Sacra Famiglia (dMP)

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Compito di ogni educatore è far scoprire ai ragazzi qual è la loro vocazione.

Gesù è Gerusalemme per la pasqua. Ha dodici anni, l’età del Bar Mitzvah, che letteralmente significa figlio del precetto, il momento in cui il giovane ebreo, ormai adulto, si assume tutte le responsabilità dei suoi doveri morali e religiosi. È l’equivalente della nostra confermazione con cui si conclude l’iniziazione cristiana e si è considerati cristiani adulti. Gesù si intrattiene coi dottori, li ascolta e li interroga, quindi non si pone come superiore a loro, ma dimostra tutta la sua sapienza, che colpisce moltissimo quegli anziani. Il fatto è particolare perché questo confronto è durato due o tre giorni: lo studio delle scritture è un lavoro inesauribile e sempre apportatore di nuove idee e scoperte. Per quanto si vada a fondo c’è sempre qualcosa da imparare. Naturalmente Maria e Giuseppe sono preoccupati perché non hanno sue notizie da giorni, tuttavia Gesù non sembra affatto pentito del suo comportamento, è quasi spietato con loro. È molto più attratto dal Padre celeste e dalla Sua volontà. Davanti ai suoi genitori mostra di dare più importanza a Dio. Questa è l’ultima occasione in cui il vangelo ci parla di Giuseppe. La sua funzione è finita: egli ha condotto il figlio a scoprire chi è il suo vero Padre e come padre putativo, o potremmo dire come padre spirituale, si fa da parte perché Gesù ha compiuto la sua maturazione. Il ragazzo rimane coi suoi genitori per completare la sua crescita, ma ha capito l’orientamento della sua vita. I due sposi non comprendono e Maria conserva nel cuore queste cose. Le capirà più avanti. Sono quasi intimoriti di fronte a questa svolta della vita del loro ragazzo, ma non lo rimproverano più. Accettano il loro ruolo di accompagnatori della sua crescita. Applicato alla nostra vita, questo è un modello che va bene sia per i genitori, sia per chi, come i sacerdoti o gli educatori, collaborano alla formazione dei ragazzi. Sono anime che non ci appartengono e che noi dobbiamo guidare a scoprire di chi sono realmente figli. Ogni uomo è unico e amato in modo speciale dal Padre e per ciascuno c’è una particolare vocazione. La vera realizzazione di un uomo è capire qual è la volontà di Dio per lui e ogni educatore deve preoccuparsi che chi è affidato alla sua responsabilità lo scopra. Come Maria e Giuseppe siamo davanti a un mistero che va custodito e aiutato a realizzarsi. Questa è la prima educazione che dobbiamo preoccuparci di dare ai nostri ragazzi.

LA SETTIMANA 2019
Num. 953 del 9 giu 2019
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