Giuseppe (dMP)

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Il sì di Giuseppe vale quanto quello di Maria: anche lui accetta in pieno il progetto di Dio e si fida.

La tradizione raffigura Giuseppe come un uomo anziano,
perché quando Gesù è adulto sembra essere già morto. Ama
moltissimo la sua fidanzata Maria, tanto che, quando viene a
sapere che è incinta, mette da parte il suo amor proprio e pensa
di licenziarla in segreto senza fare uno scandalo. Le apparenze
gli dicono che la ragazza lo ha tradito e chiedere una clamorosa
soddisfazione sembra del tutto legittimo, ma lui non pensa a
meschine rivalse, quanto al futuro di Maria. L’apparizione in
sogno dell’angelo migliora solo apparentemente le cose. Infatti,
anche se il tradimento non ha avuto luogo, i suoi progetti circa
la sua famiglia futura sono certamente sconvolti. Suo malgrado
è chiamato ad accettare di essere il padre putativo di un
bambino che comunque non è suo. Tuttavia, ogni papà sa che
un figlio non si sceglie, ma nasce con le sue doti e la sua
personalità e, anche se può somigliare fisicamente ai genitori, è
una persona a sé. Per questo Giuseppe si fida di Dio e si mette
a disposizione: il suo sì vale quanto quello di Maria. Diventa
così il modello di ogni paternità. Il compito di un padre, e
soprattutto di un padre spirituale, è quello di guidare il proprio
figlio fino a quando è pronto a camminare da solo per poi
lasciarlo andare verso il suo futuro, senza legarlo a sé.
Giuseppe accompagna Gesù nella sua crescita, lo protegge, gli
dà il buon esempio, gli insegna il suo mestiere, lo tiene accanto
a sé con amore e premura, fintanto che la sua presenza è utile.
L’ultima volta che incontriamo Giuseppe nel vangelo è quando,
insieme a Maria, ritrova il fanciullo Gesù nel tempio che disputa
coi dottori. La mamma, che dopo tre giorni di ricerca è al colmo
della preoccupazione, gli chiede il perché di quel
comportamento. Il giovane risponde in modo disarmante:
perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle
cose del Padre mio? Ora che ha piena coscienza di chi è suo
Padre, il suo percorso è compiuto e lo è anche il compito di
Giuseppe, così la sua figura silenziosamente esce di scena. La
grandissima umiltà e la totale dedizione al progetto di Dio fanno
di lui una figura gigantesca nella storia della salvezza. È degno
della gloria riservata ai più grandi santi. Ecco perché Gesù dice
che perdere la propria vita significa salvarla: affidarsi a Dio e
accettare il suo progetto è l’unico modo per essere davvero
grandi.

LA SETTIMANA 2020
Num. 981 del 21 giu 2020
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