Passione (dMP)

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Nessuno può restare indifferente davanti alla Croce. Alzare lo sguardo sul Maestro trafitto è la salvezza.

Gesù sa perfettamente a quale fine si sta avvicinando, ma
non vi si sottrae, anzi gli va incontro decisamente: non ci
può essere resurrezione senza la morte. Il tradimento di
Giuda è imminente e non cerca di evitarlo perché bisogna
morire al mondo per entrare nel Regno. Il Maestro non ha
paura e ci dà l’esempio. La sua passione è straziante, viene
umiliato, oltraggiato, coronato di spine, flagellato, cioè ferito
scientificamente in ogni parte del corpo, trascinato sotto il
peso del suo stesso patibolo e infine lasciato soffocare
inchiodato a un legno. Pensate al dolore di sua Madre, della
Maddalena e di chi lo amava, nel vederlo morire così, goccia
a goccia, sotto i loro occhi. Uno strazio infinito. Avrebbero
voluto sollevarlo in qualche modo, ma non si poteva. Gesù
ha voluto sopportare questo enorme peso da solo, a
immagine del peso del nostro peccato che Lui porta sulla
croce per farlo morire con sé. C’è un episodio narrato nel
libro dei Numeri (cap. 21), che aiuta a capire. Gli ebrei si
lamentavano del viaggio nel deserto e del cibo leggero, la
manna, e furono assaliti da dei serpenti velenosi che li
mordevano uccidendoli. Per fermare il castigo Dio dice a
Mosè di fabbricare un serpente di bronzo e metterlo su un
palo, chiunque fosse stato morso e avesse guardato il
serpente sul palo si sarebbe salvato. Questi serpenti sono il
simbolo del peccato che distrugge e uccide, ma sul palo
della salvezza non c’è un fiore o un sole o il simbolo della
salute, ma ancora un serpente. Gesù è come quel serpente,
si fa peccato, assume le sembianze di quel peccato, perché
noi possiamo volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto ed
essere salvati. La sua passione e morte diventano un dono
per tutti, un’offerta al Padre per la salvezza di ogni uomo.
Quando il Maestro dice: rinnega te stesso, prendi la tua
croce e seguimi, ci invita a partecipare alla sua passione. Ciò
non significa che ci dobbiamo far crocifiggere o che
dobbiamo cercare delle sofferenze speciali, ma che
possiamo trasformare ogni piccolo o grande dolore della
nostra vita in un’offerta al Padre come ha fatto Lui. Questo
ci permette di vivere ogni sofferenza, dalla piccola
contrarietà al dolore fisico, come un gesto di amore per Dio
e per il prossimo.

LA SETTIMANA 2020
Num. 981 del 21 giu 2020
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