Tobia, Giuditta, Ester

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 Il Libro di Tobia

Il libro di Tobia è una fantasiosa storia familiare che vuole dimostrare la cura che Dio ha per i singoli individui.
La storia si inquadra nel periodo dell’esilio babilonese e ha come protagonisti Tobi, diventato accidentalmente cieco, e suo figlio Tobia.
Tobi prega di poter morire, mentre nello stesso tempo una giovane di nome Sara prega di essere liberata dal demonio Asmodeo che le ha ucciso ben sette mariti la notte stessa delle nozze.
Dio risponde alla preghiera di entrambi, inviando l’angelo Raffaele, che appare in veste di un giovane di nome Azaria.
Raffaele manifesta e nasconde nello stesso tempo l’azione di Dio di cui è lo strumento.
Qui sono contrapposti angeli buoni e angeli cattivi.
In questa realtà è inserita la vita dell’uomo; ma queste forze rivelano la loro ostilità quando l’uomo trasgredisce le leggi.
In questo modo si salva la libertà dell’uomo che mai può essere in balia del demonio, a meno che non sia lui a volerlo, perchè Dio veglia costantemente su di lui.
Tobia intraprende un viaggio con Azaria e, dietro suo consiglio, conserva il cuore, il fegato e la bile di un pesce pescato nel fiume Tigri.
Tobia quindi sposa Sara e, la notte delle nozze, brucia il cuore e il fegato del pesce per scacciare il demonio Asmodeo.
Al suo ritorno a casa, Tobia unge con la bile del pesce gli occhi del padre, che ricupera la vista.
La lezione contenuta nel libro è che Dio ha cura dell’uomo e ne esaudisce le preghiere, con l’invito a riconoscere questa provvidenza quotidiana, questa prossimità compassionevole del Signore.
Il libro si ispira a modelli biblici, soprattutto ai racconti patriarcali della Genesi.
Sembra che sia stato scritto verso il 200 A.C.

 Il Libro di Giuditta

Il libro di Giuditta e’ la storia fantasiosa di un’eroina che grazie al suo interessamento salva il paese.
Durante l’invasione di Israele da parte dell’esercito di Nabucodonosor, Giuditta si presenta nell’accampamento nemico col pretesto di voler rivelare importanti segreti militari.
Grazie al suo fascino e alla sua astuzia, riesce ad accaparrarsi la fiducia del generale Oloferne e poi lo uccide dopo un banchetto privato. Rimasta infatti sola con l’uomo d’armi ubriaco, gli mozza la testa.
L’esercito nemico si ritira preso dal panico, il loro accampamento è abbandonato al saccheggio, e Giuditta e tutto il popolo lodano Dio per la liberazione.
Grazie a Giuditta si registra questa vittoria del popolo eletto sui nemici; Oloferne infatti era incaricato di tutto sottomettere al re, e di distruggere ogni culto che non fosse quello di Nabucodonosor stesso divinizzato.
Sembra che l’autore sacro abbia moltiplicato volutamente le distorsioni e gli errori per sviare l’attenzione da un contesto storico preciso e attirare invece tutto l’interesse sul dramma religioso e sul suo epilogo.
Oloferne, luogotenente di Nabucodonosor, rappresenta le forze del male; Giuditta, il cui nome significa “la giudea”, rappresenta la parte di Dio, identificata con quella della nazione: Dio è presente in mezzo al suo popolo che soffre, e combatte per lui.
Anche questo libro, come quello di Tobia, appartiene a un genere letterario che corrisponde più alla novella edificante che a una vera e propria storia, considerata anche l’indifferenza per le precise informazioni storiche e cronologiche.
Il libro fu pubblicato verso la fine del II° secolo.

 Il Libro di Ester

Il libro di Ester narra una semplice storia ambientata in Persia, dove si trovano ancora i Giudei che non avevano fatto ritorno in Palestina dopo l’editto di Ciro.
Per oltre mille anni infatti, la più grande concentrazione di Ebrei al di fuori della Palestina fu nella regione dove i loro antenati erano stati portati in esilio.
Il re persiano Assuero aveva sposato una Giudea di nome Ester; un giorno essa venne a conoscenza di un complotto ordito da Aman, il primo ministro, per sterminare tutti gli Ebrei.
Le iniziative di tipo genocida nell’antichità erano assai diffuse, ma non sono mai terminate del tutto, perchè si registrano ancora anche ai giorni nostri, in regioni diverse del pianeta.
Quando Ester e suo zio Mardocheo svelarono il complotto di Aman al re Assuero, Aman fu deposto e sostituito da Mardocheo.
Tutti quelli che avevano preso parte al piano fallito furono condannati e i Giudei evitarono lo sterminio.
Per commemorare l’avvenimento fu istituita la festa chiamata Purim.
L’innalzamento di Mardocheo e di Ester e la liberazione che ne nasce ricordano la vicenda di Giuseppe, prima oppresso e poi esaltato per la salvezza del suo popolo.
Nel racconto della Genesi su Giuseppe, Dio non manifesta con segni esteriori la sua potenza, eppure guida gli eventi.
Allo stesso modo nel libro di Ester, che evita di nominare il nome di Dio, è la Provvidenza che conduce tutte le peripezie del dramma.
I protagonisti lo sanno, e ripongono in Dio tutta la loro fiducia, e Dio realizza il suo piano di salvezza anche se vengono meno gli strumenti umani da Lui scelti (cf. Ester 4,13-17).
Dalla lettura di questo libro ci si può rendere conto delle difficoltà incontrate dal disegno divino di salvezza per giungere alle vette luminose della rivelazione evangelica.

Spunti teologici:
Questo libro non contiene alcun elemento di una certa importanza e in esso Dio non viene mai nominato.
Il contenuto religioso tuttavia è presente: si trova sotto la superficie anzichè essere palese.
Il punto principale è che la vita ordinaria non è dopotutto così ordinaria, ma piena di significato.
Gli eventi sono inquadrati in uno schema normale di causa ed effetto, uno schema però che è tutto intessuto dei segreti piani di Dio.
Le scelte umane rivestono grande importanza e hanno profonde radici, sia nel bene che nel male.
Il libro di Ester ci ammonisce: guardatevi attorno e non lasciatevi ingannare dalle apparenze; accadono più cose di quello che pensate.

Il libro ha il seguente schema:
1) Ester diventa regina             1,1-2,23
2) Complotto di Aman            3,1-15
3) Scoperta del complotto        4,1-7,10
4) Il coraggio di Ester            8,1-10,