Samuele, Re, Cronache

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Documento

1° e 2° Libro di Samuele:

Questi due libri ci riportano al periodo immediatamente successivo a quello dei Giudici.
Samuele, l’ultimo dei Giudici, fu la guida spirituale d’Israele prima dell’istituzione della monarchia. La situazione era ancora caotica, e nuovi problemi si inseguivano con deplorevole regolarità.
La situazione religiosa della nazione stava peggiorando. Ma la difficoltà maggiore era rappresentata dai Filistei, che minacciavano di distruggere la nazione di Israele.
In una battaglia epica, Israele fu sconfitto e l’Arca dell’Alleanza catturata.
In mezzo a questa confusione, Saul fu nominato primo re d’Israele.
Saul era un personaggio strano, che alternava ad una condotta ragionevole, insani atti di violenza.
Per la sua insicurezza e paura degli altri, in particolare di Davide, Saul spese troppo tempo a lottare contro le persone sbagliate.
Invece di pensare a sbarazzarsi dei nemici della nazione, egli allontanava i suoi nemici personali. Le cose non potevano durare a lungo in questa condizione, e alla fine Saul morì di morte ingloriosa in battaglia contro i Filistei.
Quello fu un triste capitolo nella storia di Israele.
Il suo successore, Davide, incarnava un altro tipo di re. Aveva cominciato da giovane a mostrare i suoi talenti di combattente, ma era dotato anche di notevoli doti amministrative.
Una volta raggiunta la sicurezza militare e la stabilità politica, egli seppe dare una struttura alla nazione e un governo efficiente. Prima però dovette sconfiggere definitivamente i Filistei.
Non conosciamo i dettagli della battaglia, ma deve essere stata una vittoria schiacciante, perchè i Filistei cessarono per sempre di essere una seria minaccia per Israele.
Davide tuttavia non era senza macchia.
Nel corso di una guerra decisiva egli acconsentì alla sua passione di imporsi alla ragione e sedusse la moglie di uno dei suoi soldati. In seguito si pentì amaramente del suo peccato e compose un salmo di penitenza che ancora adesso recitiamo per esprimere il nostro pentimento (Salmo 50 Miserere).
Nel 1° e 2° Libro di Samuele si trovano temi teologici:
Il primo è che Dio opera incessantemente nella storia per la realizzazione dei suoi piani.
Egli potrebbe imporci la sua volontà ma preferisce non farlo. Anzi, egli intesse i suoi piani con la nostra attività, in modo che ciò che facciamo di bene viene confermato, ciò che facciamo di male viene giudicato.
E’ un grande mistero come Dio possa tirare tutte le fila, ma noi siamo incoraggiati a credere che tutto andrà bene, perchè la situazione è nelle mani di Dio.
Un altro tema importante è che Dio non si presta a manipolazioni di sorta. Quando si resero conto che stavano perdendo la guerra, gli Israeliti pensarono che portando l’Arca sul campo di battaglia avrebbero vinto. Ma la volontà di Dio non si può forzare in tal modo.
Se la nostra vita non è retta, non potrà essere salvata da una pietà superficiale, per quanto ostentata.
Il libro sottolinea inoltre l’amore di Dio e il suo perdono.
In diverse occasioni Dio si mostrò paziente verso quelli che l’avevano offeso.
La cosa meravigliosa in tutto ciò è che Dio non ci tratta come meriteremmo per i nostri peccati, ma secondo la sua misericordia.

Lo schema dei due libri è il seguente:
1) Vita di Samuele    (1 Sam 1,1-8,22)
2) Vita di Saul           (1 Sam 9,1-20,42)
3) Davide in esilio     (1 Sam 21,1-31-13)

4) Davide capo          (2 Sam 1,1-4,12)
5) Davide re              (2 Sam 5,1-14,33)
6) Ribellione             (2 Sam 15,1-20,26)
7) Fine di Davide     (2 Sam 21,1-24,25)

