Testimonianza (dMP)

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Anche noi come Giovanni Battista dobbiamo diventare testimoni.

Giovanni chiama Gesù l’agnello di Dio. Questo appellativo deri-va dai profeti che parlano del Messia come di un agnello condot-to al macello. In particolare Isaia (53) descrive Gesù come colui che prende su di sé il peccato. È un riferimento anche al sacrifi-cio espiatorio che consisteva nel cacciare un agnello dall’accampamento dopo averlo caricato dei peccati di tutti. È il famoso capro espiatorio che ancora nominiamo. C’è anche un rimando all’agnello mangiato dagli ebrei la notte della fuga dall’Egitto, il cui sangue segnava gli stipiti delle porte dove l’angelo della morte non doveva entrare per uccidere i primoge-niti. Ha una grande importanza l’ultima frase detta dal Battista: io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio. Noi conosciamo Gesù grazie alla testimonianza di Giovanni Bat-tista, degli apostoli e dei discepoli che lo incontrarono sulla ter-ra. L’Apostolo Giovanni nella sua prima lettera dice di annun-ciare il Verbo che lui ha udito, visto e toccato. Un riferimento ai sensi che dà l’idea di una familiarità profonda e di una realtà. I racconti di questi testimoni furono il veicolo della conoscenza di Gesù delle prime generazioni di cristiani e lo sono anche per noi, ma l’incontro che oggi facciamo col Maestro si avvale anche della testimonianza dei nostri contemporanei. Infatti il Cristo non è solo un personaggio storico, nato ai tempi di Augusto e morto ai tempi di Ponzio Pilato, ma è il Risorto, è vivo e si lascia incontrare anche da noi. Ogni volta che celebriamo messa fac-ciamo memoria, riviviamo i fatti della passione morte e resurre-zione di Gesù, che poi si rende visibile e tangibile nel pane e nel vino, corpo e sangue suoi. Ecco allora che noi ne facciamo espe-rienza, il nostro diventa un incontro personale, che si rinnova nella comunione, nei sacramenti e nella preghiera. Io sono di-ventato sacerdote perché ho incontrato Gesù, lui è entrato nella mia vita e mi ha chiesto di consacrarmi. Non con la voce, ma at-traverso persone, avvenimenti e stando vicino a me nella mia preghiera. Per cui ve lo testimonio, lo conosco, è il mio Salvato-re. Quindi come io sono stato guidato dalla testimonianza dei miei maestri, ora cerco di suscitare il desiderio di incontrarlo nelle persone che mi sono affidate. Anche voi dovete essere te-stimoni, coi figli, i familiari, gli amici, chi incrociate sul vostro cammino. Questo è essere chiesa.

LA SETTIMANA 2020
Num. 971 del 19 gen 2020
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Num. 4 - Dic 2019
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