Trinità (dMP)

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Nella Trinità possiamo trovare la nostra immagine e somiglianza con Dio.

Isaia paragona Dio al vasaio e l’uomo al vaso che Egli crea. Domanda il profeta: Un oggetto può dire del suo autore: «Non mi ha fatto lui»? E un vaso può dire del vasaio: «Non capisce»? (Is 29, 16b). Così è per ogni creatura. Non avremmo la pos-sibilità di conoscere Dio, se non fosse Lui stesso a rivelare qualcosa di sé e, in ogni caso, quello che possiamo sapere non può essere tutto, vista l’incolmabile distanza tra noi e l’Infinito. Inoltre questa limitata conoscenza riguarda una realtà del tutto superiore a quello cui possiamo avere ac-cesso e che quindi ha caratteristiche assolutamente incon-suete. Noi non adoriamo tre dei, ma un solo Dio che non è limitato da nessuna forma e dunque è singolare e plurale allo stesso tempo, perché non ha numero, è il Tutto. Noi possiamo avere un rapporto con Dio, non tanto perché sap-piamo trovarlo, ma piuttosto perché Lui cerca noi. Le per-sone della Trinità rivelano i modi in cui Dio si lascia cono-scere. Il Padre è il creatore che dà origine all’universo e ne stabilisce le leggi. Mosè sulla montagna riceve i comanda-menti da Colui che governa tutte le cose e si prostra davanti a Lui. Il peccato originale è l’incapacità di riconoscere la maestà divina. È l’arroganza del vaso che rinnega il vasaio. Questo vuol dire essere un popolo di dura cervice, cioè gente che non sa piegare la testa e crede di non dipendere da nes-suno. Mosè nella sua preghiera fa appello a quella miseri-cordia che Dio stesso gli ha appena annunciato. Senza di essa saremmo cancellati, ma il Signore vuole salvarci, non condannarci e per questo non si contenta di mandare i pro-feti a esortare il suo popolo, ma Lui stesso si fa uomo. Ecco la seconda persona della Trinità: Gesù, l’uomo-Dio. Il Mes-sia è l’incarnazione dell’infinita misericordia del Padre, che ci offre un appiglio sicuro per essere portati in cielo: chi crede nel Figlio è salvato. Il suo sacrificio diventa espiazione perpetua dei peccati dell’umanità. La presenza di Dio nella storia, cioè nel nostro presente, continua con l’Eucarestia, il suo corpo e il suo sangue, ma soprattutto con il dono dello Spirito Santo, terza manifestazione personale di Dio, su cui abbiamo riflettuto domenica scorsa. Le tre Persone sono le-gate e unite dall’amore e in questo meraviglioso abbraccio Dio vuole attirare anche noi. Questa è la Trinità, un Dio da amare, un Dio che ci ama. Mettiamoci allora in ascolto, chie-diamogli di manifestarci la sua presenza e di darci la grazia di incontrarlo.

LA SETTIMANA 2020
Num. 981 del 21 giu 2020
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