I due libri fondono o sovrappongono fonti e tradizioni diverse sugli inizi del periodo monarchico, e coprono il periodo che va dalle origini della monarchia israelita alla fine del regno di Davide.
Proprio riguardo alla monarchia e come era concepita, dobbiamo puntualizzare alcune cose:
nell’antico oriente l’istituzione della regalità era collegata con l’idea che tale autorità competesse esclusivamente a Dio.
Così la rivelazione biblica, pur con aspetti originali rispetto ai popoli fuori di Israele, rientra in questa visione della monarchia.
Dio regna sul suo popolo in virtù di una alleanza, e nessuna autorità umana può incarnare la sua divina presenza.
Ma poi la situazione lentamente cambia.
Nel tempo dei Giudici Abimelech tenta di istituire la regalità sul modello dei Cananei a Sichem (Gc 9, 1-7); ma incontra una forte opposizione ideologica (9, 8-20) e fallisce (9, 22-57).
Fu poi nel fronteggiare il pericolo continuo dei Filistei che gli anziani di Israele cominciarono a desiderare di avere un re, che potesse guidarli e mettersi alla loro testa negli aspri combattimenti (1 Sam 8,19).
Ma tutto questo rappresenta un tentativo ambiguo, perchè in questo modo Israele correva il rischio di uniformarsi alle nazioni pagane (8, 5.20).
Ma in ogni caso si arrivò a questa situazione e Samuele, ungendo re Saul (9, 16ss; 10,1) e presiedendo alla sua intronizzazione (10, 20-24; 11, 12-15), conferì ad essa il carattere di una consacrazione religiosa.
Così la monarchia veniva inserita in un contesto più ampio le cui caratteristiche fondamentali erano fissate dal patto di alleanza con Dio.
Effettivamente Saul fu, come i giudici, un leader carismatico guidato dallo Spirito di Dio (10,6ss).
La profezia di Natan fece della monarchia una istituzione permanente del popolo di Dio, espressione delle promesse divine (7, 5-16).
Ritornando poi al contenuto dei due libri nel loro complesso, il racconto procede senza particolari situazioni da chiarire ulteriormente.
Sintetizzando: c’è una storia dell’arca e della sua cattività presso i Filistei (1 Sam 4-6), in cui Samuele non compare affatto. Essa è incorniciata tra un racconto sull’infanzia di Samuele (1 Sam 1-3) e un altro racconto che presenta Samuele come l’ultimo dei Giudici e anticipa la liberazione dal giogo Filisteo (c. 7).
Samuele ricopre effettivamente un ruolo essenziale nella storia della istituzione della monarchia (1 Sam 8-12).
Le guerre di Saul contro i Filistei sono raccontate nei cc. 13-14.
Sulle prime azioni di Davide e i contrasti con Saul vengono presentate tradizioni parallele con frequenti doppioni. I fatti conclusivi sono in 2 Sam 2-5, fino alla conferma di Davide a re su tutto Israele (2 Sam 5,12).
Il c. 6 riprende la storia dell’arca.
A partire da 2 Sam 9 inizia un lungo racconto che terminerà all’inizio dei Re (1 Re 1-2). E’ la storia della famiglia di Davide e delle lotte per la successione al trono.
Ora la monarchia  è nata, la guerra di liberazione comincia e i Filistei sono respinti nei loro confini.
Gli scontri ulteriori si fanno ai limiti del territorio degli Israeliti; ma l’ultima battaglia è un disastro e Saul vi muore verso il 1010.
Davide è consacrato re a Ebron  e, successivamente, viene riconosciuto re da tutto Israele. I risultati politici del regno di Davide furono considerevoli, con i Filistei respinti e l’unificazione del territorio.
Questi libri contengono un importante, chiaro messaggio religioso: le condizioni e le difficoltà di un regno di Dio sulla terra

