Presentazione (dMP)

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La luce della Sua presenza è un faro di speranza.

Nella notte della fuga dall’Egitto si era abbattuta sul popolo del Nilo la decima piaga: la morte dei primogeniti. I bambini degli Ebrei erano stati risparmiati grazie al sangue dell’agnello che segnava gli stipiti delle porte delle loro case. Da allora i primogeniti del bestiame e della prole erano considerati sacri al Signore per cui andavano riscattati con un sacrificio. Nel caso di un bambino la legge prescriveva il sacrificio di due tortore o due giovani colombe. Maria e Giuseppe, ebrei osservanti, vanno a Gerusalemme per compiere il rito come molti altri genitori, il Tempio era infatti l’unico luogo di culto, per cui molti altri genitori e bambini saranno stati con loro, ma Simeone e Anna, i due anziani profeti, tra tutti quei neonati, riconoscono Gesù. È lo Spirito che apre loro gli occhi. Simeone, prima del sonno della morte, vede la luce del Cristo, e la sua esultanza è diventata l’inno che da secoli si dice nella compieta, la preghiera che si recita prima di dormire. È molto bella questa immagine: nel buio incombente, la luce di Cristo è un faro di speranza. Ecco il segno delle candele. Nel purgatorio Dante fa recitare alle anime compieta: Te lucis ante terminum…; è un’immagine che mi ha sempre commosso. Quelle anime che aspirano alla visione di Dio siamo noi, che desideriamo con tutto il cuore di vedere la Luce della Sua Salvezza nel buio della faticosa vita che stiamo vivendo. Siamo invitati a riconoscere la presenza della Sua luce nella nostra vita, a capire che Gesù illumina i momenti belli e rischiara le tenebre dei momenti brutti che ognuno di noi attraversa. Dobbiamo chiedere il dono dello Spirito per riconoscere la Sua presenza nella nostra vita, presenza che spinge ad una scelta, mette in luce quello che è nei cuori, per questo è segno di contraddizione. Tutto questo non è indolore, e implica un travaglio per l’umanità e una sofferenza anche per la Vergine, che sarà testimone della passione di suo Figlio. Il prezzo più alto però, lo paga certamente il Padre che, pur avendo risparmiato i figli primogeniti degli ebrei, non risparmia il suo, che muore innocente sulla croce. Maria e Giuseppe sono sempre più coscienti che a loro è affidato un compito grande e difficile, ma lo vivono con compostezza e fiducia. Anche se queste cose superano la loro comprensione lasciano che il disegno provvidenziale si sveli vegliando sul piccolo Gesù che insieme a loro cresce e si fortifica in sapienza e grazia. Ci insegnano ad avere sempre fiducia e mai fretta, lasciando al Signore i suoi tempi.

LA SETTIMANA 2020
Num. 976 del 23 feb 2020
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Num. 4 - Dic 2019
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