Il Vangelo di Marco

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Il Vangelo di Marco è probabilmente il primo dei vangeli in ordine cronologico, scritto certamente prima della caduta di Gerusalemme nel 70 D.C.
Chi è Marco ? E’ un cristiano della prima generazione che troviamo accanto a Barnaba e a Paolo (At 12,2; 13,13; 15,36-40), poi compagno di Pietro a Roma (1 Pt 5,13).
Il vangelo di S. Marco si rivolge a cristiani che non provengono dall’ebraismo, ma dal paganesimo. Infatti, quando usa termini aramaici, Marco sente il bisogno di tradurre per i “suoi” lettori (5,41; 7,34) e quando cita usi e costumi degli Ebrei li spiega (7,1-8).
Le citazioni dell’Antico Testamento sono ridotte al minimo, al contrario di Matteo che scrive per comunità cristiane provenienti dal giudaismo.
Il tema essenziale del vangelo secondo Marco è la manifestazione del Messia crocifisso.
L’accostamento dei due termini, che a noi sembra cosa ovvia, suonava invece come assurdità, scandalo, assoluta contraddizione per i contemporanei di Cristo.  Così Marco è totalmente impegnato a mostrarci che in questo scandalo sta la verità di Cristo.
Gesù è veramente il Messia, consacrato e inviato dal Padre, ripieno della presenza di Dio, che compie miracoli e guarigioni, perdona i peccati e domina satana, ed è il Figlio di Dio.
Al tempo stesso è Messia nella debolezza: non capito, non accolto, osteggiato e disprezzato e infine crocifisso.
Possiamo leggere dunque tutto il vangelo di Marco come una domanda aperta che egli mette continuamente a fuoco:
“Chi è costui ?”
Marco ha la risposta, quella del credente, e in tre momenti decisivi del vangelo la scopre:
– Mc 1,1:    “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”.
– Mc 9,7:    “Questi è il mio Figlio prediletto, ascoltatelo !” (la voce del Padre).
– Mc 15,9:    “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio” (esclamazione del centurione che vede Cristo spirare in croce).
Nel vangelo di Marco non ci sono molti discorsi di Gesù; Marco, scegliendo il materiale per la sua opera, guarda soprattutto all’agire di Cristo. Cristo agisce e le persone prendono posizione nei suoi confronti:
… i suoi compaesani, la folla, i discepoli, le autorità, satana stesso, tutti hanno una loro idea del Messia e si trovano di fronte a Gesù, il “carpentiere” (6,3), un uomo che interpella e mette in discussione perchè si comporta da Dio.
Marco continua a interrogare anche noi… “Siete pronti a rinunciare all’idea che vi siete fatti di lui, per accoglierlo quale veramente è ?
E’ un interrogativo che dobbiamo lasciar scendere fino in fondo all’anima e che può segnare un punto di partenza veramente nuovo per la nostra fede e amicizia con Cristo.
La folla ha momenti di grande entusiasmo e ammirazione di fronte a questo uomo eccezionale (1,27; 2,12). Al tempo stesso, però, sa deriderlo (5,40) e si ritira delusa (specie a partire dal cap. 8).
I compaesani di Nazaret si meravigliano, si fanno la domanda su Gesù, ma non sanno sganciarsi dalla “loro” idea su di lui (per loro e’ il carpentiere) e non credono (6,1-6).
Alcuni suoi parenti sono molto perplessi e si sentono quasi feriti da questo loro congiunto, il cui comportamento è fuori dall’ordinario (3,21).
I demoni riconoscono terrorizzati che Gesù è il Figlio di Dio, il Santo di Dio (1,24; 3,11; 5,7). Ma il Cristo li fa tacere. La fede di satana non interessa a Cristo. A che serve riconoscere il suo mistero se la decisione ostinata e definitiva nei suoi riguardi è il rifiuto ?