La figura del Re Davide
nei Libri di Samuele e dei Re

Re Davide, come uomo e come re, campeggia con autorità nella storia di Israele e rimane come anticipazione e preludio del Messia che doveva nascere e che era ardentemente atteso.
A partire da quel tempo l’alleanza tra Dio e il popolo diventa l’alleanza con il re, tanto in lui si concentrano le aspettative degli Israeliti (cf. Sir 47, 2-11) e il regno di Israele si materializza nel regno di Davide ( Lc 1,32).
Le sue vittorie prefigurano il trionfo del Messia che ristabilirà la giustizia e la pace. E Gesù con la sua risurrezione porterà a compimento le promesse fatte da Dio a Davide (At 13, 32-37) e darà pieno significato agli eventi storici (Ap 5,5).
Come si è potuto realizzare tutto questo nella persona del Betlemmita ?
Davide viene scelto da Dio e consacrato con l’unzione (1 Sam 16, 1-13).
Davide si rivela costantemente il “benedetto” da Dio, colui che Dio assiste e sostiene con la Sua presenza.
E proprio perchè Dio è con lui, egli ha successo in tutte le sue imprese (16,18): nel combattimento con Golia (17,45ss), nelle sue guerre al servizio di Saul (18,14ss), e anche in quelle che intraprende come re e liberatore di Israele.
Come Mosè, Davide fu scelto da Dio come il pastore di Israele (2 Sam 5,2).
Egli eredita le promesse fatte ai patriarchi, prima di tutto quella della terra di Canaan, la cui conquista ebbe termine con la presa di Gerusalemme (5,6-10), che viene chiamata “Città di Davide” e diventa la capitale.
Le dodici tribù vengono unificate e l’ingresso dell’Arca, che qui avrà la sua sede definitiva, consacra Gerusalemme come “Città Santa” (6,1-19).
Davide, alla divina elezione e chiamata risponde con un rapporto molto stretto con Dio desiderando soprattutto di compiere la Sua volontà.
Così, anche avendone occasione, rifiuta di attentare alla vita di Saul che pure lo cercava per ucciderlo (1 Sam 24; 26).
Accetta pertanto di essere guidato completamente da Dio e affronta ogni circostanza che gli viene offerta con incrollabile fiducia (2 Sam 15, 25ss), con la ferma speranza che il Signore può cambiare il male in benedizione (16,10ss).
Davide rimane così il servo fedele, ricolmo dei favori celesti che lo superano, ma mantiene la sua umiltà e la costante disponibilità a servire il Signore (2 Sam 7,18-29).
A Davide, “cantore di Israele” (2 Sam 23,1), i Leviti attribuiscono numerosi salmi (2 Sam 23,1), come pure il progetto del tempio (1 Cr 22; 28) e l’organizzazione del culto (23-25).
I Libri di Samuele e dei Re evidenziano dunque la grandezza del re, ma anche le sue debolezze, i suoi numerosi errori, i suoi peccati, rivelando la sua intensa, ricca e vibrante umanità.
Quanta magnanimità nella sua fedele amicizia nei confronti di Gionata…
Nella circostanza in cui Davide provoca la morte di Uria, un suo valoroso ufficiale, per impadronirsi della moglie di lui, è la passione che ha il sopravvento.
Ma il profeta Nathan gli fa prendere coscienza del suo grande peccato e Davide riconosce la sua colpa, disponendosi ad accettarne tutte le conseguenze negative (2 Sam 12,19ss).
Il Salmo 50, di Davide, il Miserere, rimane un esempio unico di pentimento sincero.
Nella pienezza dei tempi, Cristo è chiamato “Figlio di Davide” (Mt 1,1), e Gesù ha sempre accettato questo titolo.
Tuttavia, fin dall’inizio Gesù afferma di essere più grande di Davide (Mt 22, 42-45).
Infatti Gesù non e’ semplicemente “il servo pastore del popolo di Dio” (cf. Ez 34,23ss); Egli è Dio stesso che viene per nutrire e salvare il suo popolo (34,15ss), germoglio della stirpe di Davide, il cui ritorno, atteso dallo Spirito e dalla sposa è invocato in preghiera (Ap 22,16ss).

Antico Testamento:   1 e 2  RE    (Libri storici)    

