Responsabilità (dMP)

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La povertà non è un merito, lo è la responsabilità e la generosità. Anche un povero può essere generoso, come la vedova che butta i suoi ultimi due spiccioli nel tesoro del tempio, ma chi è ricco deve sentirsi responsabile verso chi ha bisogno.

Gesù è un narratore eccezionale. In pochi tratti, delinea
storia e personaggi in modo vivissimo. La porpora e il bisso
degli abiti preziosi del ricco si contrappongono alle piaghe che
ricoprono il poveretto. I lauti banchetti si oppongono alla
fame e ai cani che leccano la pelle ulcerata. Due colpi di
pennello e abbiamo già il quadro. La brevità di questa prima
parte è anche un’immagine di come la vita sia un soffio. La
vicenda si svolge soprattutto nell’aldilà. Ancora una volta
Gesù propone il confronto tra ricchezza e povertà. Il premio
del povero e la condanna del ricco, non hanno niente a che
vedere con il tenore di vita dei protagonisti, altrimenti ci
potremmo aspettare che nel giudizio finale ci venga
esaminato il reddito anziché la coscienza. Oltretutto Lazzaro
viene portato da Abramo, il quale in vita era un uomo
ricchissimo. Il punto cruciale è l’atteggiamento dell’uno e
dell’altro. Il ricco è inconsapevole ed egoista. Mangia e beve e
nemmeno si accorge che sotto la sua tavola c’è chi muore di
fame. Sembra che non gli manchi nulla, né si dà pensiero per
nulla, ubriaco dei suoi piaceri. È la figura dell’uomo pieno di
sé, che pensa di bastare a sé stesso, mentre Lazzaro, al
contrario, è l’immagine di chi sa di essere bisognoso di tutto
e incapace di darsi la salvezza da solo. È figlio di Abramo
perché, come il patriarca, non fa conto su di sé, ma si affida
in tutto. Così merita di essere portato in cielo dagli angeli,
mentre il ricco va sotto terra a continuare la sua corruzione.
L’inferno che lo tormenta è così atroce che il pensiero di una
sola goccia d’acqua è un sollievo enorme, ma l’abisso è
invalicabile. Sembra una giustizia spietata e crudele, ma non
si tratta di una condanna, è in realtà la conseguenza delle
libere scelte del ricco che ha creduto di poter avere tutto e
comprare tutto. Questo è il punto, la libertà. Il Signore vuole
essere scelto liberamente e non costringerci a farlo. Per
questo Abramo rifiuta di avvertire i fratelli del dannato.
Abbiamo la Rivelazione e molti segni, se vogliamo vederli.
L’uomo che si fida solo delle sue forze è però come accecato,
è questo il vero pericolo e il vero peccato. La povertà non è un
valore in sé, è un’attitudine, una disposizione. Il povero è
umile, non ha pretese, sa di non avere risorse e si affida. Per
questo, da sempre, chi vuole progredire nella via spirituale,
rifiuta la pretesa della ricchezza.

LA SETTIMANA 2020
Num. 981 del 21 giu 2020
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