I discepoli riconoscono il Messia (cf. Mc 8,29), ma la loro fede è ancora molto povera. La croce li scandalizzerà e solo con la risurrezione la loro fede diventerà completa e accoglieranno Gesù nella sua verità: Messia sì, ma per la strada della croce.
Le autorità ufficiali si mettono in atteggiamento di giudizio e di ostilità fin dall’inizio (2,7; 2,16; 2,18; 2,24). I responsabili del popolo eletto attendevano il Messia e si ritenevano le persone più adatte a riconoscerlo quando fosse apparso. Ma se ne erano fatti un’idea molto precisa,…“troppo” precisa e rigida era la “loro” idea. La conseguenza è stata che, essendo rimasti fermi nella loro concezione, Gesù dovrà morire.
Tra le diverse risposte alla domanda “Chi è Gesu'” non dobbiamo dimenticare quella dei malati e delle persone (persino pagane) che accolgono Gesù con una fede semplice e profonda.
In conclusione, la vera risposta all’interrogativo “Chi è Gesu'” risiede in Gesù stesso. Egli stesso con il suo agire e il suo parlare si manifesta quale veramente è, e quale deve essere accolto.
Gesù accetta la fede di Pietro (8,31-32) ma precisa subito che il Figlio dell’uomo dovrà molto soffrire…
In fondo, il problema di una fede autentica è qui: lasciare che Cristo modifichi la nostra idea riduttiva, o magari distorta, che possiamo avere su di lui. Lasciamoci piuttosto istruire da Lui, dal suo Spirito e apriamo il nostro cuore per accoglierlo in semplicità e verità.
Gli studiosi della Bibbia parlano, a proposito del Vangelo di Marco, di “segreto messianico” di Gesù.
Che cosa è ? In effetti, a più riprese, Gesù chiede di non manifestare la sua identità e di non divulgarla (1,34; 3,11-12; 1,44; 5,43; 7,36-37; 8,30; 9,9). Sembra strano a prima vista, dal momento che è venuto proprio a rivelare il Regno di Dio presente nella sua stessa persona.
Come si spiega questo riserbo ?
Gesù manifesta il mistero della sua persona e della sua missione “progressivamente”. Egli è veramente il Messia ed è lì per la missione ricevuta dal Padre, ma Israele in quel momento non riesce ad aprirsi a una idea adeguata del Regno di Dio e del Messia, dal momento che le sue aspettative erano cosi’ diverse. Il popolo si attendeva infatti che il Salvatore avrebbe prima di tutto eliminato il potere romano sulla Palestina, ma non era questo il piano di Dio. Sarebbe stato troppo riduttivo e stravolta sarebbe stata la sua missione nel mondo.
Il suo Regno è ben altro. Da qui il suo richiedere silenzio e prudenza nel manifestare la sua identità che con troppa facilità verrebbe fraintesa.
Gesù si impegna ad “educare” progressivamente i suoi discepoli (con quale fatica) ad una conoscenza vera, adeguata alla sua persona e alla sua opera (cf. 8,27-33).
Arriverà il momento in cui Gesù svelerà il segreto, senza alcun riserbo.
Davanti al Sinedrio, quando ormai la decisione di condannarlo a morte è già stata presa, Gesù può parlare chiaramente (14,61-64): ormai non può più essere strumentalizzato per un nazionalismo politico-religioso.
Si tratta di ascoltare, di aprirsi alla verità che si sta rivelando. E’ quello che avvenne con i suoi discepoli non prima della Pasqua e della Pentecoste: la verità piena su Cristo è un segreto che si manifesta poco a poco ai cuori disponibili.
Egli non si impone, si dona con delicatezza, avendo pazienza con le nostre lentezze, con le nostre umane resistenze.
Marco ha fatto di questo una tesi essenziale del suo vangelo: ma è la realtà profonda dell’itinerario doloroso di Gesù che egli comprende e ci espone nella luce della fede definitivamente consolidata con il trionfo di Pasqua.