Dopo la morte di Davide, suo figlio Salomone ereditò il trono del regno ancora unito.
Il regno di Salomone segnò un periodo di prosperità per la nazione, mai raggiunto nè prima nè dopo.
Salomone costruì un magnifico Tempio a Dio, gettò le basi per una sana economia, intensificò il commercio con l’estero e costruì una serie di fortificazioni.
Sotto tutta questa magnificenza, tuttavia, si celavano gravi problemi.
Salomone spendeva più di quello che entrava nelle casse dell’erario, suscitò la collera in varie regioni del paese, impose tasse fino al punto di rottura e fu eccessivamente autocratico.
Gli aspetti positivi del suo regno erano quindi controbilanciati da altrettanti aspetti negativi.
Finchè Salomone fu in vita la situazione rimase relativamente tranquilla. Ma dopo la sua morte, come spesso accade quando si tratta di forti personalità, il castello da lui costruito cadde in rovina.
Il figlio di Salomone, Roboamo, non riuscì a mantenere l’unità del regno. Male consigliato, annunciò un programma di governo dispotico, e la nazione si divise in due secondo criteri regionali.
La parte a Nord divenne il regno di Israele, guidato da Geroboamo; la parte a sud divenne il regno di Giuda, guidato da Roboamo.
Da questo punto il libro segue le vicende dei due regni fino alla fine di ciascuno di essi.
Il regno settentrionale fu caratterizzato da instabilità e spargimento di sangue, nonostante la predicazione di profeti quali Elia ed Eliseo.
Solo alcuni dei suoi regnanti si distinsero per la loro religiosità, ma quelli che sono meglio conosciuti e ricordati sono i suoi rappresentanti peggiori: Acab e Gezabele.
Il regno meridionale ebbe alternativamente regnanti buoni e malvagi, con periodiche riforme religiose, particolarmente sotto Ezechia e Giosia. Anche Giuda ebbe i suoi profeti di grande levatura, come Isaia e Michea.
I temi teologici presenti in questi due libri sono analoghi a quelli riscontrati nei libri di Samuele.
Viene ancora una volta sottolineata l’azione di Dio: sopra tutto il caos della storia umana, Dio regna sovrano.
Il governo di Dio è basato su valori assoluti. Nel dettare i Dieci Comandamenti Dio non intendeva semplicemente dare dei buoni consigli, ma imporre una regola di vita.
La persona o la nazione che contravviene a tale regola lo fa a suo rischio e pericolo. L’assistere inerti alle ingiustizie verso i poveri, gli innocenti e i diseredati significa attirare su di sè il giudizio di Dio.
Le nazioni di Israele e Giuda hanno sperimentato questa verità sulla propria pelle.
Un altro tema sottolineato in questi libri è la cura che Dio ha per il suo popolo.
Dio invia ripetutamente i suoi profeti a esortare la nazione a fare ritorno a lui.
L’appello di Dio ricorre come un ritornello: “Perchè volete morire o Israeliti ?” (Ez  18,31; 33,11).
La cosa tragica è che ciò è accaduto, ma si poteva evitare.
Tra Dio e il suo popolo si era insinuato il peccato, e tuttavia Dio non aveva cessato di amarlo.
Però il popolo, scegliendo il peccato, scelse la morte invece della vita.
Un altro tema da rilevare è il valore della vita ordinaria.
Per tutto il periodo della crescita e della caduta dei regni di Israele e di Giuda, la vita del popolo si svolse sempre con la presenza di Dio.
Il compito principale del popolo, adesso come allora, è di vivere ogni giorno come viene, sfruttando al meglio le cose, siano esse buone o cattive.

Spiritualità nei Libri dei Re:
La sfida del Profeta Elia  (1 Re 17ss)

