattutto una meravigliosa prospettiva di pace universale (Is 2,4; Is 11,6-9).
Il credente, infatti, puo’ solo accettare la necessita’ di dover combattere con armi morali e spirituali, che sono la fede, il coraggio e la perseveranza, la capacita’ di accettare la sofferenza e il sacrificio, esclusivamente in vista del bene di tutti. Si tratta di una lotta che si realizza prevalentemente nell’ambito delle vicende di ogni giorno, nella nostra ordinaria quotidianita’.
La guerra cruenta giusta non esiste.
Ma quanto cammino deve compiere ancora l’umanita’ in questo senso, proprio per cominciare almeno a porre le basi di quella che chiamiamo “civilta’ dell’amore” e che sta nel cuore dei desideri di Dio e di tutti gli uomini di buona volonta’.

Conclusione del Libro:
I “giudici” erano i capi militari e politici che Dio suscito’ tra il 1200 e il 1025 A.C. per risolvere particolari crisi delle tribu’ di Israele, venute a contatto e contrasto con le popolazioni indigene e idolatre della Palestina nel corso della occupazione effettiva dei territori ad esse assegnati da Giosue’.
L’autore presenta fatti staccati e particolarmente importanti, relativi a dodici giudici, di cui sei appena ricordati, con lo scopo di inculcare un insegnamento: l’infedelta’ di Israele al suo Dio, con i cedimenti alle suggestioni dell’idolatria, sono la causa delle crisi e delle difficolta’; la liberazione e’ opera di Dio, che ha pieta’ delle sofferenze del suo popolo (2, 11-19).
Il libro, che utilizza e riproduce fonti antiche, a volte di carattere epico e popolare, fu scritto da un anonimo quando in Israele era gia’ stata istituita la monarchia, verso il 1030 – 1010 A.C.
Nel Nuovo Testamento, la Lettera agli Ebrei (11, 32-33) propone i “giudici” come esempio di fede ai cristiani, per esortarli ad essere fedeli al Signore anche nelle prove.

Il Libro di Rut  (LIBRI STORICI)

I tempi dei Giudici furono estremamente difficili. Il libro di Rut contiene l’amara constatazione che regnava l’anarchia: nessuno riconosceva i diritti degli altri; però mostra un lato positivo di questo periodo, certamente destinato a dare un pò di sollievo in una situazione altrimenti disastrosa.
Il libro narra di una carestia che indusse Elimelech, con sua moglie Noemi e la famiglia, a lasciare Betlemme per stabilirsi nella terra di Moab.
Uno dei figli di Noemi aveva sposato una giovane moabita di nome Rut. Rimasta vedova, Noemi decise di tornare al suo paese natale.
Rut, rimasta a sua volta vedova, volle a tutti i costi seguire la suocera rinunciando a stare nel suo paese e tra la sua gente, nonostante le insistenze di Noemi.
Le parole da lei pronunciate: “Il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio” (1,16) hanno ispirato generazioni di gente in difficoltà.
L’atto di gentilezza da parte di un parente di Noemi, Booz, procura una discendenza alla famiglia di Elimelech. Booz in tal modo diventa un antenato di Re Davide e quindi di Gesù stesso.
Da notare il fatto che Rut, nonostante provenisse dal paganesimo (e quindi non ebrea), sia entrata a far parte dell’ascendenza di Cristo.
I temi religiosi riscontrati in questo libro si riferiscono più agli aspetti pratici della vita che a concetti teologici.
Particolare spicco hanno lealtà, amore, gentilezza, la necessità della comprensione reciproca.
Anche nel caos che regnava nella regione era possibile dare un significato alle cose facendo ritorno al principio fondamentale della semplice verità.
Il libro di Rut ci insegna che per quanto brutta sia la situazione, la bontà può ancora esistere se siamo disposti a fare qualche sforzo.

Lo schema del libro è il seguente:

1) Emigrazione in terra straniera            (1, 1 – 22)
2) Rut e Booz                        ( 2, 1 – 23 )
3) Il riscatto di Rut                      ( 3, 1 – 4, 15)
4) Gli antenati di Davide e di Cristo        ( 4, 16 – 22 )

Aggiungiamo, per concludere:
questo piccolo libro, esemplare dal punto di vista letterario, rievoca dunque una patetica storia familiare del tempo dei Giudici (1200 – 1025 A.C.), nella quale, oltre i delicati sentimenti umani, emergono alcuni elementi religiosi di grande importanza.
Per la sua tenera pietà verso la suocera, Rut, che è straniera, della terra di Moab, appartenente cioè a un popolo che fu tra i classici nemici di Israele, non soltanto merita di essere accolta nel popolo di Dio, ma entra a far parte della genealogia di Davide e quindi di Cristo (Mt 1,5).
Questa apertura spirituale annuncia il messaggio della universale salvezza, che sarà pienamente rivelato e attuato nel Vangelo.
L’anonimo autore utilizzò materiale molto antico e scrisse probabilmente prima dell’esilio di Israele in Babilonia, nel sec. VI A.C.