Numeri

Print Friendly, PDF & Email

Documento

l Libro dei Numeri narra le svariate esperienze che il popolo di Israele fece nel deserto.
Dai tempi antichi fino ai nostri giorni gli studiosi ebrei intitolano il libro “Nel deserto”, dalle parole che segnano l’inizio del testo ebraico. Altri lo intitolano “Numeri”, perchè il censimento del popolo occupa una parte considerevole del libro.
E’ difficile fare un riassunto di questo libro, perchè è costituito da una raccolta di numerosi avvenimenti della vita di Israele nel deserto.
Sono descritti problemi, viaggi, giudizi, norme, ammonizioni, lamentele, battaglie e conflitti interni.
Tutti questi elementi sono riportati allo scopo di mostrare che la vita umana è una serie di difficoltà che si debbono affrontare con l’aiuto della grazia di Dio.
Se affrontate con questo atteggiamento, le difficoltà possono essere trasformate in benedizioni.
Gli avvenimenti più importanti che segnarono la storia di Israele durante la peregrinazione nel deserto sono: la partenza dal Sinai; l’invio di spie ad esplorare la terra di Canaan, la Terra Promessa; la ribellione del popolo che si rifiutava di entrare nella terra; il giudizio di Dio, che condannò il popolo a 40 anni di peregrinazioni; l’insuccesso di Mosè; le vittorie finali al termine di 40 anni di nomadismo nel deserto.

Spunti teologici:
Dal punto di vista teologico il libro dei Numeri presenta i seguenti temi:
primo, il Tabernacolo, occupa un posto centrale, e simboleggia la centralità di Dio nella vita del popolo.
Sfortunatamente, il culto di Israele degenerò poi in pratiche formali puramente esteriori: una lezione per tutti noi.
Secondo, Dio ha sempre il controllo della situazione. Non c’è mai dubbio su chi effettivamente governi. Questo è per noi di conforto e di ammonimento: di conforto, perchè possiamo rimanere sotto la potenza e la protezione di Dio; di ammonimento, perchè la ribellione si rivela un errore.
Terzo, è chiaro che Dio si aspetta obbedienza.
Non possiamo pretendere che faccia tutto Lui per noi.
Egli ci chiede, e ci impone, di combattere le nostre battaglie, di affrontare il nemico, di superare gli ostacoli: il tutto con il suo aiuto.
Quarto, la vita è vista come un pellegrinaggio.
Questo è evidente dall’uso che viene fatto del libro dei Numeri nel Nuovo Testamento. Paolo, in 1 Cor 10, 10-11, dice che tutte queste cose sono state scritte per nostro ammonimento e come esempio.
Infine, è chiaro che il peccato è un problema che il popolo di Dio deve affrontare. E’ triste leggere che neppure Mosè era senza colpa davanti a Dio, ma il modo in cui risolse il suo problema è una lezione per tutti noi: “la terra non è il cielo!”.
Non è certo una novitè, ma troppo spesso pretendiamo di vivere una vita pacifica, senza difficoltà e tentazioni. Il libro dei Numeri ci dice che questa aspettativa è sbagliata.
Dobbiamo stare sempre all’erta per non “cadere nel deserto”.
Nel Nuovo Testamento, la lettera agli Ebrei sottolinea con insistenza questo punto parlando del riposo che spetta al popolo di Dio e delle lotte che dobbiamo sostenere qui sulla terra (Eb 4, 1-6).

1) Organizzazione del popolo di Israele  (1,1 – 8-26)
Il censimento:
I capitoli 1 – 4, mostrano Israele come una comunità santa, definita e ordinata. Per il posto che occupano nell’accampamento, per le loro funzioni, per il loro stesso nome, i leviti ne sono l’anima.
I leviti appartengono a Dio. Esprimono un ideale di consacrazione che si svilupperà nel cristianesimo mediante il sacerdozio e l’istituzione monastica.

Leggi diverse:
Nei capitoli 5 – 6, queste leggi sono redatte nello spirito della legge di purità (Lv 11-16) e ricordano le leggi complementari inserite nella legge di santità (Lv 20, 22-25).
Il giudizio di Dio od ordalia (5, 11-31), è stato praticato in tutta l’antichità e fino al Medio Evo per ottenere una decisione di giustizia quando mancavano le prove necessarie.
Il nazireato (nazir = consacrato a Dio), riguardava tutti coloro che si impegnavano, per il tempo del voto, a non radersi la capigliatura, a non bere bevande fermentate, a non avvicinarsi a un cadavere.
La prima norma esprime la consacrazione del nazir a Dio, la cui forza egli lascia agire in se stesso (cf. Gen 49,26; Dt 33,16, dove lo stesso titolo viene dato a Giuseppe.
La seconda (non bere …) significa la sua rinuncia a una vita facile.
La terza sottolinea la sua speciale appartenenza a Dio (cf. per i sacerdoti Lv 21, 1-2. 10-11) e l’esigenza di essere purificati da qualsiasi contaminazione.