Un profeta si esprime all’interno di una comunità, ma è la chiamata di Dio che lo costituisce tale.
Tutto ciò è evidente in Mosè, Samuele e ora in Elia, come in tutti quelli che verranno dopo.
Un vero profeta è spesso sottoposto a prove dolorose. Mosè (Nm 11, 11-15) ed Elia (1 Re 19, 4) sperimentano forti crisi, ma mai sono effettivamente abbandonati perchè appartengono al Signore che sempre li sostiene.
Per questo il titolo più importante di Elia è proprio quello di “uomo di Dio” (2 Re 4, 9).
E’ un profeta come fuoco, che brucia, purifica, restaura l’alleanza con il Dio vivente.
Proprio per essere stato “infiammato” di zelo per la legge, egli ha raggiunto il cielo in un carro di fuoco (cf. Sir 48,9).
Il deserto dove Elia si mette in cammino rivela la sua ricerca di Dio, fino al sacro monte dell’Oreb (1 Re 17,2ss; 19,4-8). In quel luogo austero Dio gli si rivela, come già era accaduto con Mosè che lo vide “di spalle” (19,9-14; cf. Es 33, 21-23).
E proprio come Mosè, il Tisbita diventa, grazie alla sua vicinanza con Dio, la sorgente della santità per il suo popolo (1 Re 19, 15-18).
Elia rivela la sua fede sfidando i falsi profeti e prendendosi gioco di Baal che non può consumare il sacrificio (1 Re 18, 18-40).
Sul Monte Carmelo confonde i suoi avversari ottenendo un grandioso intervento diretto di Dio (cap. 18) e aiuta concretamente il popolo ebreo a lasciare da parte le tentazioni persistenti di imitare i riti suggestivi dei popoli cananei confinanti.
Così, grazie alla continua assistenza divina, il profeta rivela molto coraggio nell’affrontare il male, e favorisce non solo il riconoscimento del vero Dio ma anche giustizia e riscatto dei deboli.
Elia tuona contro Acab, assassino di Nabot al quale porta via la vigna, e lo fa in modo così efficace che il re riconosce il suo delitto, si pente e fa penitenza (1 Re 21).
Per molti israeliti del suo tempo, il favore e la benevolenza di Dio sono riservati esclusivamente per il popolo eletto. Ma Dio esorta il profeta a non tener conto di queste limitazioni: un pagano è salvato dalla carestia ( 1 Re 17, 10-16) e il suo figlio è riportato in vita (17, 17-24).
L’uomo di Dio scompare misteriosamente sotto gli occhi dei suoi amici, portato via da un turbine di fuoco. Il suo spirito profetico si posa su Eliseo che continua l’opera di Dio (2 Re 2, 1-18).
Ma la figura di Elia trova spazio anche nel Nuovo Testamento, grazie alle parole di Gesù a lui riferite.
Le profezie di Malachia (3,1; 3, 23-24) trovano compimento in Giovanni Battista (Mt 17, 10-13) ma in un modo misterioso. Perchè Giovanni non è Elia (Gv 1, 21-25), e anche se la sua predicazione riporta i cuori dei padri verso i figli, egli non è colui che calma l’ira di Dio.

Gesù ed Elia
Giovanni Battista incarna la figura di Elia per quello che riguarda la rigorosa penitenza vissuta e predicata nel deserto (Mt 3,4; cf. 2 Re 1,8), ma è proprio Gesù che dà completezza al profeta.
Il miracolo di Sarepta di Sidone è collegato a quello di Naim (Lc 7,11-16; cf. 1 Re 17,17-24).
Elia fa scendere fuoco dal cielo (2 Re 1,9-14; cf. Lc 9,54); Gesù porta con sè un fuoco nuovo, quello dello Spirito Santo (Lc 12,49).
Sul Monte degli Ulivi Gesù viene consolato e confortato da un angelo, come Elia nel deserto (Lc 22,43; cf. 1 Re 19,5-7); ma a differenza del profeta Gesù non invoca la morte.
Elia che è trasportato al cielo mentre il suo spirito rimane su Eliseo (2 Re 2,1-15), prefigura l’ascensione di Cristo il quale invierà agli Apostoli il Dono promesso dal Padre (Lc 24,51; cf. 9,51)
San Giacomo, nella sua lettera, fa dell’intercessione di Elia un uomo come noi, il mantello della preghiera del giusto (Gc 5,16ss).
La conversazione del profeta con Gesù nel momento della trasfigurazione (Mt 17, 1-8), che richiama il passaggio di Dio sull’Oreb davanti alla grotta di Elia “come brezza leggera (1 Re 19,12) rimane per tutti noi un esempio forte di quella intimità alla quale il Signore chiama tutti i credenti.
Elia sente la voce del silenzio, cioè la voce di Dio che gli parla nel silenzio.
Il silenzio non è solo assenza di rumori, è soprattutto la percezione interiore di chi ha fatto silenzio dentro di sè, e così può ascoltare Dio.
L’essenziale, nell’incontro con Dio, è una voce che parla silenziosamente. Ma una volta che siamo arrivati a percepire il “silenzio sottile” della voce di Dio, allora è in tutto il nostro essere che si stabilisce la pace: anche nella nostra volontà, nella nostra sensibilità, nei nostri affetti.
E’ attraverso tutto ciò che noi siamo, tutte le nostre esperienze che Dio ci istruisce, silenziosamente, e tutto viene riassunto, trasfigurato.
Lo Spirito Santo irriga ciò che è arido, riscalda ciò che è tiepido, raddrizza ciò che è deviato (cf. Sequenza allo Spirito Santo nella Solennità di Pentecoste).
E la voce di Dio che afferma, sostiene, conforta è appena un lieve sussurro.
La verità non va gridata.

