Il Verbo (dMP)

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Accogliamo chi non è stato accolto!

Quello che abbiamo letto è noto come il Prologo, il brano che apre il quarto vangelo, in cui Giovanni mette subito l’accento sulla divinità di Gesù. Rispetto ai Sinottici (i primi tre vangeli) questo ha un taglio diverso, più teologico perché sottolinea la divinità del Maestro. Il Verbo è la parola creatrice, la Verità che si avvera dando vita all’universo. Giovanni Battista annuncia che la luce infinita viene nel mondo, quella luce che illumina e dà vita ad ogni uomo, eppure, constata l’evangelista quasi incredulo, non è stata riconosciuta né accolta. È la tragedia dell’umanità di ogni epoca e soprattutto della nostra, sia perché questi sono gli unici tempi che ci è dato vivere, sia perché il mondo progredito che ci illudiamo di abitare non sa riconoscere che non si è fatto da solo. L’Incarnazione è la mano tesa di Dio all’uomo. Chi è capace di accogliere il Bambino ha il potere di diventare figlio di Dio, cioè di recuperare la condizione perduta col peccato originale. È una generazione nuova che non ha nulla a che fare con la carne e il sangue, cioè con la genetica umana, ma nasce direttamente dall’Infinito amore. San Paolo prega perché ci sia data la sapienza per comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi. Siamo figli e dunque eredi di quella eternità da cui tutto proviene. Bisogna fermarsi a riflettere su questa enorme fortuna, che è gratuita, cioè gratis data. Non ce la siamo meritata, ma ci è donata da Colui che non gode per la morte del peccatore, ma vuole la sua vita. Il Verbo infinito si fa carne, cioè finito e mortale, per generarci di nuovo. Questa è grazia che si somma alla grazia, è qualcosa che una persona sensata non avrebbe nemmeno il coraggio di desiderare. Come possiamo rispondere a tanto amore? Si capisce allora la travolgente emozione dei mistici che non vogliono altro che tuffarsi nell’abbraccio paterno e smisurato di Dio! Dall’Antico Testamento conosciamo il Dio della Legge che può apparire lontano, irraggiungibile. Gli ebrei non riescono a sopportare il suono terribile della sua voce e chiedono a Mosè di essere loro intermediario. Ma il Signore non vuole arrivare a noi per interposta persona e si fa piccolo perché lo si possa guardare e accogliere senza paura. Diventa uno di noi per darci modo di essere come Lui. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Chiediamo col cuore di avere il dono della Sapienza per riconoscerlo e accoglierlo. Cerchiamo di essere degni di un regalo così grande.

LA SETTIMANA 2020
Num. 971 del 19 gen 2020
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Num. 4 - Dic 2019
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