2) La celebrazione commemorativa della Pasqua (9,1-10,10)
Questa sezione aggiunge alla grande legislazione sacerdotale della Pasqua (Es 12) una disposizione complementare di interesse pratico per i giudei della diaspora che dovevano venire a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, e che le necessità del viaggio ponevano in stato di impurità: essi rischiavano di vedersi preclusa la Pasqua a causa del tempo prescritto per le purificazioni.

3) Peregrinazione nel deserto; vari giudizi e norme (10,11-21.35)
Incominciano ora racconti non legati alla tradizione sacerdotale, ma di origine più antica, che l’autore sacro espone minuziosamente, senza tralasciare nulla; così ci sono ripetizioni e versioni con differenze rispetto a quanto già presente in Esodo.
Ad esempio, il racconto di 11,4-34 combina due tradizioni, una sulla manna e sulle quaglie (vv 4-13; 18-24°; 31-34); l’altra sul dono dello Spirito agli anziani (vv 14-17; 24b-30).
L’episodio della manna e delle quaglie è situato dall’Esodo tra la partenza dall’Egitto e l’arrivo al Sinai (cf. Es 16,1ss). Qui viene collocato nell’itinerario verso Kades (cf. 13,26).
In 14, 39-45 abbiamo una conclusione teologica di questo racconto: Israele, quasi giunto alla terra promessa, manca di fede e vuole ritornare in Egitto; poi, contro la volontà divina, inizia a combattere senza che l’arca sia in mezzo a loro.
Così Israele viene sconfitto e rigettato nel deserto.
Ma il tema generale, nei successivi capitoli 20-25, è quello del cammino progressivo della comunità santa, nonostante le opposizioni e le insidie.
Considerando in particolare 20, 12-13, la mancanza di fede di Mosè e di Aronne rimane misteriosa. Mosè avrebbe forse mancato di fede colpendo due volte la roccia. Non si parla di questo in Es 17.
Forse il redattore ha cercato di spiegare la ragione per cui Mosè ed Aronne non erano entrati nella terra promessa. Infatti questo racconto viene collocato prima della morte di Aronne (vv 22ss), e sarà poi richiamato prima della morte di Mosè (Dt 32,51).

4) Ulteriori peregrinazioni; altri giudizi e norme  (22,1 – 36,13)
Sempre con riferimento ad antichissime tradizioni, qui troviamo un caso singolare di profetiamo: Balaam è un indovino delle sponde dell’Eufrate; riconosce Dio e benedice Israele (22,18ss; 23,11-12 . 25-26; 24,10; cf. Mi 6,5).
Israele conosce la volontà di Dio senza ricorrere ad arti magiche (23,23).
La stella (24,17) e lo scettro indicano un personaggio regale, nel quale la tradizione ebraica e cristiana vede il Messia.
Tutta la storia della salvezza è orientata verso il Messia; perciò qui egli è messo in rapporto con la vittoria di Israele sui suoi immediati nemici.
Riguardo il censimento del cap. 26, esso viene fatto una generazione dopo quello del primo capitolo.

Conclusione del Libro dei Numeri.
Dopo il censimento iniziale dei cap. 1-11, viene ripreso il filo della storia interrotta dal Levitico con la narrazione del cammino di Israele nel deserto che lo separava dalla terra promessa, a partire dal monte Sinai fino alle soglie della Palestina, dopo un soggiorno di quarant’anni a Kades, dove si spegnerà la generazione dell’Esodo a causa delle sue ribellioni a Dio che punteggiano la faticosa marcia.
Nel libro emergono da una parte l’assidua e impegnatissima cura di Dio per il suo popolo e dall’altra le puntigliose e ingrate reazioni di Israele (cc. 14 e 16-17): il coraggio e lo sconforto dei capi (cap. 20, 2-13); il tradimento dell’alleanza con Dio mediante plateali manifestazioni di idolatria (cap. 25).
Il Dio che protegge il suo popolo è anche il Dio che lo castiga per richiamarlo ai solenni impegni e purificarlo.
Comincia anche a profilarsi il tema della sofferenza come stimolo a un ritorno al Signore e mezzo di salvezza.
La severità delle lezioni di Dio non annulla la sua paziente misericordia e i tradimenti del popolo non gli impediranno di perseguire il suo disegno di salvezza.