Note principali e Conclusione

Lo schema dei due libri è il seguente:
– Morte di Davide                                                              1 Re 1,1-2,11
– Regno di Salomone                         1 Re 2,12-11,43
– Il regno diviso fino a Giosafat e Acazia             1 Re 12,1-22,54
– Il regno diviso fino alla caduta di Israele         2 Re 1,1-17,41
– Storia di Giuda fino alla sua caduta             2 Re 18,1-25,21
– Giuda sotto il governatore Godolia             2 Re 25,22-30

La fama di Salomone (1 Re 5, 9-14):
Salomone è il primo “sapiente” di Israele e non si può dubitare che egli abbia avuto una attività letteraria e poetica.
Questo aspetto completa le caratteristiche di questo re che ha portato la nazione al massimo splendore.
Salomone costituisce una personalità molto ricca e complessa: oltre che saggio, si rivelò costruttore (1 Re 5, 15ss), e abile nel commercio. Costruì una flotta sulla riva del Mar Rosso nella regione di Edom (1 Re 9, 26ss). La visita della regina di Saba, dal suo regno situato nel sud-ovest della penisola arabica, fu forse quello di stabilire relazioni commerciali.
Così furono accumulate grandi ricchezze nelle casse del re (1 Re 10, 14ss), ma ben presto la situazione degenerò per corruzione e immoralità di Salomone e dei suoi dignitari. Il cuore del re si pervertì e grande era l’attrazione verso dei stranieri (1 Re 11, 1ss): “Il suo cuore non restò più tutto con il Signore suo Dio come il cuore di Davide suo padre” (1 Re 11, 4).
Nemici esterni (1 Re 11, 14ss), la rivolta di Geroboamo (1 Re 11, 26ss) accentuarono la decadenza del regno fino alla morte del vecchio re.
In tempi brevi si arriva alla fine dell’unità del regno con l’assemblea di Sichem e lo scisma politico e religioso.

Il Tempio

In  ogni religione il tempio è il luogo sacro dove la divinità si rende presente ai suoi fedeli per ricevere la loro adorazione, per elargire loro i suoi favori e per farli partecipi della sua vita.
Ora, nel periodo dei patriarchi, venivano comunque individuati luoghi sacri dove invocare il nome di Dio, in concomitanza di esperienze religiose significative, come Betel (= casa di Dio  cf. Gn 12,8; 28, 17ss), Penuel (Gn 32, 31),  Sichem (Gn 33, 18ss), ecc.

Successivamente viene realizzato un santuario trasportabile, luogo dove Dio poteva risiedere in mezzo al suo popolo in cammino, proprio anche durante le peregrinazioni nel deserto.
Questo luogo sacro è il tabernacolo (cf. Es 26 – 27; Nm 1,1; Nm 7, 89).
Dio regna nel tabernacolo tra i cherubini, sul trono che ricopre l’Arca dell’Alleanza.
La sua presenza è insieme sensibile e misteriosa oltre la nube che avvolge il luogo sacro (Es 33, 7-11; 40, 36ss) segno visibile della sua gloria.
Questo è il santuario che Davide fa entrare e stabilire a Gerusalemme, dopo la conquista della città che apparteneva ai Gebusei.
Successivamente, dopo aver fatto costruire una dimora per sè, il re progetta di erigere un tempio per il Signore. Ma Dio non è favorevole a questa intenzione, perchè invece Lui realizzerà una casa (una dinastia) per Davide ( Sam 7, 5-17), e sarà poi Salomone a realizzare materialmente il tempio per custodire l’Arca dell’Alleanza (8, 1-9) e come luogo sacro della divina Presenza.
L’opera è gradita al Signore che manifesta la sua approvazione attraverso la nube che riempie il luogo sacro (1 Re 8, 10-11).

