Guardare e vedere (dMP)

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Vediamo quello che guardiamo? Se no, cosa ce lo impedisce, cosa ci acceca?

Il fatto che nel mondo esistano persone più fortunate di altre è un mistero. Noi viviamo in una società ricca, abbiamo scuole, ospedali, previdenza sociale ecc., ma molte popolazioni del mondo non hanno nemmeno il necessario per vivere. Cosa abbiamo fatto per meritarlo? Non si può rispondere. I discepoli vorrebbero giudicare la sfortuna del cieco e metterla in relazione con le colpe della sua famiglia, ma Gesù dice che la menomazione di quell’uomo è parte del piano divino. Un piano cui noi non abbiamo accesso. Non spetta a noi giudicare, piuttosto dobbiamo aver fiducia nella Provvidenza. Il Maestro decide di guarirlo. Ha appena detto di essere la luce del mondo e subito compie un gesto che conferma le sue parole. Impasta del fango con la saliva, lo spalma sugli occhi dell’uomo e lo manda alla piscina. Il fango ricorda la creazione, l’acqua il battesimo. L’uomo è solo argilla e le sue capacità sono menomate se non c’è in lui il soffio dello Spirito, la purificazione che viene da Dio. La vera luce che permette di vedere è la fede che è un dono. Il miracolo è compiuto di sabato, quando la legge prescrive di non lavorare, ma Gesù ha fatto del fango usandolo come medicazione e quindi ha violato il sabato. Inizia allora il confronto tra chi si dice vedente e chi non dovrebbe vedere. I farisei guardano il miracolo, ma non vedono la mano di Dio. Ciò che impedisce loro di capire è la pretesa di giudicare sulla base della legge e non dello Spirito. Lo Spirito infatti soffia dove vuole e non sono i limiti delle cose umane che lo possono fermare. Questo vale anche per noi. Dio non è di proprietà della chiesa cattolica, ma parla al cuore di ogni uomo del pianeta e può fare miracoli anche senza di noi. Il Figlio dell’uomo è padrone del sabato, ciò significa che il Padre è il sovrano e noi dobbiamo ubbidire e non pretendere di comandare. I veri ciechi sono allora i farisei, il cui peccato rimane, perché credono di vedere. Ci sono poi i genitori dell’uomo che possono apprezzare più di tutti il segno compiuto da Gesù, ma non vogliono riconoscerlo, perché hanno paura. Essi rappresentano i cristiani che si nascondono e non hanno il coraggio di prendere posizione. Alla fine il cieco è l’unico che vede. Affronta apertamente i farisei e riconosce Gesù. Nonostante sia un uomo semplice li mette con le spalle al muro. Vede perché ha la luce della fede. Tutto questo può servirci come un esame di coscienza. Quante volte guardiamo senza vedere, senza saper riconoscere la presenza di Gesù nella nostra vita, e quanto spesso pretendiamo di giudicare il suo operato!

LA SETTIMANA 2020
Num. 981 del 21 giu 2020
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