Nutrirci bene (dMP)

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Gesù si fa pane per nutrire il nostro spirito e ci chiede di distribuire il Pane, perchè tutto il nostro mondo affamato spiritualmente, lo possa ricevere.

Un neonato non sa fare niente se non succhiare dal seno di sua madre, perché il nutrirsi è il bisogno assolutamente primario di ogni uomo, ma soddisfare quella necessità non è tutto. Non di solo pane vive l’uomo, significa che non siamo fatti solo di carne e anche lo spirito vuole il suo nutrimento. È un fatto che il nostro occidente super alimentato, spiritualmente è alla fame e i risultati sono sotto i nostri occhi. Il Maestro guarda questo mondo affamato e sfida i suoi discepoli, cioè noi: dategli voi stessi da mangiare. Ci dice due cose, da una parte che non possiamo farcela da soli e d’altronde che lui è pronto a moltiplicare i nostri poveri sforzi. La miseria di quei pochi pani e pesci diventa ricchezza inesauribile. È interessante anche notare che non è lui a distribuirli, ma ancora una volta sono i suoi a farlo. Gesù ci invita a riflettere sul nostro modo di nutrirci e a diventare suoi collaboratori e strumenti. Questo miracolo, come tutti gli altri narrati nel Vangelo, è un segno di una realtà più profonda. Gesù nutre tutta questa gente per mostrare che lui è il pane e il nutrimento di cui il mondo ha bisogno. Il cibo che noi mangiamo ogni giorno viene assimilato dall’organismo e diventa parte del corpo, carne, sangue e ossa. Il Maestro si lascia mangiare da noi per diventare parte di noi. Il suo sacrificio sulla croce, non è solo qualcosa che appartiene al passato, ma si rinnova ad ogni messa e ci accompagna per tutta la vita, proprio come la necessità di mangiare. Gesù ci insegna a chiedere ogni giorno il nostro pane, cioè a desiderare non solo il cibo, ma anche il sostegno dello spirito, cioè lui stesso. Mangiare del suo corpo è dunque una necessità fondamentale della vita cristiana. Questo va capito. È chiaro che non ci si deve accostare alla comunione con leggerezza, ma non è strettamente necessario essersi confessati un attimo prima, a meno che non si siano commessi peccati gravi. L’eucaristia non è un premio, ma un sostegno. Del cibo ne hanno bisogno gli affamati, non quelli che sono già sazi. Per cui noi dobbiamo fare la comunione con grande umiltà, riconoscendo tutti i nostri limiti, ma capendo che proprio per questa nostra debolezza abbiamo bisogno di nutrimento. Gesù ha dato la sua vita per noi, ha versato il suo sangue, ci invita alla sua tavola, vuole essere parte di noi: come possiamo respingere o sottovalutare questa grandissima opportunità? Sentiamo anche la responsabilità di essere testimoni della ricchezza del dono che Gesù ci fa, per collaborare, come i discepoli che distribuiscono i pani, alla sua diffusione.

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Num. 953 del 9 giu 2019
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