Giosia e la riforma religiosa  (2 Re 22, 1 – 23, 30)
Il “libro della legge”, chiamato “libro dell’alleanza” in 23, 2.21, è il libro del Deuteronomio, le cui prescrizioni determineranno la riforma che sta per seguire.
Si tratta del documento dell’alleanza con Dio redatto in relazione con la riforma di Ezechia (18, 4), e nascosto o perso o abbandonato nel periodo di infedeltà del regno di Manasse (2 Re, 21).
La riforma religiosa che ne deriva è una dimostrazione della tesi del Deuteronomio e ripresa in 1 Re 8 e 2 Re 17: se il popolo osserva l’alleanza conclusa con Dio sarà benedetto; se la trasgredisce, sarà castigato.
Con la forza, Giosia centralizza a Gerusalemme il culto di tutto il territorio di Giuda, secondo la legge dell’unità del santuario (Dt 12).
Questo è un momento spiritualmente molto forte per il popolo e l’autore sacro esprime nei confronti di questo re tutto il suo apprezzamento: “Prima di lui non era esistito un re che come lui si fosse convertito al Signore con tutto il cuore e con tutta l’anima e con tutta la forza, secondo tutta la legge di Mosè; dopo di lui non ne sorse un altro simile” (2 Re 23, 25).

Conclusione dei Libri dei Re
I due libri, a parte la fine di Davide, la storia di Salomone e il ciclo del Profeta Elia, offrono notizie assai schematiche dei vari re, con un giudizio complessivo sul loro comportamento religioso.
Essi devono essere letti nello spirito con cui sono stati scritti, come una storia di salvezza.
L’ingratitudine del popolo eletto, la rovina successiva delle due frazioni della nazione sembrano mettere in scacco il piano di Dio; ma c’è sempre, a salvare l’avvenire, un gruppo di fedeli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal, un resto di Sion che si mantiene fedele all’alleanza.
La stabilità delle risoluzioni divine si manifesta nella sorprendente permanenza della discendenza davidica, depositaria delle promesse messianiche, e il libro si chiude con la grazia fatta a Joachin, come con l’aurora di una redenzione.
1 e 2 Cronache    (Libri Storici)

I Libri delle Cronache sono da molti considerati di pesante lettura a causa di tutte le genealogie che contengono e perchè presentano lo stesso materiale dei Libri dei Re.
Ma uno sguardo più attento rivela l’importanza di queste Cronache.
Per una adeguata comprensione del testo occorre tener presente che la Bibbia è stata scritta con un intento religioso, e non come trattato politico o storico.
Questo non significa che non contenga vicende storiche o che i fatti riferiti non siano veri, ma che quanto viene riferito ha una sua motivazione principalmente religiosa.
L’importanza delle genealogie va ricercata nel fatto che il futuro Messia sarebbe stato una persona umana. E questi elenchi documentano la storia familiare del popolo di Dio nel suo insieme, dal quale doveva discendere il Messia, nonchè della sua famiglia in particolare.
Le genealogie sono dunque importanti anche perchè mostrano la fedeltà di Dio attraverso i secoli e le sue promesse possono essere verificate.
I Libri delle Cronache trattano la storia di Giuda più diffusamente di quella di Israele. Questo perchè è in Giuda che si trova la famiglia di Davide, dalla quale sarebbe venuto il Messia.
Il regno settentrionale di Israele viveva praticamente in uno stato di anarchia, con assassinii e ribellioni all’ordine del giorno.
In Giuda invece esisteva una certa stabilità, con regnanti che appartenevano alla stessa dinastia.
Le Cronache spiegano questa situazione con la fedeltà a Dio mantenuta dal regno meridionale e con l’apostasia prevalente del regno settentrionale.
E questo nonostante che Dio inviasse proprio al popolo del Nord un profeta dopo l’altro per indurlo al ravvedimento. Ma non c’era una risposta, una considerazione positiva e la distruzione del regno del Nord nel 722 A.C. fu dovuta alla sua testardaggine e durezza di cuore.
Notevole rilievo è dato anche agli aspetti religiosi della storia di Giuda. Molto spazio è dedicato al Tempio, al culto, ai sacerdoti, e ai Leviti, e vengono sottolineate le riforme religiose messe in atto da Ezechia.
Le Cronache presentano alcuni importanti temi teologici.
In primo luogo si nota la centralità del culto. Molto spazio è dedicato al Tempio, perchè esso doveva occupare un posto centrale nella vita del popolo di Dio.
Lo stesso principio è valido anche oggi: dove il culto è assente o praticato superficialmente, sia a livello personale che nazionale, la morte spirituale sta in agguato con grande facilità.
Secondo, è messa in evidenza la fedeltà di Dio.
In tutto il periodo in cui il comportamento della nazione non meritava altro che castighi, Dio tenne fede alle promesse fatte al suo popolo.
Ma Dio tiene fede ancor oggi ai termini della Alleanza stipulata con i suoi fedeli nel sangue di Cristo.
Terzo, la giustizia di Dio è anche troppo palese.
Per quanto gli dispiacesse di doverlo fare, Dio non aveva altra scelta che punire il suo popolo. Dio non ha favoriti: tutti saranno benedetti e castigati con lo stesso metro sulla base del comportamento personale e collettivo.
Infine è evidenziata la necessità della vigilanza continua.
Troppo spesso ci preoccupiamo di ciò che potrebbe accadere o del domani. Ciò che dobbiamo fare invece è vigilare oggi.
Israele e Giuda non hanno mai imparato questa lezione, e la conseguenza fu la loro distruzione.
Noi possiamo risparmiarci questa sorte se riusciremo a imparare dal loro tragico esempio.

I Libri delle Cronache comprendono il seguente materiale:

1 – Genealogie da Adamo a Saul          (1 Cr 1,1-9,34)
2 – Vita di Saul                     (   “   9,35-10,14)
3 – Vita e regno di Davide                     (   “   11,1-21,30)
4 – Organizzazione del governo
di Davide                     (   “   22,1-27,34)
5 – Morte di Davide e ascesa al trono
di Salomone                     (   “   28,1-29,30)
6 – Vita e regno di Salomone                 (2 Cr 1,1-9,31)
7 – Storia di Giuda                 (   “   10,1-36-21)
8 – Nota sulla Persia                    (   “   36,22-23 )

1 Cr cc. 1-9: questi primi 9 capitoli sono composti quasi esclusivamente di liste genealogiche.
Le genealogie di Gen 1-12 fanno capo ad Abramo; quelle di 1 Cr terminano invece con Saul, preparando in tal modo la storia di Davide, l’eroe principale del cronista.

c. 17: il cronista riporta quasi testualmente la profezia di Natan di 2 Sam 7, che ha per lui una importanza capitale: essa esprime l’alleanza con Davide e la permanenza della sua dinastia, depositaria delle promesse messianiche.

c. 18: della grande narrazione di 2 Sam 9 – 1 Re 2 sul regno di Davide, il cronista non ha ritenuto che le vittorie, omettendo le discordie interne e la storia tragica della famiglia reale: adulterio di Davide e nascita di Salomone, uccisione di Amnon, rivolta di Assalonne, opposizione di Seba, intrighi di Adonia. Il cronista evita tutto ciò che potrebbe offuscare l’immagine del suo eroe e prepara l’affermazione che Davide non doveva costruire il tempio perchè era stato un uomo di guerra (22,8; 28,3).

29,10-19: in questa bella preghiera, Davide fa risalire a Dio l’origine dei doni che sono stati presentati per il tempio. Questi gli vengono resi mediante un’offerta la cui sincerità è gradita a Dio (v.17).
E’ una vera preghiera di offertorio.

2 Cr cc. 1-9: i capitoli in oggetto non considerano del regno di Salomone che la costruzione del tempio, con cui si porta a termine l’opera intrapresa da Davide. Le ombre del regno sono ignorate e si insiste sulla ricchezza e sulla gloria di Salomone, frutto della benedizione divina.

Conclusione dei Libri delle Cronache.

I due Libri delle Cronache costituiscono un’opera unica, che riconsidera la storia del popolo di Dio come espressione e realizzazione della teocrazia in una comunità eminentemente religiosa, portatrice di salvezza.
Dopo una introduzione composta di elenchi genealogici, l’autore riprende la storia dei Re Davide e Salomone, mettendo in risalto le migliori qualità dei due monarchi e le loro benemerenze verso il culto.
La storia dei dodici successori di Salomone sul trono del regno di Giuda fino alla sua rovina (587 A.C.) è vista sempre sotto un’angolazione religiosa.
In tal modo risulta il tema della dinastia davidica, sulla quale converge il disegno di Dio tendente a valorizzare l’alleanza con Israele come impegno profondamente religioso del popolo, espresso in un culto il più possibile spirituale.